La crescita della popolazione

Fino al 1600 la crescita della popolazione mondiale era così lenta da far registrare un aumento del 2-3% per ogni secolo: furono necessari ben 16 secoli perché dai 250 milioni di abitanti all'inizio dell'era cristiana si passasse a circa 500 milioni di abitanti. Da questo momento in poi il tempo di raddoppio della popolazione è andato sempre diminuendo tanto che, oggi, in alcuni Paesi del mondo ci si avvicina al cosiddetto "limite biologico" nella velocità di crescita di una popolazione (3-4% l'anno).

Il Subcontinente     Indiano  rappresenta una dele aree più densamente popolate della superficie terrestre.

Secondo l'ONU si supereranno gli otto miliardi di abitanti intorno al 2025: tali previsioni sono considerate attendibili dalla maggior parte degli studiosi, a differenza di quelle che si spingono molto lontano e che non possono prevedere quali mutamenti sociali, economici, culturali si verificheranno. Bisogna considerare le notevoli differenze che, attualmente, si registrano fra Paesi avanzati, arrivati quasi al "punto zero" della crescita, e Paesi in via di sviluppo che contribuiscono al 90% dell'incremento demografico odierno.
Per spiegare la profonda differenziazione e lo squilibrio dei regimi demografici nell'ultimo secolo, gli studiosi parlano di tre fasi della transizione demografica. Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Corea del Sud si troverebbero, in questo momento, a vivere la terza ed ultima fase, in cui alla diminuzione della mortalità (dovuta al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie) corrisponde anche una forte diminuzione della natalità. Nei Paesi in via di sviluppo, invece, la mortalità diminuisce mentre la natalità è ancora alta e la durata media della vita si innalza: tale fase si registra nell'Africa a sud del Sahara, negli stati musulmani, nel Sud-est asiatico. In una situazione intermedia si posizionano gli stati dell'America latina, la Cina e, ultimamente, anche l'India.

Il rapporto tra crescita della popolazione e risorse disponibile è una problematica affrontata sia dagli studiosi che dai politici.

Negli stati industrializzati aumenta la percentuale di popolazione anziana e il ricambio generazionale è molto lento: ciò comporta l'afflusso di numerosi immigrati proprio dalle aree caratterizzate da un aumento annuo del 3% circa per sostenere le attività produttive e l'economia di questi paesi che registrano di frequente uno squilibrio tra popolazione in grado di produrre ricchezza e popolazione pensionata. Nel 2025, secondo le previsioni dell'ONU, la Nigeria ad esempio, avrà una popolazione superiore a quella degli Stati Uniti e l'Africa supererà di tre volte l'Europa per numero di abitanti. Il sovrappopolamento, unito ad arretratezza, analfabetismo e mancanza di adeguate strutture igienico-sanitarie, costituisce sicuramente un grave problema non solo per l'Africa a causa delle inevitabili conseguenze di tale fenomeno a livello mondiale. Si verifica, infatti, uno squilibrio tra domanda e offerta di risorse disponibili, dovuto anche all'utilizzo di circa l'80% delle risorse energetiche mondiali da parte dei Paesi industrializzati.
Il sovrappopolamento comporta un forte abbassamento del tenore di vita in quanto diminuisce la produttività per addetto e la disponibilità pro capite di generi alimentari, acqua potabile, servizi sanitari e cure mediche. La forte pressione antropica in atto sta portando ad un degrado ambientale che, inevitabilmente, si ripercuote sugli equilibri dell'intero sistema-Terra. L'erosione del suolo, il disboscamento, l'eccessivo sfruttamento di terre poco produttive sono una conseguenza dell'enorme bisogno di aree da coltivare per una popolazione in crescita. Questi comportamenti contribuiscono ad accelerare il processo di desertificazione e, di conseguenza, a ridurre il suolo fertile di molti Paesi in via di sviluppo. Lo squilibrio, negli ultimi decenni, si sta accentuando: la popolazione continua non solo a crescere in modo non omogeneo ma si addensa sempre più nelle aree urbane.

I diagrammi sopra riportati mostrano il ritmo di crescita della popolazione e l'incidenza che le singole aree della Terra  hanno avuto ed hanno sulla popolazione totale.


Per arginare l'esplosione demografica di questi stati e gli effetti negativi del sovrappopolamento, il governo cinese ha adottato severe politiche di controllo delle nascite dal momento che ogni coppia può generare non più di un figlio. Si è constatato che la natalità diminuisce progressivamente man mano che aumenta il grado di istruzione e di partecipazione delle donne alla vita sociale. Secondo alcuni studiosi il limite di sovrappopolamento, ossia la capacità di un territorio di "sostenere" un certo numero di abitanti, non è un fatto o un dato oggettivo ma varia a secondo della tecnologia e della cultura.
La disponibilità di risorse di un territorio può aumentare qualora si adottino tecniche agrarie moderne, piani che forniscano un utilizzo razionale delle risorse. In tal senso è necessario che paesi avanzati esportino nei paesi emergenti operai, tecnici, pianificatori in grado di redigere progetti che valorizzino al massimo ogni tipo di ricchezza. La capacità di popolamento di questi paesi, infatti, è strettamente collegata all'incremento della produttività agricola attraverso il miglioramento delle tecniche e la razionalizzazione dell'utilizzo del suolo: solo così si può porre un freno a massicci movimenti migratori diretti ad incrementare sia la popolazione dei paesi avanzati, sia le bidonvilles che caratterizzano le grandi città del mondo in via di sviluppo. Se l'aumento demografico si può prevedere in modo abbastanza attendibile in base ai dati precedenti, le risorse naturali, invece, variano a seconda del momento storico, della tecnologia, delle conoscenze scientifiche e dei mutamenti nell'organizzazione economico-sociale.

 

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