Le cave: profonde ferite inferte al territorio italiano
Le profonde trasformazioni che hanno interessato il sistema cave in Italia si devono collegare alla rinascita economica e al "boom edilizio" verificatosi soprattutto negli anni 60. La crescita dei centri urbani, il passaggio del Paese da agricolo a industriale, il bisogno di infrastrutture viarie, la nascita di impianti industriali, la presenza di macchinari per estrazioni a cielo aperto determinarono una forte richiesta di materiale da destinare all'industria delle costruzioni. Questo processo convulso è stato causa di forti squilibri in un settore che, per moltissimo tempo, aveva sostenuto una domanda contenuta: furono aperte molte cave a cielo aperto ed ampliate quelle già esistenti. Il problema ambientale non poteva esser sentito in un periodo storico in cui sviluppo, benessere e crescita economica costituivano l'obiettivo principale. La legge approvata nel 1927 per regolamentare il sistema delle cave era chiaramente inadeguata alla nuova situazione: approvata quando l'estrazione di materiali da costruzione non aveva raggiunto livelli tali da deturpare profondamente il paesaggio italiano, poneva una distinzione tra siti minerari, di proprietà statale e sfruttati per concessione, e le cave, che potevano essere aperti senza particolari restrizioni e autorizzazioni,visto lo scarso valore dei materiali.

| Area di cava ai margini della Piana Campana. Un sito può assumere valenze e caratteristiche molto diverse nel momento in cui è utilizzato per la produzione di materiali da costruzione |
Visti gli effetti di una legislazione così permissiva, nell'ultimo periodo si è
registrata una profonda consapevolezza dell'impatto ambientale prodotto da quest'attività da parte del mondo scientifico prima e dell'opinione pubblica
poi. Si tratta di un importante settore economico per il nostro Paese che è al
quarto posto nella produzione mondiale dei cosiddetti materiali poveri (sabbie,
ghiaie, gesso, tufo, argille, calcari, etc…). Lo stato italiano, incurante dei
costi ambientali connessi, fornisce materiali da costruzione a molti paesi la
cui legislazione limita fortemente l'apertura di cave per ridurre l'impatto sul
proprio territorio nazionale. Se l'Italia è un grosso esportatore di materiali
da costruzione, è un Paese costretto ad importare quasi tutti i minerali: per
questo non è particolarmente sentito il problema delle conseguenze ecologiche
connesse alle miniere a cielo aperto.

| Cave nell’area vesuviana. |
Gli unici giacimenti rilevanti (in Sardegna e nell'isola d'Elba) stanno attraversando un periodo di profonda crisi: il basso costo dei minerali importati dall'estero ne rende sconveniente lo sfruttamento. Le città minerarie e le miniere sarde (quasi tutte sotterranee) rappresentano, seppur in stato di abbandono, una forte testimonianza da tutelare e da valorizzare attraverso percorsi che mostrino i cambiamenti portati al territorio dall'attività estrattiva.