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L'
EDITORIALE
A scuola senza geografia?
Con questo interrogativo l’Associazione
Italiana Insegnanti di Geografia, insieme alle altre
associazioni geografiche, ha lanciato un appello per manifestare la propria
contrarietà per scelte ministeriali incomprensibili compiute a danno della
geografia: sapere di base per la formazione culturale e professionale dei
giovani. Una riforma complessiva avrebbe potuto costituire un’occasione per
offerte educative aperte alle nuove esigenze della società, che le numerose
sperimentazioni succedutesi per decenni non hanno soddisfatto, oltre che
rappresentare una pagina coerente di equilibrio tra saperi diversi, pur se
in una fase di ridimensionamento dei quadri orari delle discipline.
Cosa avviene per la geografia, già penalizzata per le sperimentazioni in
atto? Scompare completamente negli Istituti Professionali, è penalizzata in
quelli Tecnici, è ridotta e associata inspiegabilmente alla storia antica
nel primo biennio dei Licei.
Da tali scelte nasce l’appello, che ha ricevuto riscontri inaspettati
per quantità (30.000 firme in pochi giorni) e per qualità (numerosi i
commenti su cui riflettere), ma ha pure risvegliato un interesse raramente
manifestato per una disciplina, che ha coinvolto mass media, enti e
associazioni culturali, autorità accademiche, professionisti, pensionati,
casalinghe… e soprattutto moltissimi studenti, principali destinatari della
riforma.
Risposte così ampie meritano approfondite e inderogabili valutazioni da
parte dei geografi; ma dovrebbero riflettere anche
le istituzioni politico-amministrative della scuola. Tante sono le possibili
chiavi di lettura attraverso cui commentare quanto sta accadendo alla
geografia; quella di cui desidero servirmi (unica scevra di condizionamenti
e di pressioni di altra natura, estranei allo spirito dell’AIIG) è
culturale, da declinarsi simultaneamente sul piano della ricerca e della
didattica.
L’avverbio “simultaneamente” rappresenta la premessa del ragionamento,
giacché la considerazione disgiunta di questi due principi mina la stessa
essenza della geografia, vitale solo se generata da un loro raccordo
fecondo.
La domanda dell’appello – ovvero se sia possibile una scuola (e di
conseguenza una società) senza geografia – ne implica un’altra più
scottante: esiste una crisi della geografia, che l’attuale riforma
evidenzia? Di sicuro è un momento decisivo, tra i tanti ricorrenti nella
storia della disciplina, che i geografi non possono eludere e che devono
superare proprio sul piano culturale.
Sembra un buon punto di partenza l’enunciazione che l’AIIG sta sostenendo
convintamente in merito alla funzione insostituibile della geografia:
“Formare cittadini italiani e del mondo consapevoli, autonomi, responsabili
e critici, che sappiano convivere con il loro ambiente e sappiano
modificarlo in modo creativo e sostenibile, guardando al futuro”.
Tale enunciazione, base dell’appello, implica ragionamenti essenziali per le
competenze disciplinari, il primo dei quali riguarda
un nucleo fondante della geografia: la cultura del territorio. Proprio nella
carenza, che oggi se ne riscontra, risiede uno dei mali del nostro Paese,
preda di attacchi dissennati al suo territorio, ai quali non corrisponde una
sufficiente reazione della popolazione, spesso priva di adeguate chiavi
interpretative. Infatti nel territorio si ritrovano i concetti di
cittadinanza, d’identità, ma anche di integrazione e confronto delle
diversità, di sostenibilità, di rapporti
temporali come intreccio tra passato e futuro, tra memoria e progetto.
Un secondo ragionamento riguarda l’interpretazione del mondo, che nella
globalizzazione ha le sue prime radici conoscitive. Nella geografia si trova
il riferimento essenziale, giacché le competenze si acquisiscono proprio
nello spazio, osservato da punti di vista molteplici, e nell’ineludibile
correlazione delle diverse scale spaziali. I vari problemi che ci
coinvolgono – dal fenomeno migratorio al cambiamento climatico – hanno il
loro presupposto conoscitivo in una prima essenziale operazione: il loro
collocamento in corrette e correlate dimensioni spaziali.
