Concentrazione localizzativa e omologazione del paesaggio
Ogni paesaggio
è il frutto di un incontro tra uomo e natura, tra la cultura di una comunità
e le fattezze fisiche di un territorio. L'osservazione di un paesaggio ci permette
di comprendere l'evoluzione storica di questo rapporto non privo di tensioni
e contrasti che tende, comunque, al difficile raggiungimento di un equilibrio.
Costituisce, allo stesso tempo, un prodotto complesso ed unitario: componenti
naturali ed antropiche si congiungono dando vita ad un insieme organico, ricco
di significati e di spessore storico.
La varietà dei paesaggi presenti sul nostro pianeta è un bene di incalcolabile
valore per i singoli e per le comunità. Ogni individuo, infatti, riscopre nel
territorio le proprie radici, la propria identità in quanto il paesaggio, pur
soggetto a continue trasformazioni, conserva sempre le tracce delle organizzazioni
passate.
Eppure i cambiamenti che si stanno verificando attualmente sono così radicali
da costituire un rischio per questo legame tra luogo e comunità. La globalizzazione
culturale, intesa come omologazione dei comportamenti, dei modelli di vita,
dei consumi e la globalizzazione economica, che considera il mondo come un unico
mercato a cui applicare strategie comuni, si riflettono inevitabilmente nelle
forme concrete del paesaggio, semplificandolo e compromettendo irreversibilmente
la leggibilità dei segni passati. Si arriva al traguardo di un cammino iniziato,
secondo autorevoli opinionisti e geografi, col diffondersi a larga scala del
processo di urbanizzazione
ed industrializzazione.
Il paesaggio diventa il riflesso di un "pensiero unico", un pensiero
che si rifà al modello forte, alla cultura dominante: originalità culturale
e originalità organizzativa di un territorio, infatti, sono fattori inscindibilmente
legati ed interdipendenti.
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Florida,
Miami. Le forme urbane
perdono gradualmente la loro specificità e danno luogo a quartieri privi
di punti di riferimento per la collettività. |
Dal dopoguerra
ad oggi il paesaggio italiano ha subito innumerevoli trasformazioni che ne hanno
profondamente alterato la struttura e le caratteristiche. Infrastrutture e industrie
provocano un forte impatto sul paesaggio, ne modificano non solo la fisionomia
ma anche la struttura sociale, l'economia, la qualità ambientale. Negli
ultimi trenta anni ponti, viadotti, svincoli autostradali sono stati costruiti
senza nessun accorgimento per i cromatismi del luogo, in forme tozze e strutture
non rivestite da materiali locali. Lo stesso può dirsi per gli impianti
industriali: la piccola e media industria che, secondo autorevoli economisti,
rappresenta il punto di forza della nostra "economia di trasformazione",
si oggettivizza nei contesti territoriali attraverso la localizzazione diffusa
di capannoni prefabbricati che hanno interrotto la continuità del paesaggio
agricolo. Non disponendo inizialmente di ingenti risorse finanziarie, i piccoli
imprenditori non investono sulla struttura in sé, vista solo come "
contenitore" per i macchinari del ciclo di produzione, degli uffici di
marketing, dei depositi per l'azione di imballaggio e smistamento.
E’ sempre più difficile analizzare il paesaggio adottando come chiave
di lettura i principi di razionalità, ordine ed univocità del
rapporto tra segno e significato.
La dimensione temporale del cambiamento tende sempre più a restringersi:
dai tempi lunghi della natura e brevi della storia si è passati a quelli
sempre più ristretti dell’economia.
La velocità delle trasformazioni, la varietà degli input provenienti
sia dall’esterno che dall’interno rende difficile il processo di sedimentazione
degli attuali valori e complessifica a tal punto il paesaggio da rendere necessarie
nuove chiavi di lettura. Solo così si potrà pervenire ad una corretta
analisi degli aspetti eterotopici presenti attualmente nei sistemi territoriali,
ossia di quelle componenti che difficilmente possono essere inserite in quadri
d’analisi razionali, costruiti adottando un metodo di ricerca analitico.La nostra
società non manifesta spesso attenzione alla strutturazione armonica
dello spazio, non riesce ad esprimere pienamente se stessa se non raramente,
crea quasi sempre “non-luoghi” ossia sistemi omologati, privi di identità
e specificità culturale, basati su modelli standardizzati e scadenti.
