Tutela delle identità e valorizzazione dei beni culturali

Il processo di globalizzazione può rivelarsi utile allo sviluppo ma culturalmente pericoloso se comporta la perdita delle identità locali. In molte realtà urbane, al contrario, è evidente la frattura fra ambiente culturale locale, caratterizzato dalla stratificazione di usi, funzioni e valori simbolici, e aree di nuova espansione, in cui la riconoscibilità di quei valori è altamente compromessa. Le periferie urbane tendono ad uniformare le città ad una linea che potremmo definire planetaria, creando appiattimento culturale e perdita di caratteri sostanziali per il mantenimento delle identità.
I beni culturali costituiscono il prodotto di specifiche culture locali e si configurano come spazio del significato e della qualità e non come spazio della quantità e dell'assenza di significato: in tale prospettiva sono da collocare anche quei beni che, pur essendo privi di una particolare valenza artistica, sono tuttavia una valida testimonianza di forme di vita sociali in quanto luoghi dell'abitare e del produrre. In tale ottica devono esser non solo riutilizzati ma anche valorizzati.
Eppure gran parte dell' antica edilizia abitativa è soggetta a degrado oppure destinata a demolizioni o a ristrutturazioni che ne svuotano e ne stravolgono completamente i caratteri. La reintegrazione nella vita sociale di un insieme di carattere storico costituisce l'elemento fondamentale per una rinascita non solo economica ma specialmente culturale di aree attualmente degradate e alla ricerca di una nuova identità. E' necessario conservare, laddove persistono, i caratteri tipologici e figurativi che attestano originari modi di vita dell'uomo e della società e l'interazione venutasi a creare in passato tra uomo e ambiente.

Toscana, San Gimignano. In alcuni centri collinari si può ancora riscoprire il legame, la rispondenza tra forme e funzioni.
Lo sviluppo urbano degli ultimi anni non ha, infatti, snaturato l'impianto e i caratteri originari.

Oggi, al contrario, assistiamo ad alterazioni che riguardano non solo i profilo esterno degli insediamenti ma anche l'articolazione degli spazi interni, il cui recupero è essenziale per una riqualificazione sostanziale e significativa. I cambiamenti in atto non possono certamente essere anacronisticamente bloccati ma ciò non esclude che siano guidati nel rispetto della città storica risanata, innescando un processo di rivitalizzazione compatibile con le dimensioni e le caratteristiche di ogni contesto. Il patrimonio storico-culturale può trasformarsi in una risorsa economica: le nuove destinazioni d'uso possono fare assumere a strutture degradate nuovo valore e significato nel contesto urbano che riacquista l'originaria funzione di punto di riferimento per gli abitanti ed il territorio circostante.

Israele, Gerusalemme. Le forme urbane rivelano la presenza di una difficile coesistenza tra religioni diverse.

La valorizzazione di questi beni costituisce un obiettivo fondamentale non solo per la salvaguardia di un così significativo patrimonio storico-culturale, ma anche in vista di una riqualificazione di aree urbane la cui espansione negli ultimi cinquant'anni si è effettuata al di fuori di qualsiasi pianificazione, in modo spontaneo e disorganico: urbanizzazione ed incremento demografico sono all'origine di un fenomeno di crescita disordinata e disorganizzata che ha trascurato persino la realizzazione di infrastrutture essenziali e la creazione di punti di riferimento per la collettività.
Negli ultimi anni sembra essere rinnovato l'interesse per i beni culturali ed ambientali che ogni territorio custodisce attraverso progetti che mirano ad una rifunzionalizzazione: il bene diventa sede o stimolo all'inserimento di attività significative per la comunità locale e, naturalmente, riesce ad attrarre anche flussi di persone provenienti dai centri più lontani.

 

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