Una sintesi del dibattito sulla geografia: un bilancio di riconoscimenti e incertezze nella scuola secondaria.

di Paola Pepe

Che tipo di considerazione ha attualmente la disciplina geografia, lo si può dedurre dal dibattito parlamentare e dalle dichiarazioni pubbliche dei rappresentanti del MIM. Nel 2023 il ministro Valditara prendeva una posizione sulla geografia nei licei in risposta ad una interrogazione parlamentare della senatrice Mennoni. Parlando delle future indicazioni nazionali il ministro dichiarava:

“al riguardo, intendo chiarire che per me la scuola deve sviluppare nelle studentesse e negli studenti un pensiero critico con cui affrontare la complessità del nostro tempo in un mondo in continuo cambiamento.

A tale scopo, risulta centrale lo studio della storia e della geografia, che fornisce gli strumenti cognitivi necessari per capire da dove veniamo, chi siamo e dove vogliamo andare. Non vi è dubbio infatti che, per comprendere e definire il ruolo che intendiamo ricoprire, sia come individui, sia come comunità, sia indispensabile approfondire lo studio delle culture dei periodi che hanno maggiormente caratterizzato la nostra civiltà, come pure conoscere società, economie, istituzioni e cultura dei Paesi moderni”

Fonte: SENATO

E’ stata più volte riportata dalle cronache anche la dichiarazione d’intenti del ministro di gennaio 2025 di superare l’uso della parola “geostoria” che viene usata comunemente per indicare l’insegnamento di storia e geografia al liceo (ai soci AIIG non finiremo mai di ricordare l’assenza di questa parola nei documenti ministeriali e l’uso comune che è diventato prassi senza alcun riferimento normativo).

Prima ancora ci aveva pensato la sottosegretaria all’Istruzione ed al Merito Paola Frassinetti a sollevare pubblicamente la questione, in un’intervista ad Orizzonte scuola del 30 maggio 2024 mettendo in discussione la parola “geostoria” in vista di una separazione reale delle due discipline storia e geografia al biennio dei licei.

Un intero triennio nel quale sporadiche dichiarazioni si sono succedute in attesa che venisse data concretezza alla separazione di geografia al liceo. Una serie di notizie riportate dai media intorno al 22 aprile 2026 considerano questa separazione già operativa, anche se l’unico riferimento è attualmente una frase inserita nelle indicazioni nazionali del liceo che ancora non sono ufficiali.

E cosa succede invece, nel comparto degli istituti tecnici e professionali?

Per anni abbiamo avuto la sensazione che la geografia fosse una disciplina la cui autonomia non è data per scontata, ridotta fortemente a partire dal 2010, richiamata solidamente nelle competenze, presente nei profili in uscita, ma con una presenza ridicola nei quadri orari, trascurata persino nelle attribuzioni, che invece sono fondamentali perché sono i docenti specializzati a svilupparla, aggiornarla, progettarla, renderla efficace.

Una sensazione diventata certezza a marzo 2026 quando viene rivelato il contenuto della riforma dei tecnici che sembrano viaggiare su un binario la cui ispirazione è un modello di didattica che favorisce l’accesso al mondo del lavoro nel comparto delle aziende.  Per questo tipo di didattica si è fatta la scelta di indebolire e marginalizzare la geografia, con corsi di pochissime ore e materie specialistiche come geografia turistica e geografia economica solo accennate al biennio. Una scelta che rischia di farle risultare del tutto inefficaci e in aperta contraddizione con il profilo in uscita.

Negli ultimi mesi ci sono stati parlamentari che hanno fatto emergere le più evidenti contraddizioni utilizzando lo strumento delle interrogazioni parlamentari. Come AIIG li abbiamo sostenuti e supportati, eppure le risposte che sono state date spostano l’attenzione centrando il focus non sul ruolo della geografia, ma piuttosto sul problema contingente del lavoro dei docenti, “che non perderanno la titolarità”. Ma alle studentesse, agli studenti, alle cittadine, ai cittadini di questo Paese che scuola si sta offrendo? La visione sottesa alla riforma richiama la logica aziendale ma in quale mercato è situata? Si accorge dell’orizzonte internazionale? Vuole davvero che le ragazze e i ragazzi diventino imprenditori? Che contribuiscano con nuove e sensate idee? Che conoscano gli spazi, le risorse, gli ambienti, le società, le culture, i mercati locali e internazionali?

