Associazione Italiana Insegnanti Geografia

Società di cultura del territorio

“Associazione di protezione ambientale riconosciuta ai sensi dell'art. 13 legge n. 349/86”

Membro European Standing Conference of Geography Teachers

Associazione accreditata alla formazione del personale docente dal Ministero dell'Istruzione

Presidente: Gino De Vecchis

 

 
 

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 La riforma Gelmini della Scuola secondaria di secondo grado


Interventi sulla geografia nel forum sui licei

Riprendiamo gli interventi che riguardano direttamente la geografia apparsi sul Forum che il ministero ha aperto per discutere la bozza delle Indicazioni Nazionali.

(Da: http://nuovilicei.indire.it/)

 

GEOGRAFIA non posso che essere dispiaciuta (per rimanere nei termini della correttezza verbale), in quanto è la disciplina che più offrirebbe e offriva spunti per trattare in modo sistematico e non episodico problemi di attualità; mi sembra che sia il profilo generale sia i programmi specifici siano più che ambiziosi (in un’ora per settimana, se va bene); mi domando se chi li ha scritti si renda conto della realtà quotidiana con cui ci dobbiamo confrontare, perché si tratta di programmi spropositati anche rispetto alle attuali due ore settimanali – insegno al classico. Si auspica un ripensamento basato sulla concretezza. Sulle “conoscenze di base acquisite nel ciclo precedente” non farei gran affidamento né mi consola la dichiarazione di revisione dei programmi di cui si è parlato anche in questo forum (Mi sfugge la logica di una riforma dall’alto, anziché dal basso! Gli alunni dell’anno prossimo arrivano con quel che sanno, comunque). Inoltre mi sembrava molto più appropriata la impostazione attualmente vigente e anche ai miei tempi (paesi extra-europei con problematiche trasversali). L’insalata Italia, Europa, resto del mondo mi terrorizza, perché in questa mania enciclopedica si andrà a finire molto male; ma consola il fatto che i nuovi testi che stanno circolando sono semplicemente imbarazzanti per superficialità. In alcuni indirizzi che già attualmente hanno un orario di storia/geografia di 3 ore, in alcune scuole, la disciplina è praticamente scomparsa o ridotta a un modulo per quadrimestre e non viene adottato neppure un libro di testo. (Ne siete consapevoli?) Non penso che questa sia la finalità. CITTADINANZA e COSTITUZIONE: per pietà, indicateci chi deve fare cosa (cioè, più banalmente, ripartite tra biennio e triennio e fornite indicazioni meno vaghe. Anche per questo punto, inutile sottolineare che molto era sviluppato trasversalmente attraverso il programma di geografia.

commento del 27 Mar 2010, alle ore 22 05
 
 

Alcune note sulla mia materia, la geografia (sono stata insegnante e sono autrice di libri di testo), che, come si sa, viene accorpata, nelle tre ore settimanali complessive, alla storia. - L'esistenza della geografia viene solo vista in funzione dell'apprendimento della storia, senza autonomia né, purtroppo, dignità. Non vengono evidenziati il suo grande valore formativo, la sua visione d'insieme sui processi del mondo attuale, la sua funzione di sintesi tra discipline scientifiche e discipline umane: niente di tutto questo. La geografia serve solo per capire meglio la storia e tutto quanto non è funzionale a questo va tralasciato. - Soprattutto non si fa cenno alla sua capacità (e direi al suo dovere) di sistematizzare e organizzare fatti e fenomeni passati e presenti al fine di comprendere la realtà attuale, e magari anche intervenire su di essa. Non si parla di chiavi di lettura per capire il mondo, né di strumenti di decodifica dei media. Non si prevede l'incontro con culture diverse, né la comprensione di tensioni e conflitti. Tutto vien sempre visto soltanto 'in prospettiva geostorica'. - In generale viene accantonato il valore teorico della geografia, dando esplicitamente indicazioni di privilegiare 'le tecniche della disciplina, la pratica'. Non si vuole certo negare il valore di esercitazioni e attività di laboratorio, anzi, ma è necessario affermare che esse non hanno alcun valore didattico metodologico se non sono supportate da un accurato lavoro sui contenuti. - E' assente ogni accenno ai processi economici: viene dato spazio alla demografia e agli indicatori statistici che la definiscono, ma ritmi di crescita, migrazioni, povertà, salute, ecc. vengono presentati avulsi da contesti di sviluppo economico, al massimo collegati con elementi 'naturali': clima, ambienti, disponibilità di acqua e di energia (tutto naturale: e certo, ci sono popoli fortunati e altri meno...!) - Le indicazioni incorrono anche in assurdità temporali, quando suggeriscono di proporre nel primo biennio alcuni argomenti 'da sviluppare poi nell’arco dell’intero quinquennio come strumento per lo studio della storia, con particolare riferimento al quinto anno'. Chi può seriamente pensare che temi trattati durante i primi due anni del liceo possano essere gelosamente conservati nelle menti degli studenti per dare i loro frutti durante l'esame di maturità? - Le indicazioni si concludono con una nota eternamente rassicurante: last but not least, come obiettivo specifico di apprendimento si propone la buona vecchia 'individuazione di dati geografici su una carta muta'.... (Rossella Kohler)

commento del 09 Apr 2010, alle ore 10 19

 

