Attività antropica e spostamento delle fasce climatiche

Il clima di una determinata area del pianeta è il frutto dell'interazione fra fattori geografici e comportamenti umani. Fino alla rivoluzione industriale le attività antropiche non hanno influenzato l'assetto climatico del sistema Terra: l'anidride carbonica (CO2), prodotta dalla combustione della biomassa vegetale, era facilmente "assorbita" ed integrata nell'ambiente. Alte variazioni nei livelli di concentrazione ed anidride carbonica erano dovuti essenzialmente a sporadici eventi naturali (grandi eruzioni vulcaniche) che, a livello mondiale, influivano sul clima innalzandone la temperatura, come si è notato dall'analisi delle stratificazioni dei ghiacciai in Antartide.
L'uomo è divenuto "soggetto attivo" dei mutamenti climatici a partire dall'utilizzo del carbone come fonte energetica. Pian piano prima il carbone poi il petrolio hanno sostituito le altre forze motrici utilizzate per secoli e basate sullo sfruttamento dell'acqua, del vento, degli animali e dell'uomo, forze "pulite" ma sicuramente meno redditizie e produttive (ad esempio la concentrazione di ossido di ozono (gas serra) è superiore del 20% rispetto all'era preindustriale!) Prendere consapevolezza dei cambiamenti in atto è doveroso ed essenziale considerando che il clima plasma fortemente il paesaggio, influendo sulla vegetazione, sulle forme e sui possibili modi di utilizzazione del suolo. Latitudine, umidità, escursioni termiche, temperature stagionali sono variabili dalla cui interazione dipende la delimitazione delle cosiddette "fasce climatiche", ossia di aree contraddistinte da comportamenti e peculiarità metereologiche ben definite.

Germania, produzione energetica e immissione di sostanze inquinanti nell’atmosfera.

 

Oggi, in base ai dati sull'andamento delle precipitazioni, l'aridità dei suoli, la variazione dei ghiacciai, le temperature annue, è necessario ridefinire tali fasce e considerarle in una prospettiva dinamica da connettere non più ai "tempi lunghi" della natura ma a quelli particolarmente ristretti della storia. L'Italia, ad esempio, è generalmente classificata come zona temperata senza tener conto delle molteplici variazioni verificatesi negli ultimi anni e delle differenziazioni tra Nord e Sud: il nostro stato verrebbe a posizionarsi al confine tra due fasce climatiche (spaccatura climatica).

Le principali fasce climatiche ivi riportate sono in parte modificate dalle odierne emissioni di gas serra.


E' già in atto un processo di rarefazione delle precipitazioni annue: temperature più alte provocano un aumento dell'evaporazione ma maggiore difficoltà nella trasformazione del vapore acque in gocce di pioggia. Quando questo si verifica, si determinano forti e violente precipitazioni che provocano maggiore erosione del suolo, danni all'agricoltura, alluvioni, frane, inondazione ed altri dissesti idrogeologici.
Al contrario il fenomeno della desertificazione avanza da Sud: siccità, prosciugamento di corsi a carattere torrentizio e delle falde acquifere costituiscono problemi particolarmente sentiti in alcune regioni, soprattutto nel Meridione.

 

 

 

 

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