Verso una gestione unitaria dei bacini fluviali

La creazione delle Autorità di Bacino, istituite in Italia con la legge n. 183/89, è unanimemente considerata un "salto in avanti" nella gestione dei sistemi idrografici. I bacini costituiscono precise unità territoriali che non possono essere amministrate tenendo conto dei confini comunali, provinciali o regionali e delle esigenze delle singole comunità. Si parla, infatti, di autorità di bacino nazionali interregionali e regionali. Il fiume è visto come un bene da tutelare in ogni sua parte e da tutti i soggetti che svolgono le loro attività o sono insediati all'interno del bacino stesso; in caso contrario non riveste una funzione positiva ma diviene motivo di conflitto e fonte di stress ambientale.


Le fasce perifluviali sono caratterizzate da una forte antropizzazione: si registra una rilevante concentrazione di attività industriali, aziende agricole e sistemi urbani che prelevano ed alterano notevoli quantità di acqua, modificando e spesso deviando i naturali percorsi. Le Autorità di Bacino si pongono come  modello alternativo ed innovativo di organizzazione territoriale: la loro azione si esplica secondo livelli molteplici che considerano in modo unitario acqua e suolo per prevenire rischi idrogeologici, inquinamento delle falde sotterranee e superficiali e per ridurre l'impatto ambientale in tutta l'area perimetrata.


La conoscenza del territorio in questione è azione preliminare e fondamentale per la redazione di accurate pianificazioni, allo scopo di utilizzare al meglio tutte le risorse censite in ogni bacino, in base alla fattibilità degli interventi e alla compatibilità degli usi. I progetti sono finalizzati a ridurre disastri improvvisi che spesso causano ingenti danni alle infrastrutture, alle abitazioni e alle attività economiche oltre a pericoli ingenti per la popolazione civile, ponendosi nell'ottica della prevenzione.

 

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