Cambiare tutto dicendo di non aver cambiato niente
di Paola Pepe
Dopo quasi due mesi di pubbliche proteste, oggi Repubblica, edizione di Bologna, fa emergere una voce proveniente dal palazzo ministeriale che si esprime in favore della riforma dei tecnici sostenendo che la protesta è minoritaria, che non ci sono tagli di cattedre e che «Gli indirizzi sono rimasti immutati, quindi in nessun modo si viene meno al patto educativo». Un’opinione autorevole che arriva dal Capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione del Ministero dell’Istruzione e del Merito, la dott.ssa Carmela Palumbo.
Eppure la riforma degli istituti tecnici è caratterizzata da scelte “tecniche” nella riorganizzazione dei percorsi che non corrispondono a quanto previsto dai risultati d’apprendimento. Il miglioramento degli istituti tecnici si dovrebbe misurare fra le altre cose in termini di internazionalizzazione, digitalizzazione, transizione ecologica e innovazione, tutti obiettivi che richiederebbero strumenti interpretativi del mondo attuale e quindi più geografia. Invece in modo inspiegabile il provvedimento penalizza ancora la geografia (dopo la ben nota e criticata riforma del 2010) stravolgendone la natura e peggiorando ulteriormente la situazione di sofferenza della classe di concorso A21.
La geografia nella riforma degli istituti tecnici viene trattata come disciplina-jolly: ne esce frammentata, cambia nome, natura e collocazione; un terzo del monte ore del biennio passa alla quota di flessibilità. Solo all’istituto tecnico per il turismo la geografia turistica viene dimezzata e spostata dal triennio al biennio. Tutto questo, se confrontato con l’affermazione secondo cui “gli indirizzi sono rimasti immutati”, suona come una beffa.
Non stupisce, quindi, che di fronte a questo spezzatino complicato costituito da un’ora di geografia nell’area generale, un’ora di geografia economica o turistica nell’area di indirizzo ed eventualmente un’ulteriore ora di geografia (solo se deliberata dal collegio dei docenti) condito dalla salsa dell’assenza ad oggi, di regole di assegnazione chiare e trasparenti, alcune scuole abbiano interpretato in modo difforme le indicazioni ministeriali, non tenendo conto neanche della circolare del 19 marzo che la stessa Palumbo ha concepito.
Ne deriva una gravissima situazione disomogenea: l’assegnazione della geografia alla classe di concorso A-21, che dovrebbe rappresentare la scelta più coerente e legittima, non è garantita in modo uniforme. Al contrario, non mancano casi di attribuzione ad altre classi di concorso, come A-12 e A-50, in assenza di riferimenti normativi espliciti e trasparenti. Abbiamo già avuto segnalati casi di perdita di titolarità di docenti A21 nonostante tutte le potenziali rassicurazioni del ministero.
Una serie di scelte controverse che hanno un peso sulla preparazione delle studentesse e degli studenti e che andrebbero spiegate meglio a tutti i cittadini. Attualmente il mim non ha ritenuto di spiegare i cambiamenti in conferenze di servizio per dirigenti e docenti che stanno subendo una riorganizzazione di tempi e metodi di lavoro non discussi con le parti sindacali e senza strumenti legislativi completi. A breve dovremo procedere all’adozione dei libri di testo e poi dovremo rivedere radicalmente i piani di lavoro di geografia senza indicazioni. Due discipline con pochissime ore e due valutazioni. Ma questo è un problema nostro, a quanto dice il MIM non è cambiato niente.
