Il gigantismo urbano nei PVS: degrado da sottosviluppo

La rete urbana dei Paesi in via di sviluppo è fortemente squilibrata: si registra la presenza di piccoli centri caratterizzati da servizi banali e di poche grandi città che, di solito, superano per popolazione le località immediatamente inferiori di dieci volte. Tale dualismo si riflette anche nel paesaggio urbano: le profonde differenziazioni architettoniche e strutturali sono la chiara manifestazione della forte divergenza sociale presente all'interno delle città. Vi sono i quartieri moderni costruiti secondo i criteri urbanistici occidentali che ospitano uffici, multinazionali, sedi governative; nelle vicinanze si trovano edifici di matrice coloniale, in passato occupati dagli europei, oggi divenuti residenze per classi dirigenti, militari, grandi commercianti e borghesia locale. Intorno a tale nucleo si estende un'enorme periferia in cui la popolazione si ammassa all'interno di costruzioni fatte di fango, lamiere, cartoni ed altri materiali di fortuna. Le bidonvilles dell'Africa nera, le favelas dell'America latina o i busteer dell'India sono frutto di un'intensa e caotica urbanizzazione verificatasi soprattutto negli ultimi decenni.


Indonesia, Jakarta. Nelle città primate dei P.V.S. quartieri moderni e fatiscenti si contrappongono sia dal punto di vista formale che funzionale.

Nell'Africa Nera, subito dopo l'indipendenza dalla colonizzazione europea, il fenomeno urbano è esploso: i giovani stati non hanno avuto né il tempo né le risorse necessarie alla creazione di infrastrutture, servizi e alloggi necessari. Governi impotenti hanno assistito al proliferare di quartieri che spesso ricalcano le caratteristiche dei diversi gruppi etnici ivi trasferitisi dalle aree rurali, contribuendo al disordine strutturale ed alla fisionomia eterogenea di queste periferie urbane. Nel subcontinente indiano si registra, inoltre, un enorme numero di senza tetto che vivono di stenti lungo le strade: si tratta di individui poveri e malati che, privi di qualsiasi fonte di sostentamento e di aiuti statali, costituiscono l'aspetto evidente dei gravi problemi sociali di tali realtà urbane. Le città del mondo in via di sviluppo presentano forti anomalie non solo dal punto di vista demografico ma anche funzionale: sono organismi parassitari che non stimolano ma frenano la crescita economica dei territori circostanti prelevando costantemente risorse di ogni tipo. Non contribuiscono alla diffusione di attività produttive che portino ricchezza ed occupazione ma si caratterizzano soltanto per la presenza di funzioni terziarie connesse all'amministrazione dello stato o alla gestione di miniere e piantagioni. Per questo motivo si parla spesso di un circuito economico inferiore e superiore, di un dualismo funzionale strettamente connesso alle principali componenti sociali in cui si divide la popolazione di tali organismi urbani: una ristretta classe privilegiata ed un enorme massa di proletari. E' necessario studiare a fondo le classi di consumatori, i livelli di produzione e le connessioni del circuito inferiore con il circuito superiore per comprendere le dinamiche e le trasformazione sociali ed economiche dell'attuali realtà urbane.


Thailandia, Bangkok.

In queste città, inoltre, si registrano problemi ambientali diversi ma non meno rilevanti di quelli presenti nelle megalopoli: si parla di "degrado da sottosviluppo", ossia connesso alla mancanza di infrastrutture quali servizi igienici, fognature, illuminazione pubblica. Le precarie condizioni igieniche e la mancanza di acqua potabile comportano il proliferare di malattie come la tubercolosi mentre rischi chimici e fisici sono legati ai materiali utilizzati per la costruzione delle case e degli impianti. Spesso nei Paesi in via di sviluppo alcuni eventi naturali si rivelano disastrosi per l'uomo. Questa "crescente insicurezza ambientale" è dovuto alla vulnerabilità delle popolazioni che vivono in condizioni precarie ai margini delle grandi città. E' normale che fenomeni sismici, cicloni tropicali, alluvioni ed altri eventi climatici improvvisi abbiano effetti diversi a seconda delle società in cui si verificano: le città del Terzo Mondo, a tal proposito, sono maggiormente esposte per la mancanza di una pianificazione che contribuisca ad arginare tali disastri. Le autorità locali, infatti, non programmano alcun piano di sviluppo e permettono che si costruisca anche lungo corsi a regime torrentizio o su terreni particolarmente franosi.

La percentuale di popolazione urbana tende globalmente ad aumentare a causa dell'esodo rurale in atto nei paesi emergenti.

Per comprendere la ragione di tale crescita senza sviluppo è necessario considerare in che modo sorsero queste realtà urbane. Nate come semplici sedi militari e amministrative per il controllo dei territori interni, le città erano funzionali alla colonizzazione e non costituivano poli di attrazione per i locali: l'economia di sussistenza praticata dalle popolazioni africane non aveva prodotto, fino a quel momento, organismi urbani rilevanti. Inoltre il loro posizionarsi principalmente lungo l
e coste ha determinato la mancanza di città coloniali nell'area interna: questa è una caratteristica della rete urbana del continente africano. Il sovrappopolamento e le precarie condizioni delle aree economicamente più deboli e depresse della terra hanno portato ad un disordinato e massiccio inurbamento. I rurali, inurbatesi e sradicate dal loro ambiente di provenienza, costituiscono masse inquiete che difficilmente riescono ad integrarsi nella nuova realtà cittadina. 
L'urbanizzazione dei paesi in via di sviluppo, a differenza di quanto accade negli stati avanzati, non è correlata allo sviluppo economico e sociale. Queste città, imponenti dal punto di vista demografico e territoriale ma non funzionale, costituiscono il simbolo di inadeguate politiche economiche e di sconsiderate gestioni del territorio. E' necessario, innanzitutto, valorizzare e potenziare le risorse di questi paesi per riequilibrare anche il sistema urbano.

 

 

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