Tutela e valorizzazione della vegetazione mediterranea: il Parco Nazionale del Cilento - Vallo di Diano

Il Parco del Cilento e Vallo di Diano comprende un'area vasta ed articolata in cui ecosistemi tipici della costa mediterranea si accostano a quelli dell'Appennino campano; pertanto la connessione tra il sistema litoraneo e quello interno ha già trovato attuazione grazie all’inserimento del Cilento nel progetto APE attraverso l'individuazione di un corridoio con il Parco Regionale dei Monti Picentini.
Fin dal 1977 l'area litoranea faceva parte del patrimonio MAB (Man and Biosphere) dell'UNESCO (United Nation Environmental Scientifical and Cultural Organization): già da allora si riscontravano in quest'area i segni di un equilibrato rapporto uomo-natura, completamente stravolto lungo la costa che, dalla foce del Volturno, arriva fino al Golfo di Salerno. Qui l'intensa urbanizzazione e l'alterazione delle acque a causa di scarichi urbani industriali ed agricoli rendono difficile o del tutto impossibile la salvaguardia di quell'ambiente mediterraneo tanto ricco di fascino, storia e cultura. La degradazione ambientale verificatesi a partire dagli anni '70 ha portato ad un'estrema dequalificazione dell'alta costa campana, delle splendide pinete, delle dune litoranee che costituiscono l'espressione più tipica del paesaggio e della costa bassa mediterranea.

parco del cilento

Parco del Cilento, area costiera. Per un "turismo sostenibile" è necessario tutelare i tratti di costa in cui mare e macchia mediterranea si integrano perfettamente.

Al contrario la costa cilentana ha subito in misura ridotta gli effetti negativi di uno sviluppo e di un utilizzo irrazionale del territorio. Fin dal 1977 si è cercato di mantenere questo equilibrio e di proteggere un tratto di costa in cui si susseguono, in alternanza, promontori, baie, spiagge, grotte scavate dalle onde nelle rocce di natura calcarea. I segni della cultura e della storia, nelle aree non interessate dalla speculazione edilizia (peraltro contenuta rispetto a altri tratti di costa italiana) si integrano nel paesaggio e nei miti ad esso collegati. La vegetazione delle rupi calcaree o i pini d'Aleppo caratteristi di Punta Licosa costituiscono beni da tutelare dal momento che è proprio la costa a subire le pressioni e gli impatti più forti.

leccio

Parco del Cilento, area interna. Il leccio è un elemento costante della macchia mediterranea e, quindi, del paesaggio costiero cilentano.

Nel tratto costiero, inoltre, si riscontra la presenza di alcune specie vegetali considerate di " interesse comunitario". A differenza dei boschi a conifere o a latifoglie, la macchia mediterranea resiste molto bene alle variazioni climatiche, alle piogge acide ma deve essere tutelata dalla speculazione edilizia: i complessi turistici o residenziali, inseriti nella macchia, determinano una "parcellizzazione" che si trasforma in progressiva distruzione delle valenze paesaggistiche con l'aumentare di servizi e infrastrutture. Il turismo costituisce un'importante possibilità di sviluppo se gestito dalle autorità locali oculatamente; altrimenti diventa un fattore estremamente negativo per l'area interessata.
Non a caso l'area del Cilento è, a livello internazionale, classificata come AMP, area mediterranea particolarmente protetta, in quanto conserva forti valenze ambientali e culturali ed è situata al centro del Mediterraneo. La difesa della tipica vegetazione locale diviene, attraverso l'istituzione del Parco, prioritaria per diversi motivi. Innanzitutto l' Italia è uno dei paesi che ha risentito maggiormente dell'aggressione apportata dall'urbanizzazione e dalle attività produttive alla macchia mediterranea, in secondo luogo è necessario, in un progetto di educazione ambientale un confronto tra le diverse aggressioni apportate dall'uomo ad una tipologia floristica che contraddistingue il nostro territorio.

Nel Cilento ampi tratti di costa alta conservano ancora intatto il loro patrimonio ambientale: non sono state interessate da interventi di speculazione edilizia e da un turismo balneare di massa.

Il pino, ad esempio, è il simbolo stesso dell'identità campana, un simbolo che le generazioni future devono imparare a conoscere per tutelarlo e per predisporre interventi di pianificazione che mettano in risalto la funzione della pineta negli equilibri ecosistemici della costa mediterranea. Il pino diventa simbolo del paesaggio e della cultura mediterranea: presente lungo le coste della Spagna, della Grecia, dell'Italia ma anche dell'Albania, della Tunisia e di altri stati non europei diviene fattore aggregante, un elemento familiare per chiunque viaggi lungo le coste di questo mare semichiuso, quasi a ricordare quella unitarietà, quella mediterraneità riflessa sia nelle componenti naturali sia in quelle storico-culturali.

Un percorso volto alla comprensione dell’identità culturale dell’area deve integrare la conoscenza delle problematiche che interessano la fascia costiera con quelle che determinano la riconoscibilità di una delle conche intermontane più caratteristiche dell'Italia meridionale: il Vallo di Diano, incastonato tra i Monti della Maddalena ed il Massiccio del Cilento. La sua posizione e la natura permeabile del terreno sono fattori che hanno determinato in passato ristagno delle acque e impaludamento; agli anni '50 risalgono gli interventi di bonifica che hanno portato ad un completo sfruttamento della zona dal punto di vista sia agricolo che insediativo.
Il potenziale attrattivo rilevato può essere promosso attivamente attraverso percorsi integrati, capaci di rivelare ad insiders e outsiders il progressivo dispiegarsi sul territorio di apporti, influssi e matrici diverse a cui ricondurre un insieme ben strutturato e solidamente coeso di valori identitari, di specificità culturali, in una visione fortemente unitaria
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