Il ruolo dell'educazione ambientale nella società complessa

"L'educazione ambientale deve stimolare negli studenti una particolare sensibilità per i problemi legati all'ambiente, al fine di creare una nuova cultura che trasformi la visione antropocentrica del rapporto uomo-natura in quella biocentrica che considera l'uomo come componente dela biosfera" (Circolare del Ministero della Pubblica Istruzione n° 49/89).
Nella scuola italiana di ogni ordine e grado l'educazione ambientale, seppure sia stata prevista da più di un decennio, è ancora una realtà lontana per la mancanza di strumenti idonei, itinerari didattici e coordinamento tra i docenti. L'educazione ambientale è, infatti, un obiettivo trasversale da perseguire attraverso uno sforzo sinergico in una prospettiva interdisciplinare: si cerca di andare oltre lo schematismo didattico e la scissione tra scienze umane e scientifiche che ha caratterizzato il sistema scolastico italiano.
Per fornire una visione realistica e sintetica e per sviluppare negli allievi capacità di sintesi è necessario far comprendere interrelazioni tra le varie componenti (fisico-biologiche, economico-produttivo, storico-ambientale) che caratterizzano ogni contesto ambientale e ne determinano di conseguenza l'originalità e l'unicità. Le strutture territoriali, infatti, risultano particolarmente degradate proprio in relazione all'effetto cumulativo causato da agenti inquinanti, pressioni antropiche di natura ed origine diversa.


Andalusia, oliveti. In un progetto di educazione ambientale l’analisi del paesaggio agrario consente di risalire alle complesse interazioni definitesi nei tempi della storia tra substrato fisico e comunità locale.

Nel delineare le linee guida dell'educazione ambientale, il sistema legislativo italiano ha accolto in pieno le istanze provenienti dalla moderna cultura pedagogica: oltre all'interdisciplinarità e alla trasversalità degli obiettivi, si parla di centralità dell'allievo nel processo di apprendimento, attività didattiche basate sull'osservazione diretta della realtà territoriali di appartenenza, prospettiva "permanente" anche in tale ambito educativo. La scuola, infatti, è considerata solo una tappa (anche se la più importante) di un processo che, attraverso l'azione di altre agenzie educative, dovrà proseguire per tutta la vita, perché si acquisti una maggiore consapevolezza del difficile rapporto uomo-ambiente.
Per avvicinare alle più importanti e significative questioni ambientali è necessario prevedere "itinerari didattici" che pongono in stretto contatto territorio ed alunno: solo attraverso una presa di coscienza diretta delle problematiche e delle trasformazioni locali si possono considerare e valutare gli effetti della pressione antropica a livello globale.
L'educazione ambientale, in tal senso, si pone perfettamente in linea con la nuova scuola dell'autonomia, un'autonomia che si realizza soprattutto nella stretta relazione da intrattenere col territorio circostante per comprenderne esigenze, richieste, bisogni e per realizzare interventi formativi che non siano avulsi dai contesti socio-culturali ed economici locali. Il territorio, infatti, è visto come realtà in cui radicare profondamente l'esperienza scolastica in quanto"fonte" di cultura e di sviluppo.


Abruzzo, Castelvecchio Calvisio e Loreto Aprutino. Un progetto di educazione ambientale finalizzato alla comprensione dei processi di territorializzazione non può
non sensibilizzare al riconoscimento dei segni culturali (centri storici, dimore rurali, ecc..) che caratterizzano i contesti locali.

Ogni itinerario didattico dovrà muoversi su più livelli spaziali e temporali: la lettura del territorio (obiettivo fondamentale e preliminare per ogni corretta educazione ambientale) deve partire dalla condizione attuale per comprendere gli aspetti naturali, l'alterazione degli equilibri in relazione alle diverse realtà antropiche, le caratteristiche e la disposizione del sistema insediativo, il valore dei beni culturali ed ambientali, i possibili interventi per arginare situazioni di degrado sia urbano che ambientale. L'alunno deve saper leggere le stratificazioni storiche, le dinamiche e gli squilibri attuali, gli interventi futuri per uno sviluppo eco-compatibile in quanto l'organizzazione territoriale è frutto di un inarrestabile processo evolutivo.
In particolare è molto significativo produrre materiale fotografico da confrontare con foto del passato, pitture o brani letterari in cui la descrizione o la rappresentazione dei luoghi costituisca il motivo prevalente. In questo modo ci si rende conto dei cambiamenti delle attività prevalenti, della cultura, dei sistemi insediativi avvenuti soprattutto nel periodo del dopoguerra ("boom economico"), che ha determinato una trasformazione profonda di molti paesaggi italiani. Per comprendere in modo pratico ed operativo cosa si intende per "impatto ambientale" a livello globale, è necessario analizzare un'attività locale (ad esempio un'industria o un'agricoltura intensiva), le alterazioni da essa provocate, le emissioni atmosferiche, le acque di scarico prodotte, i sistemi adoperati per ridurre gli effetti negativi degli agenti inquinanti a vari livelli, l'ingombro visivo prodotto sul paesaggio circostante, etc.
Ai livelli scolastici più alti si possono proporre attività di laboratorio che, in situazioni controlate e predefinite, mostrino le alterazioni prodotte da alcune sostanze, una volta che entrino in contatto con l'acqua, l'aria ed il suolo.
Nei primi gradi della scuola dell'obbligo è molto importante stabilire una connessione tra produzione di sostanze inquinanti, alterazione delle componenti ambientali, ripercussioni negative sull'uomo e sugli altri esseri viventi. In tal senso l'educazione ambientale si configura anche come educazione ai consumi, al risparmio energetico, alla raccolta differenziata: a partire dai gesti e daii comportamenti quotidiani si costruiscono le basi di una "moderna coscienza ambientale", motivata, attenta e partecipe ai progetti di tutela e risanamento del territorio.

 

 

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