Corridoi ecologici e tutela della biodiversità in Campania

Il ruolo che le risorse, materiali ed immateriali, possono assumere nella strutturazione della rete ecologica regionale può consentire per la prima volta ai contesti locali della Campania di coordinarsi e raccordarsi ad una scala più ampia con l'obiettivo di favorire una più vasta politica del territorio rispettosa degli equilibri ambientali.
I criteri e i parametri di individuazione di percorsi ecologici centrati sul milieu richiedono approcci e valutazioni complesse e diversificate che devono tener conto, oltre che di variabili strettamente naturalistiche, anche di locali fattori culturali e dei livelli di pressione antropica; le scelte di piano rivolte alla definizione degli assetti del territorio e delle sue componenti socio-economiche non possono prescindere dalle specificità espresse dalle fattezze del paesaggio e devono prevedere il coinvolgimento delle aree sottoposte a vincolo per renderle partecipi di un unico progetto a scala regionale.
L'ipotesi di infrastrutturazione ambientale che solo oggi si va delineando, grazie all'attiva collaborazione tra comunità scientifica e forze territoriali, è centrata su un sistema di corridoi imperniato sulle specificità geo-morfologiche, sui livelli di antropizzazione, nonché su un'articolata serie di attrattori riconducibili a matrici diverse; non a caso lo specifico affiancarsi di circuiti eterogenei (circuito naturalistico, archeologico, religioso, dell'artigianato e delle produzioni locali, ecc..) definisce i caratteri, le potenzialità di ciascuna infrastruttura ambientale e la ricca complessità del sistema della rete ecologica della Campania.

parco del cilento

In tutto il territorio che ricade sotto l’azione di tutela dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, nei centri posti alle falde del vulcano come pure nella molteplicità dei suoi paesaggi agrari sono depositate le complesse stratificazioni naturali e storico-culturali che ne fanno una realtà unica nel contesto campano e mediterraneo.
Partendo dal complesso Somma-Vesuvio è possibile, pertanto, individuare un tessuto connettivo che, articolandosi sia verso l'interno (Parco Regionale del Partenio, Parco Regionale dei Monti Picentini) che verso le aree costiere (Parco Regionale dei Campi Flegrei, Parco Regionale dei Monti Lattari), sia in grado di promuovere per la prima volta l'integrazione territoriale fra ambiti eterogenei e, al contempo, di favorire il superamento della frammentarietà ecologica .
In tale prospettiva le affinità tra le aree protette dei Monti Lattari e i versanti interni del Vesuvio inducono le politiche recenti a focalizzarsi sulla forte identità rurale esaltandone e valorizzandone colture tradizionali, prodotti tipici, forme insediative, attività artigianali. Nonostante le “affinità elettive” e la complessità patrimoniale delle rispettive aree protette, tuttavia non è semplice ipotizzarne il collegamento attraverso un corridoio. La presenza del fascio infrastrutturale Napoli-Pompei-Salerno taglia infatti la penisola a nord, isolandone il patrimonio biologico e precludendo le possibili interazioni con il Parco Marino di Punta Campanella; il collegamento più naturale potrebbe invece essere individuato attraverso i Monti Picentini, riconoscendo i Lattari come naturale prolungamento dell' Appennino Campano nel contesto mediterraneo.
Ancora meno agevole, nonostante le affinità ambientali, storico-culturali e geomorfologiche, si rivela la connessione tra l'Area Vesuviana e quella del Parco Regionale dei Campi Flegrei. Tra di esse si estende infatti l'area metropolitana di Napoli che, quale organo unitario di gestione territoriale, coinvolgerà tutti i comuni litoranei vesuviani e flegrei; contiguo ai quartieri occidentali della metropoli il Parco Regionale dei Campi Flegrei assume, pertanto, una fisionomia nettamente metropolitana per le dinamiche e i processi che ne caratterizzano le componenti territoriali e gli organismi urbani soggetti a forti pressioni antropiche.
Per corridoi ecologici che consentano al Parco Nazionale del Vesuvio di uscire dalla insularizzazione attuale sarà opportuno seguire gli orientamenti e gli obiettivi dettati dall’Unione Europea (progetto "Life ECOnet") e dal Ministero dell'Ambiente (progetto APE e ITACA), ma, come già detto, i criteri di individuazione sono imprescindibili dalle specificità geomorfologiche, insediative, produttive dei sistemi territoriali da connettere; ciascun ambito locale deve infatti svolgere attivamente il proprio ruolo perché si realizzi la tutela dei propri equilibri ecoambientali. Il vasto corpus di normative, la ricca letteratura in materia, nonché la considerazione delle esperienze maturate altrove in Europa (in particolare nel Gelderland olandese), seppur possedute, devono tuttavia solo orientare e non condizionare le scelte locali per non produrre dannosa omologazione.
Così ad esempio, in linea con "Life ECOnet", in Emilia Romagna sono state attivate aree di riequilibrio ecologico nella pianura bolognese e in quella modenese realizzando interventi di ampliamento e miglioramento di aree umide, siepi, fasce boschive in collaborazione con A.N.P.A. (Associazione Nazionale per la Protezione dell’Ambiente) e Ministero dell'Ambiente, mentre in Abruzzo la rete ecologica è sostenuta piuttosto dalla valorizzazione delle "vie materiali e immateriali della transumanza" (progetto approvato dal Ministero dell'Ambiente nell'ambito del sistema Ape) con l'obiettivo di riproporre nelle aree interne, in chiave moderna, l'economia del tratturo tradizionalmente significativa nella cultura e nelle società contadine e pastorali.
In linea con l'ottica di APE, che si propone di connettere riserve e parchi appenninici e di ITACA, che mira a integrare le aree protette delle isole mediterranee, a scala regionale il Parco Nazionale del Vesuvio potrebbe fungere da relais propulsivo tra realtà territoriali diverse che, con le proprie specificità, rendono unico il ritaglio campano nell'intero contesto meridionale e della più vasta regione mediterranea. Nel Parco Nazionale del Vesuvio sono riconoscibili tutti i presupposti perché, a scala regionale e sovraregionale, l’intera area svolga un ruolo propositivo e funzionale al raccordo tra le politiche di tutela dei patrimoni ambientali dell'Europa centro-occidentale e di quelli mediterranei come previsto dal progetto "INTERREG IIIC" finalizzato a perfezionare un'articolata rete di scambi tra aree protette afferenti a sistemi eterogenei.

 

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