Scarichi agricoli, urbani, industriali: un pericolo per il sistema Terra
Le acque interne e
marine costituiscono una sorta di "collettore" in cui convergono
scarichi urbani, agricoli e industriali. Lungo le aree costiere e le
fasce fluviali di solito si localizzano attività produttive e sistemi
insediativi rilevanti che insistono sugli ecosistemi marini, fluviali e
lacustri, sottoponendoli a livelli molto alti di stress ambientali.
Questa tendenza aumenterà in futuro considerando le
previsioni relative
all'urbanizzazione per i prossimi decenni: la popolazione tende a
concentrarsi lungo le fasce costiere e a diradarsi nelle aree interne.
Le alterazioni prodotte dagli scarichi sugli ambienti acquatici e sulla
loro composizione chimica sono rilevanti soprattutto nel
Mediterraneo,
che costituisce un bacino chiuso su cui si affacciano aree di antico
popolamento e in cui si praticano usi diversi non sempre compatibili fra
loro. E' necessario, quindi, prevedere un sistema organico di norme in
grado di contemplare tutti i tipi di scarico e di individuare rimedi
diversificati per depurare quanto più possibile le acque prima di
immetterle direttamente nel mare o nei fiumi.
Dalle analisi condotte su campioni prelevati nel Mediterraneo (colonna
d'acqua e fondali) si è registrata una forte diminuzione della
popolazione ittica e del numero di specie sia animali che vegetali. E'
un fenomeno poco visibile rispetto ad altri disastri ecologici: si parla
di inquinamento delle acque solo in occasione di fuoriuscita di
combustibile dalle petroliere o nel periodo estivo, quando tale forma di
degrado ambientale diventa (anche per effetto dell'immenso
sovraffollamento) manifesto nei centri balneari. Le acque hanno un potere
autodepurativo, ossia una capacità di rigenerarsi, ma è praticamente
impossibile che mantengano tale caratteristica considerando i livelli
di scarico attuali!

| Attività industriali e sistema costiero. |
In queste
condizioni è ad alto rischio soprattutto la vita dei pesci d'acqua dolce al
punto che tale problema è stato affrontato da un apposito decreto in attuazione
della normativa CEE. E' indispensabile, per arginare scarichi abusivi o contenenti
sostanze tossiche, che s'infittiscano i controlli su tutto il territorio nazionale
attraverso il prelievo effettuato direttamente nel punto di scarico.
Infatti gli insediamenti
industriali possono immettere nelle acque sostanze diverse a seconda della
loro produzione e dei macchinari installati. Le analisi individueranno se le
sostanze contenute sono entro i limiti concessi dalla legge, limiti che tendono
a preservare la produttività
dell'ecosistema: solo con azioni di controllo opportunamente mirate potrà
attuarsi un concreto risanamento.
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Egitto, delta del Nilo visto dal satellite. Ifiumi si trasformano spesso in "collettori" di sostanze inquinanti |
| riconducibili ad attività agricole, industriali e a sistemi urbani localizzati lungo le fasce perifluviali. |
I proprietari degli impianti industriali dovranno rendersi responsabili direttamente
di eventuali inquinamenti prodotti e farsi carico dei costi di depurazione delle
acque utilizzate. Al contrario le regioni stesse stabiliranno una tariffa, un
canone che permetta la completa depurazione delle acque reflue provenienti da
scarichi civili. Le acque immesse negli impianti produttivi dovranno essere
sostitute con acque di mare non adatte ad usi civili per evitare inutili sprechi.
Esse, infatti, fuoriescono dai cicli produttivi profondamente alterate dal punto
di vista chimico ma anche termico, rompendo gli equilibri degli ecosistemi lacustri
e fluviali.
Un altro problema rilevante riguarda gli scarichi di navi da diporto e altre
imbarcazioni. L'inquinamento provocato in mare dagli idrocarburi sta assumendo
rilevanti dimensioni e contribuisce ad alterare la composizione chimica delle
acque.
Le sostanze di scarico, se non opportunamente immesse nei corsi d'acqua, possono
compromettere anche la qualità
dei suoli fino a penetrare nelle falde sotterranee, importantissime per
il rifornimento
di acqua potabile ad usi civili. In tale ambito le regioni sono investite
da una grande responsabilità: lo Stato, secondo le leggi vigenti, può solo stabilire
in modo univoco la quantità di sostanze tollerabili per unità di scarico. Le
regioni dovranno predisporre piani
di risanamento e di controllo in relazione alle specifiche caratteristiche
del contesto territoriale.