Un terzo ragionamento porta alla lettura degli spazi terrestri, legata al
sapiente utilizzo del codice cartografico, linguaggio esclusivo della
geografia, aggiornato con le moderne risorse tecnologico-informatiche. E la
geografia ci conduce alla consapevolezza che non potremmo muoverci nello
spazio se non ci formassimo mappe mentali, progressivamente ampliate
dall’ambiente vissuto alla fisionomia dell’intero pianeta. Più sarà fitta la
nostra rete di conoscenze spaziali, meglio riusciremo a comprendere il
mondo; le conoscenze spaziali vanno senz’altro puntellate da informazioni e
nozioni (i nomi dei luoghi con rispettive localizzazioni), che tuttavia non
devono ridurre il sapere geografico
all’abilità di rispondere a quiz televisivi e non possono coincidere con le
più vaste competenze per l’interpretazione delle dinamiche del mondo.
Altro ragionamento, antico e attualissimo, riguarda la frammentarietà.
È un pericolo che manifesta allarmanti segnali, anche in questa riforma. Il
sapere geografico, patrimonio scientifico prezioso, disperso in tanti rivoli
attribuiti a diverse discipline – alla storia e alla letteratura, alle
scienze naturali e alla matematica, all’economia e alla sociologia – perde
le sue esclusive potenzialità e il ruolo cardinale in progetti trasversali,
dimostrato in tante buone pratiche didattiche. Ma lagnanze e proteste non
bastano; occorre
rifondare una nuova immagine della geografia, condivisa e unitaria, pur con
le necessarie curvature epistemologiche.
La riflessione deve partire dall’accademia, per diffondersi nella scuola. E
l’AIIG, che si sostanzia nel rapporto tra ricerca e applicazione didattica,
rivolge il suo appello a tutti i geografi, affinché si possa aprire al più
presto un forum di discussione. Della geografia non si può e non si deve
fare a meno. Sta a noi dimostrarlo. La mobilitazione di molti, che a vario
titolo si sono attivati in questa difficile circostanza e che sentitamente
ringrazio, è augurio e speranza per il futuro.
Gino De Vecchis |
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1
L'indice
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2
Editoriale: A scuola senza geografia? di
Gino De Vecchis
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Contributi
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3
Chi
difende la geografia? Diario di trincea, di Marco Maggioli e Riccardo
Morri
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6
La
geografia e la scuola: i quotidiani al tempo dell’appello,
(www.luogoespazio.info)
-
11 La strategia glaciale per la sopravvivenza al riscaldamento globale,
di M. Pelfini, V. Garavaglia, C. Balducci & I. De Paulis
-
16 La transizione bulgara tra crisi internazionale e nuovi scenari
futuri, di Valerio Raffaele
-
21 Giornata della terra, in Il pianeta degli uomini, rubrica di Giorgio
Nebbia
Laboratorio didattico
-
23
Le
Linee Guida per l’educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile: un
ruolo importante per la Geografia, di Cristiano Giorda e Maria Teresa di
Palma
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26 La geografia vista da dentro la scuola, di Lorena Rocca
-
31 La cooperazione internazionale come esperienza di laboratorio
didattico in geografia, di Laura Angela Ceriotti e Anna Bossi
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36 Considerazioni sul mutamento del sistema-mondo. Nuovi assetti di
potere al tempo della crisi, di Fabio Massimo Parenti
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Eventi e note
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38 SECOA: Un nuovo progetto di ricerca europeo
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39 “Borsa Italiana Go Slow – Prove di viaggio lento in autodromo”
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40 L’uomo che portò la buona novella anche agli uomini della Terra
d’Oriente, di Silvia Koci
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42 Tre importanti Convegni all’Università di Padova
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43 Presentazione del volume “Nuova geografia delle macro regioni. L’Asia
orientale si confronta con il mondo”, di Emanuela Gamberoni
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44 Reti di memoria; Paesaggio senza memoria
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45 Recensioni e segnalazioni
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48 Vita dell’Associazione
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53° Convegno Nazionale
Associazione Italiana Insegnanti di Geografia
5° Convegno Nazionale
Associazione Italiana Insegnanti di Geografia -
Giovani
14° Corso Nazionale di aggiornamento e sperimentazione
didattica
Abruzzo
dignità antiche e identità future
Giulianova lido (TE), 16 - 21 ottobre 2010
>> Programma
preliminare <<
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