Il ruolo dei centri storici nel sistema territoriale campano

Dal dopoguerra ad oggi i centri minori sono stati interessati da due fenomeni urbani contrastanti, ma ugualmente negativi, da cui è derivato un degrado socio-economico. Negli anni ’50 l'attrazione esercitata dalle grandi città determinò lo spopolamento di molte aree interne, soprattutto nel Mezzogiorno, dove si registrò un forte calo demografico, con conseguente perdita di forza-lavoro.
Nel cambiamento della funzione di tali centri grande rilevanza ha avuto il fenomeno della mobilità territoriale e professionale che ha caratterizzato l'Italia meridionale a partire dal secondo dopoguerra.
La mobilità demografica, con i suoi effetti negativi per le aree interne della Campania, ha dato luogo ad una rottura dell'antico ed equilibrato rapporto tra i borghi rurali e il territorio circostante, un rapporto che, configuratosi nei secoli e rimodellatosi a seconda delle trasformazioni fondiarie, si era comunque mantenuto costante fino agli anni '50.


Sant’Agata dei Goti, centro medioevale dell’Appennino campano.

E' normale che nelle aree rurali si sia verificato un intenso flusso migratorio, causa di forti squilibri territoriali e di un cambiamento sostanziale delle tradizionali modalità di vita all'interno dei centri.
La diminuzione di attivi nel settore agricolo, al contrario di quanto è avvenuto nel Nord, non si è correlata ad una modernizzazione e meccanizzazione in grado di incrementare il livello di produttività del suolo. La forte perdita di risorse umane verificatasi in modo disordinato, caotico e repentino ha determinato forti cambiamenti nel paesaggio rurale: molti centri riflettono la situazione di "debolezza" e "marginalità" per la presenza di segni abbandonati e fatiscenti, testimonianza delle passate attività produttive. La senilizzazione progressiva della popolazione può essere considerata come il fattore principale di un processo di obsolescenza che continua ancora oggi: non c'è stato, infatti, quel graduale processo di trasformazione e adattamento delle tipologie insediative in modo che possano esprimere le esigenze delle nuove generazioni senza cancellare i segni del passato. Nelle aree lontane dai grandi assi di comunicazione, caratterizzate da una morfologia collinare, i centri rurali regrediscono progressivamente nella loro dimensione demografica, territoriale e funzionale per la scarsa produttività, la difficoltà di una coltivazione meccanizzata e la necessità di un utilizzo ingente di mano d'opera.


Il Duomo costituisce il fulcro del centro medioevale di Caserta Vecchia.

Molto spesso, invece, il degrado urbano e sociale è diretta conseguenza dei processi di decentramento in atto dalla metà degli anni '70. Infatti una caotica crescita topografica e demografica si è verificata nei centri rurali situati in pianura, lungo assi di comunicazione particolarmente importanti e in prossimità di capoluoghi di provincia. Il ripopolamento, infatti, non ha portato ad un ripristino delle funzioni originarie, ma ha danneggiato ulteriormente una situazione già in crisi: i centri, perduta da tempo la loro funzionalità agricola, non si sono riqualificati grazie all’inserimento di nuove attività, ma hanno assunto il semplice ruolo di “dormitori”, al servizio di una popolazione di lavoratori pendolari. Per questo motivo tali centri si sono spesso trasformati in periferie fornite di funzioni banali e scarsamente polarizzanti, conservando un rapporto puramente passivo nei confronti delle realtà urbane più forti (M. Mautone,1986).
I centri rurali campani situati sia nelle aree collinari che pianeggianti rappresentano un'enorme ricchezza da tutelare o riqualificare in quanto precipua espressione di un mondo rurale fortemente radicato alla terra e concreta manifestazione dei valori che hanno caratterizzato per lungo tempo la civiltà contadina. Soprattutto nei centri non coinvolti dagli attuali processi di espansione dovuti al decentramento demografico delle grandi città , le matrici culturali di questo mondo , i sistemi e le logiche di produzione, gli stessi ritmi della vita quotidiana sono scanditi ed inequivocabilmente riflessi nelle strutture insediative degli spazi che si aprono all'interno delle case rurali e nei luoghi d'incontro della comunità. Questi borghi riflettono nelle strutture la semplicità della vita di una comunità dedita a lavori di sussistenza, la cui dimensione sociale si attua nella piazza principale, dove si affacciano gli edifici che sono il simbolo del potere politico e religioso. Nonostante si siano verificate numerose ed inevitabili alterazioni, è ancora possibile leggere nel paesaggio rurale odierno i segni dei processi economici,produttivi e sociali che hanno caratterizzato per lungo tempo i borghi agricoli. E' possibile ancora salvaguardare la memoria storica del mondo contadino meridionale attraverso il rispetto e il recupero dei centri rurali considerati nel loro complesso e nei singoli edifici, espressione di quel rapporto stretto e biunivoco tra popolazione e territorio circostante. Rigenerare il microtessuto produttivo artigianale e commerciale, anche attraverso la ripresa di attività tradizionali legate alla cultura del territorio, può costituire un punto di forza, un fattore trainante per l’economia stagnante di piccoli centri rurali e , nello stesso tempo, un modo per non stravolgerne l’identità. La riqualificazione formale e funzionale dovrà interessare anche masserie, fontane ,abbeveratoi, stazzi, cappelle extraurbane per un recupero del paesaggio agricolo a cui rapportare gli insediamenti storici.

