Geografia. Il futuro in una notte

MEMO ha incontrato il professor Riccardo Morri, responsabile dell’iniziativa “I Colori della Geografia”, per parlare del futuro di una materia in bilico tra la necessità di essere riconosciuta e le gravi difficoltà occupazionali di chi la studia.

Riportiamo il testo integrale dell’articolo che può essere trovato qui.


In occasione della Notte Europea della Geografia, che si svolgerà oggi con moltissimi eventi in tutta Italia, MEMO ha incontrato il professor Riccardo Morri, responsabile dell’iniziativa “I Colori della Geografia”, per parlare del futuro di una materia in bilico tra la necessità di essere riconosciuta e le gravi difficoltà occupazionali di chi la studia: “In Italia, la figura del geografo non è valorizzata dal punto di vista formativo e culturale ed eventi come la Notte Europea della Geografia hanno, tra gli altri, lo scopo di accendere la luce su una professionalità che può contribuire in maniera decisiva al governo del territorio”. Essenziale, per una narrazione così densa di sfaccettature, partire dal topic scelto: “I Colori della Geografia”.

UN ARCOBALENO DI POSSIBILITÀ

I colori che tutti abbiamo imparato a riconoscere fino dalle scuole elementari e che rappresentano l’aspetto più noto della geografia, saranno solo la base dalla quale partire per andare, ci racconta Morri, oltre “gli stereotipi del semplice cromatismo delle carte geografiche”.

“Grazie alla collaborazione con Touring Club spingeremo la narrazione più in là, legandoci all’innovazione per operare una sintesi tra passato, presente e futuro ed affiancare alla geografia classica i prodotti tecnologici più recenti”.

Un processo necessario, quello dell’aggiornamento tecnologico,  che “ci aiuterà anche ad imparare a relazionarci in maniera critica ai nostri moderni devices e non prendere come dato acquisito tutto ciò che questi ci trasmettono”.

Altro ‘colore’ della notte sarà quello dei cambiamenti climatici. Non solo nel riscontro di un territorio che muta repentinamente e diventa, spesso in maniera imprevedibile, ben altro da sé ma anche “nell’individuazione dei segni di cambiamento, intesa come prevenzione del rischio e conseguente necessità di intervento”.

Ci sarà spazio anche per la valorizzazione della diversità. Attraverso la musica e grazie al coinvolgimento di Legambiente e UNICEF Italia, verranno proposti laboratori didattici che si baseranno su partecipazione ed interattività per stimolare quella corretta educazione geografica che ci può aiutare ad interpretare la realtà che ci circonda, quella che i geografi chiamano “realtà antropica”.

ISTRUZIONE E GEOGRAFIA: UN RAPPORTO DIFFICILE

La geografia è una materia sempre più ai margini dei programmi scolastici e, soprattutto, distante dal mondo del lavoro. “Una disciplina non solo mnemonica ma attuale e spendibile che però trova resistenze politiche e burocratiche. Basti pensare che molti concorsi pubblici per la mansione di cartografo escludono automaticamente (ed inspiegabilmente) proprio i laureati in geografia”.

Riccardo Morri, Presidente dell’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia, ci parla di una criticità che comincia già dalle aule scolastiche: “La marginalità della geografia nei piani scolastici danneggia anche lo studio di altre materie. Molti insegnanti sono infatti alle prese con studenti a digiuno di regole utili per codificare nello spazio fenomeni storici, economici, sociali, politici”.

EDUCARE ALLA TECNOLOGIA

E poi c’è la tecnologia, le google maps, la geolocalizzazione e tutto ciò che uno smartphone “conosce” al nostro posto. “Se mi concentro sullo strumento, perdo di vista il semplice immergermi nella realtà, così la varietà e la complessità di tutto ciò che mi circonda rimangono schiacciate sullo schermo”.

UTOPIA

Se i Colori della Geografia saranno il topic della Notte della Geografia, a Levanto, in occasione del Festival delle Geografie si parlerà di ‘utopia’. Per il professor Morri, la più grande ‘utopia geografica’ attuale è rappresentata dal recupero di quei “soggetti collettivi che sono stati, in passato, storici protagonisti del dialogo tra comunità e territorio. Interlocutori e portavoce non solo delle realtà rurali ma anche imprenditoriali o scolastiche. Un ruolo che i nuovi geografi potrebbero ricoprire egregiamente, soprattutto nelle periferie”. Mancano oggi nei territori, le comunità,  portatrici di memoria condivisa. La prima conseguenza è la mancanza di aggregazione in contesti che sono sempre stati naturalmente solidali. Il recente caso di cronaca di Torre Maura e lasua  difficile convivenza con la comunità Rom, ci racconta come la geografia, intesa come comprensione dei fenomeni sociali caratteristici di un territorio, potrebbe essere la risposta al recupero dei meccanismi di mutualità e reciproca solidarietà. “Una comunità aperta verso l’altro, riconosciuto come simile, evita la chiusura in sé stessa e lo sviluppo di fenomeni di esclusione al suo interno”.

La geografia è ben altro quindi che lo studio di una cartina. È soprattutto comprensione di un territorio e delle sue comunità. Un Paese privato dello studio della geografia sarà sempre meno ospitale per “l’altro”. E gli altri siamo anche tutti noi.

La studio della geografia è anche questo.

Potete trovare il testo completo dell’intervista seguendo questo link: