Acqua e sviluppo

Acqua e sviluppo sono termini inscindibilmente legati e profondamente interconnessi. Tale prospettiva è tenuta presente soprattutto nell'Agenda 21 (documento stilato a Rio nel 1992) che analizza la quantità di risorse disponibili in relazione alla domanda allo scopo di definire progetti ed interventi per rendere la risorsa acqua un bene disponibile per tutti.

India, i pozzi costituiscono un punto di attrazione per la comunità locale e un elemento centrale dell’organizzazione territoriale.


Purtroppo nel 2000 la Conferenza tenutasi all'Aja ha parzialmente rigettato e capovolto la prospettiva di Rio. Tenuto conto degli esigui progressi e della crescente rarefazione d'acqua, il mercato è visto come l'unico mezzo per regolare il rapporto tra la disponibilità idrica e la crescente domanda; di conseguenza, l'acqua è considerata un bene essenzialmente economico. In quanto tale, l'acqua diventerebbe un bisogno non un diritto dell'uomo: se questa politica può essere adottata nei paesi avanzati, non è possibile prevederla in altri stati in via di sviluppo.
La "situazione idrica" è profondamente cambiata anche nel nostro Paese che, pur disponendo soprattutto nell'area centro-settentrionale di ingenti risorse, ha visto cambiare la legislazione in seguito al crescente squilibrio fra domanda ed offerta. Se negli anni '30 non ci si poneva alcun problema riguardo al suo utilizzo e salvaguardia, dal dopoguerra in poi è sorto il problema di preservare il patrimonio idrico, compromesso da scarichi urbani, inquinamento dei corsi d'acqua e delle falde a seguito di attività industriali ed attività agricole dal forte impatto sul territorio.

 

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