Internalita', esternalita' e qualita' ambientale nelle politiche di sviluppo

Il concetto di internalità trova una definizione precisa e coerente solo negli anni più recenti, in relazione al valore che l'approccio territorialista assume nelle politiche di pianificazione e sviluppo; con tale termine ci si riferisce all'insieme delle potenzialità presenti in un determinato sistema territoriale, al complesso delle risorse umane, strumentali, culturali proprie di ciascuna comunità. Internalità possono definirsi non solo beni culturali ed ambientali ma anche tecniche di produzione, competenze professionali, modalità di interazione funzionali all'inserimento di attività produttive.


La Certosa di San Lorenzo a Padula, fulcro dell’organizzazione territoriale di un vasto sistema territoriale nell’ambito del contesto cilentano.

In questo modo le scienze geografiche intendono connotare di sfumature economiche il concetto di milieu locale e sottolineare le implicazioni produttive sottese alle componenti costitutive dell'identità locale. Parlare di internalità comporta la necessità di comprendere ciò che è al di fuori di esse e cosa pertanto si debba intendere per esternalità; i concetti si rivelano complementari e paralleli per cui ad una più attenta focalizzazione del primo corrisponde una maggiore chiarificazione del secondo, delineatosi successivamente e postosi attualmente come nuovo campo d’indagine e d’ interesse. La rifunzionalizzazione del patrimonio culturale si riduce a vera utopia qualora non si consideri in che misura la rete di servizi ed infrastrutture del sistema analizzato possa supportare tali fattori di sviluppo. I beni culturali, infatti, diventano risorse per l'organizzazione del territorio nella misura in cui si attui un razionale potenziamento funzionale dell'intero contesto di riferimento.
Nel decennio ormai trascorso l'interesse degli studiosi era focalizzato sull'analisi del sistema infrastrutturale di cui ciascun contesto territoriale risultava dotato e sui vantaggi che la presenza di un tessuto ben strutturato e connesso potesse apportare alla nascita di distretti industriali. Le problematiche relative al potenziamento delle infrastrutture, considerate indispensabili alla crescita dell'apparato produttivo ma inconciliabili con la tutela degli insiemi paesaggistici, sono state particolarmente sentite nelle realtà italiane maggiormente implicate nel passaggio dalla economia agricola alla economia di trasformazione.
Con il progressivo affermarsi del peso delle "esternalità" si intensificano linee di ricerca che in una prospettiva fortemente innovativa ripropongono tematiche di consolidata tradizione geografica; l'attenzione non si rivolge più al ruolo funzionale delle infrastrutture ma si guarda ad esse come "esternalità", ovvero come componenti territoriali che costituiscono la "trama" indispensabile per la valorizzazione del milieu locale.
Le distorsioni che gli atteggiamenti precedenti potevano aver prodotto vanno finalmente inquadrate entro prospettive diverse che prevedono la promozione di attività e iniziative locali che, calate nel contesto di cui sono espressione, esaltano il sistema delle internalità .
I contesti locali, infatti, si raccordano alla scala più ampia in base al ruolo che le risorse, materiali ed immateriali, possono assumere nella rete regionale, nazionale e internazionale. In tale prospettiva le esternalità, al pari delle potenzialità endogene, da struttura sovrapposta si trasformano in componente essenziale e parte integrante del paesaggio: le funzioni che se ne generano diventano, infatti, fattori propulsivi per lo sviluppo dei sistemi locali. Il sistema infrastrutturale e la rete dei servizi non si pongono più ad esaustivo supporto della crescita industriale ma si propongono come esternalità funzionali ad un ampio ventaglio di attività capaci di coniugare, nell'ottica della sostenibilità, crescita economica, sviluppo sociale, qualità ambientale e paesaggistica.
Contrariamente alla continuità di valori e significati espressi dalle emergenze locali, la rete delle esternalità è maggiormente soggetta a trasformazioni rapide che seguono e si adeguano ai mutamenti delle tecniche costruttive e delle esigenze economico-produttive. Dopo il proliferare di ricerche orientate verso la riqualificazione del patrimonio culturale e ambientale, la forte attenzione rivolta alla trama di strutture necessarie perché le potenzialità endogene possano essere valorizzate, sembra dirigere, più di recente, studi geografici di impianto territorialista in direzione di una maggiore concretezza ed incisività.


Il lago d’Averno e il litorale flegreo rivelano nelle loro forme l’originaria matrice vulcanica.

