Associazione Italiana Insegnanti Geografia

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                                                PRIMO PIANO (16 giugno 2010)
 

 Vercelli… provincia di Novara.

Di Fabrizio Finocchi (Socio AIIG Sez. Piemonte Orientale)

 

Una riflessione geografica sul possibile destino di una storica provincia italiana.

 

È terminato con un nulla di fatto, per ora, il dibattito sull’abolizione delle piccole province, misura prevista prima nel testo della manovra economica correttiva e poi nella proposta di revisione del “Codice delle autonomie locali” in discussione alla Camera. Un tentativo goffo orchestrato per motivazioni di risparmio economico. Il dibattito sull’abolizione delle province sotto i 200.000 abitanti non è nuovo però. Dal 2006 si è innescata una discussione trasversale agli schieramenti che vorrebbe un ridisegno (attraverso accorpamento) degli Enti più piccoli. L’esigenza nasce negli uffici del Ministero dell’Economia e Finanze, e ha portato al blocco dell'istituzione di nuove province e la sparizione di quelle esistenti dove nasceranno le aree metropolitane. Questa operazione è legata ad un piano triennale di razionalizzazione dei costi che prevede la “mobilità” dei dipendenti. Il progetto è stato fatto proprio anche dall’attuale Governo, con le medesime modalità d’approccio economico del problema, rappresentate nella bozza Calderoni[1] destinata a sostituire il “Testo Unico degli Enti Locali”. L'obiettivo è di limitare i costi, accorpando gli uffici, le strutture e il personale.

In questa rete economica è rimasta intrappolata la Provincia Vercelli, che è un’importante realtà storica. Ciò è accaduto per le sue dimensioni demografiche. Il territorio amministrativo attuale di Vercelli è ampio ma, formato da solo 86 comuni. Realtà che in altre aree del nostro Paese sarebbero considerate “piccoli comuni”. La provincia attuale ha una superficie complessiva di 2.087 chilometri quadrati, con una forma geografica che evidenzia l'amputazione subita dal territorio con il distacco della Provincia di Biella, avvenuto nel 1992. Il territorio provinciale in modo anomalo e unico in Italia si stringe fino ad avere poche centinaia di metri di larghezza a Serravalle Sesia e la strada di collegamento tra il vercellese e la Valsesia passa in provincia di Novara per circa un chilometro a Nord di Gattinara, con la provincia di Vercelli tiene unite le sue due parti per poche pertiche di terreno incolto.

La popolazione residente, secondo i dati forniti dalle anagrafi comunali nel 2009 è di 180.111 unità, (un quarto vive nel capoluogo) e rappresenta il 4,2% del totale degli abitanti del Piemonte, mentre la superficie della provincia è l'8,2% di quella dell'intera regione[2].

Vercelli prima della divisione da Biella aveva una competenza territoriale su 221 comuni, una popolazione di 382.778 abitanti, una superficie di 3.607,01 chilometri quadrati. Proprio la nascita di Biella è il fattore scatenante della crisi attuale. Del resto quella separazione aveva cause molto lontane, perchè in epoca fascista, quando furono riordinate le circoscrizioni alcune di queste costituivano evidenti forzature con la pretesa di assemblare territori e comunità del tutto eterogenee tra loro.

Si fatica a capire cosa unisce le risaie di Arborio e Desana con le vette innevate del Monte Rosa, le casette walser di Alagna con le fabbriche tessili di Biella, i castagneti della Serra di Ivrea e le golene del Po a Trino. [3]  Il criterio seguito nel 1927 sembrava quello di individuare un capoluogo e costruirvi intorno, quasi a compasso, una provincia che avesse sufficiente estensione territoriale e consistenza demografica; una “provincia funzionale” preferita a quella di provincia storica o geografica.

Occorre però rilevare un’anomalia importante; nel 1992 nascevano otto realtà “per secessione”[4] dalle vecchie province d’appartenenza, ma solo su questo territorio l’area che si separava aveva più abitanti della provincia madre. Biella contava in quel momento 10.000 abitanti più di Vercelli e un territorio meno vasto e dispersivo, 914 chilometri quadrati contro i 2.088 di Vercelli, meno strade da gestire e una minor giacitura montana. Un’ulteriore anomalia era rappresentata dal fatto che, unico caso in Italia, il P.I.L. della provincia madre era inferiore a quello della nuova creatura amministrativa (Biella 126,1 contro i 112,3 di Vercelli) e così anche per  il tasso di disoccupazione, più del doppio (Biella 3,5 contro il 7,4 di Vercelli). Vercelli fu penalizzata anche dal punto di vista dei trasferimenti economici da parte dello Stato che dovette staccare finanziare tre miliardi di contributo, per indennizzare che la divisione avvenne in conformità a criteri che tenevano conto quasi esclusivamente della popolazione e in minima parte del territorio. Da questa proporzione Vercelli è stata sconfitta. Ha una popolazione sostanzialmente uguale a quella di Biella, su un territorio quasi doppio. A questa situazione iniziale i problemi si sono sommati e la parcellizzazione del territorio ha reso poco competitivo il tessuto produttivo classico (in particolare quello industriale).