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| Costa d'Avorio, Abidyan. L'omologazione delle forme edilizie rispecchia il diffondersi di un "pensiero unico" che minaccia l'identità culturale delle società avanzate e non. |
In passato
un unico modello di edilizia abitativa veniva realizzato in molteplici varianti
per adattare lo schema alle caratteristiche morfologiche dell'area in questione,
all'espletamento delle attività agricole praticate nel territorio circostante,
alle disponibilità economiche e alle esigenze della famiglia che ivi
risiedeva. Per questo le dimore rurali o quelle inserite nei centri storici
ci offrono ancora scorci e ambienti che costituiscono una testimonianza concreta
delle funzioni svolte in passato dalla comunità locale. Il substrato
fisico trovava una rispondenza nelle strutture elaborate dall'ingegno e dalla
tecnica dell'uomo: le sedi umane, il sistema viario, le divisioni fra i terreni
agricoli erano costruite con materiali locali e ricalcavano nell'assetto e nella
localizzazione la geomorfologia di ciascun sistema territoriale. Oggi i condizionamenti,
i limiti imposti dalla natura sono facilmente superabili attraverso una tecnologia
in grado di plasmare ogni territorio indipendentemente dai caratteri e dalle
vocazioni locali. Le infrastrutture, che indicano la direzione del movimento
e dei flussi, spesso si oppongono alle "linee di forza" del territorio;
l'utilizzo della chimica in agricoltura consente di impiantare colture non autoctone
ma più redditizie e rispondenti maggiormente alle esigenze del mercato;
le industrie possono trasformare prodotti provenienti da qualsiasi parte del
mondo grazie alla velocizzazione dei trasporti; i materiali edili sono avulsi
dal contesto locale. Tale noncuranza del substrato fisico può essere
considerata come una delle cause più rilevanti dell'attuale disarmonia
riscontrata nei paesaggi odierni; il paesaggio è essenzialmente frutto
di una "relazione triangolare" tra cultura, comunità e territorio
che si influenzano reciprocamente e dipendono strettamente l'una dall'altra,
dando vita ad un geosistema ben strutturato ed unitario.
I contesti urbani, ad esempio, perdono le loro peculiari caratteristiche ed
assumono dovunque i connotati ripetitivi di periferie dall'edilizia uniforme.
La "città del futuro" diventa un luogo privo di significati e di riferimenti,
estraneo ai suoi stessi abitanti: ai margini delle grandi realtà urbane del
nostro secolo si può parlare di "individui senza luogo", ossia privi
di quello stretto legame che, nelle società tradizionali, legava l'individuo
alla propria terra. Comprendere
le trasformazioni del paesaggio, percepire i cambiamenti in modo critico
è sicuramente un dovere per le nuove generazioni: soltanto così potranno essere
evitati interventi che stravolgono i caratteri peculiari e le vocazioni di ciascun
territorio.
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| Stati Uniti, California. |
Per arginare questa tendenza all'uniformità è necessario valorizzare
le diversità e considerarle come una ricchezza: nel "villaggio globale"
c'è posto per ogni cultura. La globalizzazione è un processo che, coinvolgendo
economia, cultura, politica e tecnologia, necessità di essere intelligentemente
gestito per divenire un'opportunità.
Secondo L'UNDP
(Agenzia delle Nazioni Unite per lo sviluppo) bisogna muoversi verso una più
equa distribuzione delle risorse ed attuare scambi proficui tra tutti gli stati,
avanzati e non. Perché si realizzi questa ambiziosa prospettiva, è necessario
che a "dirigere" questo processo non siano unicamente gli interessi
economici di multinazionali ma organismi internazionali al di sopra di interessi
particolaristici. La stessa Wold Trade Organization (Organizzazione mondiale
per il commercio) non sembra adeguata alla risoluzione delle problematiche odierne
in quanto risulta indipendente dell'ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite).