Aree protette e infrastrutturazione ambientale:
l'ipotesi campana
Chiamate a partecipare alle politiche regionali, le aree protette escono ormai dall'isolamento in cui erano state relegate da scelte vincolistiche, per collocarsi con i propri patrimoni identitari in più vasti contesti in evoluzione. Perché il loro ruolo possa essere oltremodo operativo l’ipotesi di corridoi ecologici che connettano ad esempio gli ambiti costieri a quelli più interni, già parte del sistema coordinato dei parchi appenninici (APE, Appennino Parco d’Europa), costituirebbe un valido freno per il processo di insularizzazione di cui spesso soffrono i territori protetti; spesso estrapolati da ogni contestualizzazione, raramente questi riscuotono infatti consenso e partecipazione, vuoi quando calati in contesti a forte antropizzazione (Aree Protette Foce del Sele, Tanagro, Foce del Garigliano, Foce del Volturno, Costa Licola, Parco Regionale dei Campi Flegrei, Parco Nazionale del Vesuvio) vuoi quando segnati da maggiore debolezza e marginalità (Parco Regionale del Matese, Parco Regionale dei Monti Picentini, Parco Regionale del Partenio, Parco Regionale del Roccamonfina, Parco Regionale del Taburno-Camposauro, ParcoNazionale del Cilento-Vallo di Diano, parte interna).
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L’ipotesi di circuiti in grado di connettere
le aree interne con quelle più favorite consentirebbe alle prime di liberare
l’alto indice di naturalità di cui sono dotati dalle tradizionali condizioni
di marginalità e scarsa accessibilità ed alle altre di alleggerire
la fruizione e la pressione antropica cui sono sottoposti.
Con tali premesse i corridoi ecologici, oltre a porsi come fasce di collegamento,
funzionali allo spostamento delle specie rare e localizzate, diventano piuttosto
fasce relazionali in grado di connettere in un sistema territoriale di transizione
realtà naturali e culturali diverse ma complementari ed assumono una
valenza che non si riduce alla sola conservazione in situ della biodiversità.
Il "vulcanesimo campano": Parco Nazionale del Vesuvio, Parco Regionale dei Campi Flegrei, Parco Regionale del Roccamonfina.
Il Parco Regionale del Matese, connessione tra le aree protette campane e il sistema nazionale dei parchi appenninici.
Il Parco Regionale del Taburno, un "sistema debole" ad alta qualità paesaggistica e ambientale.
Il Parco Regionale del Partenio e l'Alta Irpinia per una connessione trasversale tra il sistema campano e il sistema pugliese delle aree protette.
Il Parco Regionale dei Monti Picentini e il Parco Nazionale del Vesuvio, una connessione per il rafforzamento della rete ecologica campana.
Progetto APE e il Parco Regionale dei Monti Lattari, la difficile integrazione dell’estrema propaggine dell’Appennino campano al sistema dei parchi interni.
Il Parco
Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, integrazione tra fascia costiera
e area interna.