Squilibri territoriali ed esigenze di riqualificazione nell'esperienza locale della Campania

In Campania la concentrazione di attività e servizi nella zona costiera e nella pianura napoletana, a partire dagli anni Cinquanta, ha contribuito ad accentuare squilibri già esistenti a livello regionale. Da sempre la fascia litoranea presenta un forte potenziale attrattivo: oggi si giustappongono attività di vario genere (attrezzature da diporto, cantieri navali, impianti industriali, seconde residenze per il turismo balneare di massa, emergenze archeologiche, etc..) spesso in contrasto netto fra loro. Sul versante costiero è in atto da decenni un processo di semplificazione del paesaggio, da ricondurre al potenziamento delle strutture ricettive e all'incidenza del settore turistico in ambito produttivo. In tale prospettiva si ritiene il processo di omologazione in atto conseguenza del progressivo appiattirsi dell'economia locale sul settore turistico che, paradossalmente, tende a fagocitare quelle specificità culturale da cui trae linfa. In questo modo il paesaggio costiero campano si trasforma in stereotipo, in un involucro privo di significatività per gli insiders, incapace di promuovere consapevolezza e crescita culturale negli outsiders.


Commistione di serre e quartieri residenziali nella fascia costiera vesuviana, interessata a partire dagli anni ’60 da processi di caotica urbanizzazione.

Le seconde residenze non esprimono nelle forme e nei materiali utilizzati una particolare modalità di gestione delle risorse endogene e, pertanto, risultano avulse dal paesaggio, prive di qualsiasi legame con la realtà locale, contribuendo in modo determinante ad alterare la struttura insediativa litoranea; ogni centro perde la propria forma compatta ed unitaria per dar vita ad un continuum urbano che, lungo le principali direttrici di traffico, connette località in passato diverse per ruolo territoriale e amministrativo, per struttura economica e sociale. Nella Penisola Sorrentina, ad esempio, accessibilità e caratteristiche morfologiche (presenza di pianori tufacei) hanno favorito la trasformazione della trama insediativa del versante settentrionale, diversamente da quanto è accaduto sulla Costiera Amalfitana e nei versanti interni. Dall'analisi comparata delle tavolette I.G.M. in scala 1:25.000 risalenti a periodi diversi si deduce che all'espansione del tessuto edilizio ha fatto da contrappeso il progressivo recedere dei terreni coltivati a vite ed agrumi, presenti non solo lungo gli assi di connessione fra i centri costieri ma anche all'interno del tessuto urbano storico. In questo modo la risorsa paesaggio è stata irrimediabilmente compromessa da un turismo consumistico e speculativo che mira ad "appropriarsi" di un territorio depauperato di specificità e significatività.
Le caratteristiche morfologiche della costiera sorrentina (estesi pianori che degradano verso il mare e terminano con falesie tufacee), la vicinanza alla città di Napoli e il miglioramento della rete infrastrutturale possono considerarsi le cause principali di una progressiva urbanizzazione del territorio che ha alterato notevolmente l'antica morfologia paesaggistica tra Piano, Meta, Sant'Agnello e Sorrento.
L'incessante trasformazione del paesaggio è riconducibile a forze complesse che esulano dal ristretto ambito materiale per abbracciare l'insieme delle aspirazioni, delle percezioni, dei sogni elaborati da ciascuna comunità; la tutela dinamica di consolidati assetti territoriali può attuarsi solo attraverso la promozione in chiave innovativa di un ampio ventaglio di risorse endogene in grado di rendere complesso ed articolato il ruolo del sistema sorrentino in ambito regionale. In tale prospettiva le potenzialità endogene, espressione dei caratteri identitari e del profondo rapporto che lega ogni collettività al suo territorio, si pongono quale risorsa innovativa per accrescere la competitività locale ed inserirsi positivamente nei meccanismi del marketing globale.
Periferie anonime, spintesi fino alle falde del Vesuvio, hanno depauperato il paesaggio vesuviano (in particolare il versante mare) di molte tracce storico-culturali che oggi difficilmente potrebbero leggersi all'interno di un anonimo e continuo tessuto urbano.
Processi convulsi hanno mutato completamente il volto alla Pianura Campana, la cui identità agricola è stata completamente stravolta dalle dinamiche produttive ed insediative degli ultimi decenni, mentre a Bagnoli l'area occupata dall'Italsider è divenuta simbolo stesso del depauperamento prodotto da attività non in linea con i contesti ambientali e paesaggistici.
Le aree collinari e montane hanno risentito, sia pure indirettamente, dei processi verificatisi sulla costa: l’attrazione esercitata dal sistema napoletano ha determinato lo spopolamento di molti contesti interni, dove si è registrato un forte calo demografico, con conseguente perdita di forza-lavoro. I centri minori, esclusi dal processo di modernizzazione, hanno conservato nel loro complesso i caratteri originari: la crescita urbana è stata contenuta o è risultata addirittura nulla, le tracce e i segni del passato testimoniano ancora la funzione originaria e le matrici culturali che le hanno prodotte.
Spesso i paesaggi collinari interni presentano i caratteri della crisi e dell'obsolescenza in quanto le forme antiche non riescono ad acquisire nuovi significati: riflettono il decadimento di un'agricoltura promiscua, praticata senza l'ausilio di macchinari e basata sull'esperienza dei piccoli proprietari locali o dei braccianti. Eppure la fascia interna appare estremamente varia dal punto di vista colturale e particolarmente movimentata per la sua morfologia: si susseguono campi arati nei fondovalle, terrazzi coltivati a vite o olivo lungo le pendici, casolari, querceti, lecceti, antichi borghi sommitali, etc…


