A.S.I. e Mezzogiorno: piani di sviluppo poco attenti alle valenze ambientali e ai contesti locali
Per porre
un rimedio alla debolezza ed alla marginalità economica del Mezzogiorno, negli
anni Settanta e Ottanta sono stati realizzati numerosi insediamenti industriali
in aree con condizioni di partenza particolarmente favorevoli.
La delocalizzazione di alcune attività produttive fu considerata l'unica
soluzione in grado di ridurre gli squilibri tra un Nord industrializzato
ed un Sud caratterizzato da un'economia agricola poco competitiva.
L'intenso flusso migratorio, verificatosi negli anni Sessanta, aveva
determinato una forte perdita di risorse umane ed un progressivo
abbandono soprattutto delle aree interne del Mezzogiorno. I piani di
sviluppo industriale si rivelano, al contrario delle aspettative, una
scelta sbagliata in quanto fallirono nel loro obiettivo principale:
portare al Sud sviluppo ed occupazione. Perché i progetti siano
pienamente propulsivi e rivitalizzino un territorio non si devono
importare passivamente modelli di sviluppo privi di radici nella realtà
locale e distanti dai valori culturali presenti nei singoli contesti.

Aree ASI in Campania. |
Gli insediamenti
industriali, nella peggiore delle ipotesi, si sono trasformati in vere e proprie
"cattedrali nel deserto", producendo effetti negativi sugli ambienti
rurali. Infatti numerosi ettari sono stati "cementificati" per la
costruzione di infrastrutture, impianti, zone attrezzate, determinando un forte
degrado in aree caratterizzate da rilevanti valori paesaggistici ed ambientali.
L'assenza di una classe dirigente locale in grado di gestire le inevitabili
trasformazioni e i cambiamenti di un territorio a vocazione essenzialmente agricola
ha certamente influito negativamente sul positivo andamento di molte realtà
produttive del Mezzogiorno, non ben integrate in circuiti più vasti.
Attualmente i sistemi locali presentano caratteri fortemente contraddittori:
alla perdita della tradizionale identità agricola a seguito di un'industrializzazione
forzata che non ha prodotto gli indotti sperati, non si sono ancora sostituite
attività in grado di ridare un nuovo e propulsivo ruolo a molte aree del Meridione.
Un modello di sviluppo, per pervenire a risultati concreti e duraturi, deve
puntare sulla valorizzazione
del potenziale endogeno espresso in ciascun contesto territoriale: in quest'ottica
l'analisi storica è necessaria per la comprensione dei beni e delle risorse
culturali e naturali. Bisogna, infatti, considerare il patrimonio
culturale e naturale del Mezzogiorno come un fattore di riqualificazione
territoriale e ricchezza qualora venga opportunamente valorizzato e rispettato
dai piani di regolatori e dai progetti di sviluppo.
Ogni sistema territoriale deve, quindi, rigenerarsi, adattarsi alle nuove esigenze
della società odierna senza, per questo, alterare le fattezze fisiche originarie
o cancellare le tracce delle culture succedutesi nel Sud d'Italia. I cambiamenti,
per produrre sviluppo,devono esaltare la diversità del territorio ed imprimere
nuova vitalità non uniformandosi a modelli prestabiliti. Il mutamento di prospettiva
riguarda soprattutto le risorse naturali, di cui il Meridione è particolarmente
ricco, considerate non un vincolo allo sviluppo ma una concreta opportunità
per rilanciare una serie di attività di rilevanza ed attrazione internazionale.