Interventi di bonifica

Con il termine "bonifica" si intende un complesso di interventi che mirano a trasformare un territorio da insalubre e palustre ad utilizzabile per scopi insediativi, agricoli e produttivi. Nei terreni di bonifica è visibile palesemente, forse più che in altri contesti, l'azione dell'uomo. Il territorio si trasforma da "vincolo" ad "opportunità", in quanto fonte di benessere ricchezza, capace di attrarre piuttosto che allontanare la popolazione.
L'Italia è sicuramente un Paese di bonifiche, siano esse litoranee che interne: fin dall'epoca romana si registrano interventi capillari volti a sottrarre al dominio della natura estese aree della penisola. Si calcola che  ben 3.000.000 di ettari di terreno costituiscano aree bonificate. Oggi, paradossalmente, quei pochi spazi sottratti a questa tipologia di intervento vengono salvaguardati per proteggere ecosistemi naturali:
in Italia le zone umide e palustri  si sono visibilmente ridotte.
E' una "contesa" continua tra uomo e natura: qualora le strutture e le opere per la regimazione delle acque non sono tenute in buono stato e adeguate ai nuovi assetti territoriali, allora la natura si riprende prepotentemente quegli spazi sottrattile con grande sforzi umani ed economici. Nel Medioevo molti ettari di terreni bonificati nel periodo precedente divennero di nuovo malsani ed improduttivi (Agro Aversano e Vallo di Diano).
Bonificare equivale per uno stato a crescere economicamente e a migliorare le condizioni delle comunità posizionate sul territorio paludoso.


Stati Uniti, Florida. Il Parco Nazionale delle Everglades costituisce una zona uumida di rilevanza internazionale.

Sicuramente, per attuare una bonifica razionale e duratura, è necessario evitare di adottare un unico modello: è necessario considerare quali sono le specifiche cause che determinano lo stazionamento e l'impaludamento e comprendere, in base a tale analisi sulla natura del terreno e sulla geomorfologia dell'area, le strategie più congrue. Nel periodo post-unitario non si tenne conto delle situazioni economiche di partenza diverse fra Nord e Sud: lasciando ai privati l'onere del risanamento di molte aree potenzialmente produttive si accentuò il divario, tuttora presente, fra l'agricoltura delle aree meridionali e di quelle settentrionali. Solo più tardi si comprese la necessità dell'intervento statale per portare a termine quei "bonificamenti idraulici" necessari per le comunità e per l'agricoltura.
Nell'Italia meridionale la presenza del latifondo era all'origine del mancato sfruttamento di molti ettari lasciati incolti. Nel Nord, a seguito di una maggiore parcellizzazione fondiaria, era stato incentivato uno sfruttamento intensivo delle aree da parte dei piccoli contadini e, quindi, un miglioramento e una messa a coltura anche di terreni apparentemente poco adatti. Il ristagno delle acque costituisce un fattore repulsivo per l'insediamento e un limite allo sviluppo economico. Si verificano, nelle aree non bonificate, tendenze marcate all'esodo della popolazione giovane che non riesce a trovare sbocchi per dar vita ad una redditizia attività agricola. Gli interventi di bonifica furono promossi sopattutto per arginare gli esodi massicci in atto nel Meridione, dando nuove prospettive di sviluppo che si radicassero fortemente nella tradizione economica delle aree meridionali.


I paesaggi di bonifica sono caratterizzati da una regolare geometria di canali di drenaggio sul territorio e da una gran quantità di risorgive. Anche le colture sono scelte in base alle particolari condizioni climatiche e a livelli di umidità abbastanza alti.

 

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