Agricoltura intensiva
L'agricoltura
intensiva, praticata in paesi avanzati (Canada, Stati Uniti, Australia, Europa
occidentale), è un'agricoltura che prevede un forte impegno di capitali: si
tende ad elevare il livello di produttività (t/ha, tonnellate per ettaro) attraverso
l'utilizzo macchinari, pesticidi, fertilizzanti chimici e nell'ultimo periodo,varietà
colturali geneticamente modificate (OGM).
E' "un'agricoltura industrializzata", condotta e gestita in una prospettiva
aziendale, tutta protesa alla commercializzazione di prodotti destinati a soddisfare
i bisogni delle aree
megalopolitane e delle grandi città. Per sostenere i ritmi della domanda
(le aree urbane richiedono un costante "flusso
in entrata" di prodotti agricoli) si cercano di forzare i ritmi della
natura, modificando gli equilibri ecologici e facendo registrare alti valore
di impatto ambientale. Lo sfruttamento intensivo comporta, inevitabilmente,
maggiori rischi di degradazione del suolo (alterato nelle sue componenti per
l'immissione continua di sostanze chimiche) e forte inquinamento
delle acque interne (bacini lacustri, fiumi, falde freatiche) in cui, per
la porosità del terreno, penetrano tali sostanze. Anche l'eutrofizzazione delle
acque marine può essere considerata una conseguenza diretta di tali sistemi
colturali.

| Giordania, irrigazioni rotanti e colture nel deserto. |
L'agricoltura intensiva è caratterizzata dalla monocultura in quanto la coltivazione
di un'unica varietà vegetale comporta minore deversificazione dei trattamenti,
delle modalità di produzione e, di conseguenza, un forte abbattimento dei costi.
La specializzazione colturale rappresenta un pericolo per la biodiversità
in quanto porta alla semplificazione delle varietà vegetali e alla fine di agroecosistemi
(ecosistemi agricoli) tradizionali, di gran lunga più ricchi dal punto di vista
biologico. In questo senso la salvaguardia dei paesaggi agrari storici si configura
come salvaguardia della biodiversità.
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| Messico, area coltivata ad aloe. Per produrre cosmetici e pomate molti ettari di terreno fertile sono destinati ad una coltura funzionale alle industrie di Stati Uniti ed Europa Occidentale. |
Gli alti costi in termini ambientali di una pressione agricola così forte gravano
non solo sui singoli territori ma a lungo termine su tutto l'ecosistema planetario:
tali considerazioni sono alla base di
sistemi alternativi eco-compatibili.
In Italia uno sfruttamento intensivo si registra soprattutto nella Pianura Padana.
Nel Mezzogiorno, invece, la forte frammentazione dei terreni ad uso agricolo,
la prevalenza di coltivazione a piante legnose (pero, melo, vite, olivo etc…)
piuttosto che a seminativi (grano, ortaggi, etc..) e la natura collinare di
molte aree ostacolano la diffusione di un'agricoltura industrializzata.