Verso la sostenibilità dello sviluppo

Il concetto di sviluppo sostenibile è stato proposto come fondamento della politica economica mondiale per i decenni futuri dal rapporto "Our common future" (Il futuro di noi tutti) presentato nel 1987 dalla World Commission on Enviroment and Development (1984-1987), meglio noto come rapporto Brundtland, da nome della premier norvegese che aveva presieduto la commissione. Secondo tale rapporto è possibile imprimere una direzione nuova e particolare allo sviluppo economico così da riuscire a soddisfare le esigenze della generazione attuale senza compromettere le opportunità delle generazioni future di soddisfare le proprie.


Irlanda, isole Aran. Nell’ottica della sostenibilità i sistemi territoriali marginali possono definire scenari di sviluppo innovativi e competitivi in virtù degli alti livelli di qualità paesaggistica e ambientale.

Per semplificare il rapporto prescrive di lasciare a coloro che verranno dopo di noi "un'eredità di ricchezza" intesa come insieme di conoscenze scientifico-tecnologiche, di capitale prodotto dall'uomo e di beni ambientali non inferiore a quella che noi abbiamo ereditato. Il documento è stato definito "una guida fondamentale per gestire i sistemi globali e per ridurre e tensioni sociali": indica, infatti, una via da percorrere lasciando ad economisti, geografi ed urbanisti il compito di stabilirne le modalità attuative. La caduta verticale di legittimazione dell'ideologia marxista-leninista  e, con essa, di quelle  forme di pensiero - soprattutto le loro espressioni politiche - aventi in varia misura  radici nell'idealismo e nel neoidealismo ha senza dubbio favorito l' emergere del paradigma dello sviluppo sostenibile e a farlo percepire come la sola opzione disponibile in alternativa ai fallimenti delle culture basate sulle idee di nazione e di classe. Basandosi su questo paradigma si possono pianificare forme innovative di relazioni tra mondo sviluppato e mondo in via di sviluppo: nessuna raffigurazione della realtà presuppone e invoca un campo di valori etici così coinvolgenti come lo sviluppo sostenibile. In linea con una concezione di sviluppo multidimensionale e polivalente, la sostenibilità si pone tre obiettivi principali: l'integrità dell'ecosistema; efficienza economica; equità sociale.

Integrità dell'ecosistema implica da un lato l'uso compatibile delle risorse del sistema terra, evitando che l'ecosistema subisca delle trasformazioni irreversibili dal punto di vista strutturale e funzionale a causa del forte impatto delle attività produttive ed insediative, dall'altro il rispetto della sostenibilita' ambientale, ossia il rispetto dei limiti ecologici relativi all'assorbimento di rifiuti ed inquinanti, attraverso il contenimento e la rimozione dei flussi inquinanti., la razionalizzazione dei consumi, lo sforzo tecnologico volto ad ottenere prodotti più puliti. Questa alta considerazione per i valori della natura è ormai già largamente diffusa poiché tutti comprendono che qualità dell'ambiente (ottenuta rispettando le componenti sia biotiche che abiotiche) e qualità della vita sono strettamente interconnesse. L'efficienza economica, basata sull'aumento del PIL, del reddito pro-capite e dell'occupazione, non deve gravare troppo sull'ambiente e deve realizzarsi in una prospettiva ecologica, attraverso il più intenso uso possibile di risorse rinnovabili o ricicabili. In tal senso sostenibiità economica e sostenibiità ambientale si correlano strettamente.

L'equità sociale è intesa in senso verticale ed orizzontale. Promuovere lo sviluppo sostenibile significa estendere la nostra attenzione dal futuro immediato (5-10 anni che di solito gli economisti e i pianificatori considerano nei loro progetti e di cui i politici hanno bisogno per realizzare i loro programmi prima della scadenza del loro mandato) al futuro lontano, prevedendo in linea di massima le conseguenze e gli effetti cumulativi delle scelte attuali (equità verticale o intergenerazionale).  D'altronde è impossibile parlare di equità sociale trascurando il destino dei popoli meno fortunati della terra e delle classi indigenti presenti nei paesi avanzati. L'equità intergenerazionale non può essere disgiunta dall'equità orizzontale o intragenerazionale.

 

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