Deforestazione e perdita della diversità biologica
Quando parliamo di deforestazione introduciamo implicitamente una distinzione fra foreste tropicali e foreste temperate. Queste ultime si trovano soprattutto nei paesi avanzati dell'Europa e del Nord-America e vengono tutelate da una legislazione severa ed appropriata. Molte aree boschive sono sottoposte a vincoli paesaggistici oppure fanno parte di parchi nazionali ed aree protette. La loro gestione tende verso la sostenibilità: si cercano di conciliare i tempi per la riproduzione della fitomassa e le attività industriali collegate allo sfruttamento delle risorse boschive (industria farmaceutica, del legno , della carta, produzione di tinture, olii, resine, gomme, etc).

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Brasile, Foresta Amazzonica. Gli assi viari aperti all'interno della foresta hanno reso più fragile un organismo |
| complesso che oggi rischia di subire profonde ed irreversibili alterazioni. |
Le foreste
devono essere razionalmente gestite, non solo per il loro indubbio valore ambientale
ma anche per le positive ricadute economiche connesse: una risorsa è rinnovabile
nella misura in cui non intervengano fattori altamente destabilizzanti. Se le
foreste temperate risentono indirettamente della pressione antropica (insediativa,
industriale) delle aree più industrializzate del pianeta (piogge
acide), le foreste tropicali sono soggette ad un'azione continua di distruzione
della fitomassa, senza che si pratichi alcun intervento di silvicoltura. Sono
situate essenzialmente lungo la fascia dell'equatore tanto da essere paragonate
ad un "anello verde" che cinge il pianeta, regolando ed imprimendo
il proprio ritmo ai cicli
di trasformazione (ciclo del carbonio, dell'ossigeno, ciclo idrogeologico).
Nonostante occupino solo il 6% della superficie terrestre, producono la maggior
parte della fitomassa e costituiscono un habitat ideale per un' enorme quantità
di specie viventi. Eppure la complessità di un ecosistema
è direttamente proporzionale alla sua fragilità: la foresta amazzonica è frutto
di un equilibrio tanto perfetto quanto precario. A differenza delle aree boschive
nord-americane e europee, il terreno sottostante è particolarmente povero di
sostanze nutrienti: le piante traggono gli elementi indispensabili alla loro
crescita quasi esclusivamente dalla biomassa, decomposta con ritmi di gran lunga
superiori a quelli registrati nelle fasce temperate. Una volta distrutto il
manto boschivo, si perdono tali peculiarità ed il terreno si trasforma, in pochissimi
anni, in una "sabbia" improduttiva ed inutilizzabile sia a scopi agricoli
che zootecnici. Le foreste tropicali, a causa degli altissimi valori registrati
nella produzione di fitomassa, presentano un tessuto fitto e costituiscono una
massa compatta, impenetrabile. Per secoli l'unico asse di penetrazione praticabile
è stato il fiume Rio (quasi del tutto navigabile) con il suo sistema di affluenti.
Da alcuni decenni, a partire dalla "Trans-amazzonica", sono state
aperti numerosi assi viari che si inoltrano nella foresta , rompendo quella
continuità essenziale per la fauna locale. Le immagini satellitari mostrano
questa lenta ma progressiva "parcellizzazione" che rende il sistema
particolarmente vulnerabile, soprattutto in assenza di leggi statali che regolino
lo sfruttamento delle risorse boschive.
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| Il processo di deforestazione in Amazzonia. |
Nonostante
le foreste tropicali costituiscano "beni
comuni per l'umanità", il potere decisionale spetta di diritto allo
stato dotato di piena sovranità sul territorio in questione! Al contrario gli
effetti del disboscamento si ripercuotono non solo a scala
locale ma anche alla scala
globale: si perdono luoghi di vitale importanza per il mantenimento
della diversità
biologica, degli equilibri climatici ed idrogeologici. La vegetazione, inoltre,
contribuisce alla stabilità dei bacini idrografici e contrasta il fenomeno dell'erosione
del suolo: le radici trattengono il terreno ed il manto attutisce la potenza
dilavante delle piogge.
Tutelare il patrimonio forestale mondiale implica, innanzitutto, un concreto
aiuto finanziario e tecnico da parte dei paesi che, attuando da decenni politiche
di silvicoltura e graduali rimboschimenti, cercano di applicare un principio
di equità intergenerazionale, conservando inalterato il proprio capitale naturale
(sostenibilità
forte).