Sistemi per la difesa dell'ambiente
La salvaguardia e la
tutela dell'ambiente è senza dubbio un obiettivo difficilmente
conciliabile con le esigenze economiche della società globale. Per
rispondere ad una situazione così varia e complessa è necessario
utilizzare in modo sinergico tutti gli strumenti e le varie tipologie di
politica ambientale a nostra disposizione.
Per "sistema regolativo" s'intende un insieme di standard, limiti, norme
dettate dallo stato ed applicate uniformemente a scala nazionale.
Costituisce necessariamente il punto di partenza di ogni intervento in
materia ambientale e rappresenta ancora un traguardo lontano per molti
paesi in via di sviluppo: la mancanza di regole è considerata un
elemento attrattivo per i capitali e gli investimenti stranieri. Nelle
società avanzate, al contrario, gli strumenti regolativi costituiscono
solo un perno su cui far ruotare una serie di misure realmente
innovative, capaci di leggere ed adeguarsi in modo dinamico ai
cambiamenti del rapporto uomo-ambiente. Gli standard, infatti,
difficilmente tengono in considerazione le diverse situazioni ambientali
presenti alla scala locale e non prendono in esame le esternalità
negative connesse agli effetti cumulativi, ossia alla forte
concentrazione di attività in un dato territorio.
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| Napoli, commistione tra impianti industriali e residenze ai margini dell’organismo urbano. |
Si determina
una profonda dicotomia tra la relatività dei singoli ecosistemi
(caratterizzati da capacità di carico e livelli di resilienza molto variabili)
e l'estrema rigidità dei limiti imposti su scala nazionale. Se, ad esempio,
su un tratto di costa coesistono due corsi d'acqua ad alto livello di pressione
antropica (attività industriali, agricole, insediamenti, etc.) il rispetto delle
leggi in materia di scarichi inquinanti potrà tutelare gli ecosistemi fluviali,
garantendo buon livello di produzione della biomassa, ma non la fascia costiera.
Qui, infatti, si registrano inevitabilmente valori superiori alle norme per
l'azione combinata dei due "collettori fluviali": eppure non si è
contravvenuto a nessun limite! Per questo in Italia si stanno definendo nuove
figure istituzionali a livello locale capaci di gestire ambienti omogenei e
fortemente interrelati in modo unitario.
Gli strumenti economici (tasse, incentivi, etc.) s'inseriscono nel
management e nella contabilità aziendale (agenzie agricole industriali,
estrattive, etc.) e influiscono sugli stili di vita dei cittadini,
regolando automaticamente ed indirettamente i consumi di risorse
naturali. Gli incentivi costituiscono un punto fondamentale della
politica ambientale soprattutto nel sistema industriale italiano,
caratterizzato in prevalenza da piccole e medie imprese incapaci di
sostenere autonomamente i costi per dotarsi di tecnologia ecocompatibile
e di sistemi depurativi efficienti. La pressione fiscale, al contrario,
si pone come uno strumento passivo di tutela ambientale in quanto non
previene i danni, a volte irreversibili, apportati all'ambiente e alla
salute dei cittadini.
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Se il concetto di "limite" implica una certa liceità nelle emissioni
inquinanti (si ammette che la risorsa naturale, se consumata e danneggiata al
di sotto di certi livelli, non comporta alcun prezzo per il soggetto inquinante),
appiattendo la politica ambientale sul sistema fiscale si stabilisce (in linea
teorica) che la qualità ambientale non è un diritto ma un bene di cui ciascuno
può disporre autonomamente, purché abbia mezzi sufficienti per farlo. In questo
modo non si incentiva neppure la ricerca
tecnologica e scientifica: risulta più economico pagare le tasse piuttosto
che ristrutturare a monte, a latere, a valle un ciclo produttivo o una qualsiasi
attività.

| Alto Milanese. Per arginare le emissioni di sostanze inquinanti le sanzioni economiche si rivelano insufficienti. |
In tal
senso gli strumenti volontari rappresentano la nuova frontiera, il nuovo traguardo
in materia ambientale in quanto incidono in modo positivo e sistematico. Dipendono
dalla coscienza
ambientale di tutti i cittadini: la loro diffusione è, quindi, strettamente
limitata ai paesi avanzati in cui problematiche ambientali sono oggetto di frequenti
discussioni e dibattiti.
La legislazione italiana, in tale settore, è relativamente giovane ma estremamente
attiva, dinamica, a volte anche contraddittoria. L'ambiente visto come bene
comune da tutelare è, nel nostro paese, una conquista recente che deve essere
consolidata anche attraverso gli stimoli provenienti da nazioni e organismi
internazionali con maggiore esperienza in materia.