I nodi già evidenti vent’anni orsono sono venuti al pettine ed oggi Vercelli paga il prezzo definitivo della “secessione” del 1992.

Non è una novità neppure questa. Vercelli dal 1428 per volontà d’Amedeo VIII di Savoia era una Divisione Amministrativa comprendente anche Biella e Casale. Il Regio Decreto n. 3702, del 1859, voluto dal Ministro dell'Interno sabaudo, Rattazzi, ridisegnò la geografia amministrativa dello Stato. Erano istituite quattro sole province in Piemonte. Finivano così di esistere alcune entità amministrative antiche e fortemente radicate nella storia delle popolazioni locali come Vercelli, Asti e Biella. Nel Piemonte di Nord-Est prendeva vita la Provincia di Novara (comprendente Vercelli, Novara, Biella e Verbano-Cusio-Ossola). Il Decreto Rattazzi fu una doccia fredda per i vercellesi che si erano visti consegnare alla Provincia di Novara. In particolare, se la questione non mutava particolarmente la vita degli abitanti dei piccoli comuni rurali, i cittadini della città di Vercelli reagirono male. Qui si persero una serie di servizi fondamentali, alcuni uffici pubblici furono chiusi e gli abitanti da sempre abituati a vivere in un capoluogo, dalla grande storia, che era stata la prima diocesi del Piemonte grazie all'opera di Sant'Eusebio e la seconda sede universitaria italiana dopo Bologna, trovarono intollerabile una simile degradazione. Ne seguirono anni di proteste. Vercelli rinasce nel 1927, con il riordino fascista già citato in precedenza. Nel settembre del 1925 il Duce visita Vercelli e in quella sede gli agrari vercellesi, spina dorsale del Partito Nazionale Fascista in Piemonte svolgono una pesante azione di pressione politica. Si è in piena “battaglia del grano” e Benito Mussolini ha gran sensibilità per il mondo agricolo. Proprio a seguito di una decisione autonoma del Duce, per galvanizzare il mondo risicolo impegnato a produrre riso e cereali per la Patria, il 6 dicembre 1926, la provincia di Vercelli venne re-istituita.[5]

Oggi da più parti si chiede di tornare all’assetto voluto da Rattazzi nel Piemonte orientale. In questo disegno conta la politica. Il Presidente della Giunta Regionale Roberto Cota non ha speso una parola in questi giorni per salvare la vita a Vercelli, arrivando a concepire di abolire una provincia storica, che esiste nell’immaginario delle persone, prima che nella burocrazia. Lo ha fatto per ragioni geopolitiche. Ora che è Presidente della Giunta, Cota si rende conto di quanto sia difficile per un non torinese governare la complessità di Torino, la prima provincia del Piemonte, un’area “rossa” di quasi due milioni d’abitanti. È impossibile far sentire le ragioni del Piemonte orientale provenendo da un territorio che annovera la seconda città del Piemonte, ma conta poco meno di trecentomila abitanti. Si rischia che (nuovamente) la maggior parte delle risorse economiche siano “ingoiate” da Torino. Per evitare questo il Presidente e i suoi collaboratori vaticinano il ritorno alle province esistenti prima del 1927, con una “Grande Novara” (che incorporerebbe Vercelli, Biella e VCO) di quasi un milione d’abitanti. Una realtà protesa verso la Lombardia e l’Expò 2015. Un’area politicamente omogenea pronta a contendere a Torino il primato degli investimenti e delle attenzioni economiche della Giunta Regionale e del Governo. Il pericolo per l’Ente Provincia di Vercelli non è ancora terminato.

 


 

[2] <www.provincia.vercelli.it>

[3] A. G. Carrabba, “I prefetti e l’Italia delle cento province”, Instrumenta S.S.A.I., 2003, pp. 194 - 195.

[4] F. Ponzano, “La secessione delle province in Italia”, S.I.E.P., 2005.

[5]R. Ordano, “La vita politica, Cronache vercellesi 1910 – 1970”, Vercelli, Editrice La Sesia, 1972, pp. 101 - 123.

 

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