Campi Flegrei, pianificazione urbanistica avulsa dal contesto ambientale e paesaggistico.

In queste aree marginali le generazioni attuali stentano ad imprimere segni, a riappropriarsi delle strutture passate, rifunzionalizzandoli e restituendo ad esse un ruolo nella società moderna. Se, infatti, è deleterio che un paesaggio venga fortemente compromesso da interventi privi di qualsiasi rispetto per le forme delineate dalla storia e dalla natura, è altrettanto deleterio che una generazione non imprima nuovi segni portatori della propria cultura.
Un paesaggio culturale trova proprio nella continuità e nell’incessante modificazione operata su di esso dall'uomo la sua più rilevante e precipua caratterizzazione. Se tale processo di modificazione viene ad interrompersi, è necessario comprenderne le ragioni e operare affinché quel sistema territoriale in crisi si riconnetta alle altre aree più vitali.
Oggi i paesaggi agricoli risentono fortemente del processo di industrializzazione dell'agricoltura, della progressiva meccanizzazione che ha portato (soprattutto nelle aree pianeggianti) all'abbattimento di filari di alberi che costituivano una caratteristica dell'agricoltura policolturale mediterranea e, di conseguenza, del relativo paesaggio. Infatti, anche gli elementi naturali dei sistemi territoriali sono spesso il frutto di selezioni e scelte operate dall'uomo per rispondere alle sue esigenze. L'agricoltura, d'altronde, è stata per secoli uno dei principali fattori di modificazione del territorio e del paesaggio.
Per rilanciare l'area appenninica sono stati creati numerosi parchi collegati fra loro da reti e corridoi ecologici al fine di promuovere un riequilibrio ambientale, paesaggistico nonché uno sviluppo nel rispetto delle caratteristiche locali e delle risorse presenti in ogni contesto territoriale.


Villaggio Coppola, litorale domizio. La speculazione edilizia ha deturpato la costa bassa del sistema campano,
un ecosistema complesso per la presenza di aree umide, dune sabbiose e pinete litoranee.

Dalla rivalutazione e valorizzazione delle risorse culturali e ambientali, infatti, si deve partire per ipotizzare un recupero di sistemi territoriali ed insediativi posti al di fuori di circuiti economici e produttivi consolidati.
La tutela del patrimonio culturale ed ambientale si traduce in salvaguardia attiva del "milieu locale" la cui rilevanza è senza discussione per il mantenimento delle specificità culturali. Per "milieu locale" si intende l'insieme delle potenzialità endogene, dei caratteri, del patrimonio culturale ed ambientale che caratterizza l'unicità di una struttura territoriale, ossia il complesso delle risorse materiali e spirituali che una comunità ha maturato nel corso dei secoli e che rappresentano la sua identità. Attraverso l'analisi preliminare delle caratteristiche del “milieu locale” si può facilmente capire quali attività possono essere inserite con successo in quel contesto in quanto in linea con le caratteristiche della popolazione locale, del territorio etc. In tal modo si innescano processi di trasformazione del paesaggio e della struttura socio-economica che esaltano le valenze locali, le specificità culturali e si inseriscono positivamente nel mercato per l'alta qualità delle produzioni ottenute. Il “milieu locale” diventa, in tal modo, base essenziale per innescare processi di sviluppo non avulsi da contesti locali, che si inseriscono perfettamente sia nel paesaggio sia nel sistema valoriale della comunità presente in essa.
In tale ottica il "milieu" espresso da un dato sistema locale acquista un valore dinamico, propositivo, fortemente propulsivo per la crescita del territorio e della comunità di cui è espressione: pur radicandosi nel passato diventa “pietra angolare”, chiave di svolta per possibili scenari e trasformazioni future nella prospettiva della sostenibilità e del coinvolgimento attivo dei soggetti locali.

 

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