La razionalizzazione, a livello locale, del sistema delle esternalità si pone, infatti, come premessa indispensabile per ovviare alle conseguenze negative della concentrazione produttiva ed insediativa come pure ai processi di senilizzazione che precludono alla totale perdita di vitalità dei centri montani e collinari. Considerando gli orientamenti e le prospettive attuali, nei prossimi decenni probabilmente anche la ricerca guarderà piuttosto alla pianificazione delle esternalità in funzione della valorizzazione del patrimonio sedimentato negli ambienti rurali nonché della promozione di attività ad essi compatibili; i vantaggi che se ne producono per lo sviluppo di attività agricole, artigianali, zootecniche consentiranno la ripresa e la valorizzazione formale e funzionale delle sedi rurali e nel contempo ne esalteranno il patrimonio identitario. Al pari delle internalità anche le esternalità andranno pertanto innovate e potenziate in relazione al preesistente sistema di interconnessione tra i centri e nel rispetto delle “linee di forza” del paesaggio.
Ancora una volta il difficile equilibrio tra continuità ed innovazione si pone come obiettivo essenziale degli studi che mirano a coniugare analisi storico-culturale, progettualità territoriale e pianificazione paesistica.
Internalità ed esternalità sono i perni intorno ai quali ruotano studi improntati dalla visione territorialista dello sviluppo e da analisi propositive, volte a leggere le dinamiche attuali in funzione di riqualificazione e sviluppo. Si delinea, così, un proficuo terreno d'incontro tra geografia culturale e geografia economica, tra recupero delle valenze pregresse e proiezioni di queste in termini produttivi
Come valorizzare le internalità e potenziare le esternalità nell'ottica dello sviluppo locale sostenibile? Questi gli interrogativi a cui si cerca di rispondere; dopo gli elementi necessari per il riequilibrio dei sistemi territoriali si tende ad individuare soggetti cui meglio spetti il compito di agire e operare concretamente. Se sul finire degli anni '80 si è ritenuto indispensabile e sufficiente attuare politiche di decentramento amministrativo, successivamente si è imposta la necessità di promuovere invece molteplici modalità per realizzare il collegamento e l'interazione tra soggetti pubblici e soggetti non istituzionali anch'essi direttamente impegnati nella realtà produttiva. Se effettuata nella prospettiva della "governance", la sinergia tra forze locali di diversa natura giuridica può rivelarsi decisiva per lo sviluppo: il principio di condivisione delle responsabilità si configura funzionale infatti agli interventi paesaggistici e al positivo inserimento delle attività tradizionali in mercati più ampi.


Il lago d’Averno e il litorale flegreo rivelano nelle loro forme l’originaria matrice vulcanica.

Lo strumento della “governance” sembra particolarmente adatto a favorire processi di sviluppo locale, coniugando crescita economica e tutela dell'identità nella prospettiva della sostenibilità. Inadeguate ed incompatibili con le teorizzazioni indotte dall'approccio territorialista le vecchie modalità di governo basate sulla centralità amministrativa e decisionale cedono il passo alla molteplicità di convergenze che conferiscono alla governance un alto grado di autonomia che, al di là di un'ottica campanilistica integra i singoli sistemi nella rete economica mondiale. Forma innovativa che consente la concreta partecipazione delle forze territoriali alle scelte economico-produttive ed insediative, è in grado, a differenza di altri strumenti politici, di rimodellarsi su ciascun sistema territoriale a secondo delle valenze presenti come strumenti propulsivi per rispondere alle esigenze locali ma anche a quelle globali. Tale flessibilità è realizzabile attraverso la stretta collaborazione tra soggetti formali ed informali, caratterizzati tra l’altro da interessi, ruolo e personalità giuridiche diverse.
Le problematiche sollecitate dalla governance costituiscono un proficuo terreno di incontro tra le scienze geografiche e quelle economiche, politico-sociali e ambientali; sulla scorta delle esperienze già effettuate in alcuni paesi europei, si cerca di affrontare la realtà italiana per promuovere proposte concrete in aree che vivono una situazione di crisi e degrado. Gli interventi, perché qualità ambientale, tutela paesaggistica e identità culturale possano essere coniugati insieme, devono necessariamente predisporsi all'interno degli stessi sistemi territoriali, devono trarre origine e trovare rispondenza nel tessuto sociale locale.

 

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