L’interrogazione Floridia-Pirondini al Senato:

L’interrogazione richiama alcuni nodi che l’AIIG segnala da tempo: la frammentazione della disciplina, la difficoltà di costituire cattedre interne, il carico inusuale di classi e studenti per i docenti di geografia, l’incertezza sulle attribuzioni, il rischio che ore di geografia siano assegnate in atipicità a classi di concorso non specificamente formate nella disciplina. Il problema della A021 viene posto non come rivendicazione corporativa, ma come questione di qualità dell’offerta formativa. La senatrice Floridia dice:

“La geografia rischia sempre più di far lezione di fronte a dei banchi vuoti”

L’interrogazione Manzi alla Camera:

La seconda interrogazione è quella presentata alla Camera dall’onorevole Irene Manzi, n. 4-07398.

Anche in questo caso la questione è ispirata ad istanze dell’AIIG e formulata con grande chiarezza. Si chiede al Ministero quali criteri siano stati adottati per la definizione dei nuovi quadri orari e quali siano le ragioni di una riduzione così netta delle ore di geografia.

L’interrogazione entra nel merito di alcuni aspetti decisivi: la riduzione del monte ore nel quinquennio, la situazione degli istituti professionali, la difficoltà di costituire cattedre interne, il caso del settore tecnologico-ambientale, la riduzione in indirizzi come “trasporti e logistica”, la soppressione dell’insegnamento di geografia turistica nel triennio dell’indirizzo Turismo.

Le richieste rivolte al Ministero riguardano tre piani: la definizione delle classi di concorso, l’adozione di misure normative di mitigazione e la tutela dell’organico presente.

La scheda ufficiale della Camera risulta, al momento, ancora “in corso” ma c’è una risposta sugli istituti tecnici orientata a tranquillizzare i docenti. La sottosegretaria Paola Frassinetti dice:

nessun docente perderà la titolarità della cattedra in conseguenza dell’attuazione della riforma”

FONTE: Camera

L’interrogazione Ghirra-Piccolotti e la risposta del Ministro Valditara

La terza interrogazione, a prima firma Ghirra e Piccolotti è stata discussa in VII Commissione Cultura della Camera.

Vengono segnalati tutti i casi di riduzione della geografia, le ricadute sui posti di lavoro, l’impoverimento dell’offerta formativa e della didattica. La richiesta posta al Ministro è netta: sospendere l’applicazione del decreto per l’anno scolastico 2026/27 e ridefinire la riforma degli istituti tecnici rivedendo i quadri orari previsti dal decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026.

La risposta resa dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in VII Commissione Cultura della Camera esclude la sospensione della riforma, motivando tale scelta con la necessità di non pregiudicare l’attuazione del PNRR e la corresponsione dell’ultima rata del Piano. Il Ministro ha però affermato che la riforma non comporterà la perdita della titolarità della cattedra per alcun docente e ha richiamato alcuni strumenti di accompagnamento che sono stati messi a punto: il decreto sulle classi di concorso, la conferma delle attribuzioni dell’area di istruzione generale nazionale, la nota del 19 marzo 2026 sull’utilizzo equilibrato della quota di autonomia nel primo biennio, la necessità di un emendamento al decreto-legge PNRR e l’adozione di specifiche Linee guida per la progettazione dei curricoli di istituto.

È una risposta importante, ma non risolve tutti i nodi. Uno per tutti, il fatto che la definizione degli organici è stata pubblicata prima che venissero rese note le corrispondenze con le classi di concorso. Il punto più controverso per la A021, non è soltanto evitare la perdita della titolarità nell’immediato. Il punto è capire se la geografia continuerà ad avere uno spazio disciplinare riconoscibile, stabile, coerente con i risultati di apprendimento dichiarati dai nuovi ordinamenti.

Come AIIG continueremo a seguire l’evoluzione della riforma, a documentare le ricadute sulla classe A021 e a chiedere che la geografia sia riconosciuta davvero.