Sant'Agata dei Goti. L'armonia dei centri storici scaturisce da particolari quali la disposizione dei ciottoli che costituiscono il manto stradale.

Per includere tali realtà in organici progetti di sviluppo e valorizzazione è necessaria una collaborazione delle amministrazioni comunali a livello comprensoriale: in tal modo si evitano interventi frammentari, inadeguati a riaffermare il ruolo preminente dell’agricoltura e il valore storico ed etnografico delle opere umane legate allo sfruttamento delle risorse agricole. Attraverso pianificazioni concertate da tutti i centri di una stessa area,si possono ristabilire quei legami che esistevano fra gli antichi borghi rurali.
Perché ciò si realizzi , è necessario che i processi di sviluppo partano dai soggetti locali più attivi ed attenti a queste problematiche. Attraverso opportune collaborazioni con enti pubblici e privati, essi finalmente assumeranno il controllo e la gestione delle risorse di aree ormai in crisi da tempo,per realizzarne un riequilibrio e una riqualificazione. I centri rurali potranno riacquistare un ruolo ben definito nell'organizzazione del territorio e, quindi, riappropriarsi della tradizionale funzione di controllo , gestione, smistamento o commercializzazione dei prodotti agricoli. L'obiettivo è incentivare il recupero della dimensione culturale espressa in tali borghi, in una prospettiva moderna e competitiva.
La funzione agricola può ancora svolgere un ruolo prevalente, purché assuma un nuovo significato attraverso attività che la proiettino in una dimensione produttiva, che ne realizzino un’ottimizzazione non soltanto in senso quantitativo ma anche qualitativo, con l’adozione di politiche di trasformazione delle tecniche tradizionali.

Colline del Sannio. I vigneti costituiscono un elemento costante di molte aree interne meridionali e campane. La vite, infatti, si adatta

molto bene alle caratteristiche climatiche e pedologiche delle aree collinari.

La ristrutturazione di antiche case rurali e masserie sparse nella campagna il loro utilizzo come centri di produzione agricola e di turismo verde potrebbero esercitare, di rimando, effetti positivi sui centri più vicini a tali strutture .Gli alti valori ambientali costituiranno di certo un incentivo all'utilizzo del suolo per l'agricoltura biologica che, rispettando la complessità del paesaggio e rinunciando alla monocoltura, potrà ben inserirsi nelle aree collinari ed interne ancora non caratterizzate dal fenomeno del decentramento urbano e dell'urbanizzazione diffusa.
Soltanto così i centri potranno riacquisire il ruolo di"punti propulsori" nell'organizzazione del loro territorio, dopo essere stati per anni soggetti passivi delle dinamiche e delle trasformazioni in atto. In quest'ottica il mantenimento delle originarie funzioni non si presenta come un’operazione protezionistica ma come il tentativo di imprimere nuova vitalità ad antichi insediamenti.

 

 

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