Mi presento: ho insegnato per molti anni nella scuola e sono oggi ricercatore confermato in Geografia presso l’Università di Torino, dove insegno Didattica della Geografia. Mi occupo di formazione e faccio parte dell’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia. Non entro nel merito dello spazio e del ruolo della geografia nella scuola superiore, perchè mi sento rappresentato da quanto affermato del recente post di Rossella Kohler. Mi auguro solo che le attuali Indicazioni vengano migliorate (magari ascoltando almeno un geografo esperto di didattica della disciplina) e che le specificità formative e metodologiche della disciplina vengano sottolineate. Se si fosse voluto proporre un connubio interdisciplinare legato all’interpretazione del mondo contemporaneo, ambito nel quale sussistono varie affinità tematiche, pur con approcci e metodi diversi, l’accoppiata andava proposta al 5° anno, non nel biennio. Qui ad esempio leggo nel programma di storia il tema della globalizzazione, la cui mancanza negli OSA per la geografia mi sembra la lacuna più grave. Ma tutti gli OSA per la geografia hanno una strana formulazione, molto lunga e involuta, e non è chiaro come mai siano scritti in modo così diverso da quelli di storia che sono un elenco di contenuti. Segnalo nella parte di Storia che l’affermazione “la geografia umana, a sua volta, può ben essere intesa come geografia storica” è epistemologicamente scorretta: la geografia storica è uno dei tanti filoni, neppure tra quelli più praticati, della geografia umana. Ne propongo l’eliminazione, anche perchè non cambia il senso della frase, che è invece accettabile (l’insegnamento della storia deve comprendere una parte di geografia storica, che pur nascendo dalla ricerca dei geografi si integra bene nel contesto scolastico nella prospettiva di un insegnamento interdisciplinare). Intervengo però soprattutto per condividere quella che ritengo essere la prima causa del mancato riconoscimento del valore formativo della geografia, e cioè la mancanza di una adeguata formazione geografica nel profilo dei docenti. Fino ad oggi, per insegnare geografia, è stato sufficiente un esame universitario annuale. Anche nel migliore dei casi, cioè quello in cui si incontrano nel proprio percorso scolastico e universitario i migliori docenti, la conoscenza scientifica della geografia, già limitata dalle poche ore nella scuola, non può basarsi su un solo esame, in genere privo di riferimenti didattici e di esperienze laboratoriali. È questo il motivo per cui nei licei (non nei tecnici dove esiste la classe di Geografia, e dove quindi i docenti hanno ben maggiore preparazione) la disciplina è non solo poco, ma anche superficialmente insegnata, da insegnanti che in maggioranza (esistono naturalmente molte eccezioni virtuose, e ho la fortuna di conoscere alcuni fra questi ottimi docenti) non hanno ricevuto un’adeguata preparazione, non hanno seguito adeguati percorsi di aggiornamento (la ricerca geografica negli ultimi vent’anni è cambiata radicalmente) e non hanno seguito insegnamenti di didattica della disciplina, dove essere preparati, ad esempio, sui metodi, sugli strumenti e sui concetti della geografia, ai quali non fa cenno la bozza delle Indicazioni, parlando genericamente di “tecniche” (cosa saranno? Un sinonimo di abilità?) e cadendo nella obsoleta idea di geografia descrittiva che da tanti anni chi si occupa di didattica della geografia cerca di contrastare. (Cristiano Giorda)

commento del 13 Apr 2010, alle ore 17 04
 


GEOGRAFIA: Mi associo pienamente a quanto scritto dai proff. Giorda e Kohler. Soprattutto per quanto riguarda: 1)il fatto che l'insegnamento della geografia è stato completamente depotenziato delle sue valenze di interpretazione della realtà attuale, ridotto a una geografia elencativa che -come dimostrano tutte le lamentele relative al fatto che i ragazzi (e non solo loro) non sanno più dove accadono le cose - è evanescente nelle nostre attuali memorie (non ci ricordiamo più i numeri di telefono degli amici, figuriamoci altro!). Mentre una Geografia ancorata ai problemi quotidiani, alla scoperta delle relazioni tra i fatti, tra i luoghi e tra fatti e luoghi, alla ricerca di soluzioni e di comportamenti sostenibili (come d'altra parte è auspicato dall'accordo MIUR - Ministero dell'Ambiente sull'educazione alla sostenibilità) potrebbe, quella sì, avere delle ottime chanches di essere ricordata, solo ci fossero le possibilità di farla. E questo significa avere tempo, indicazioni chiare, preparazione adeguata. 2)Diventa a questo punto prioritario, visto il pochissimo tempo, che i docenti di materie letterarie (di tutte le abilitazioni 43 - 50 - 51 - 52)abbiano avuto almeno una ottima formazione geografica, in modo che possano trattare di geografia facendo non solo storia (cosa ovvia), ma anche Italiano, letteratura, latino e greco. Perchè i luoghi sono alla base della cultura, di tutte le culture. Allora perchè togliere spazio all'unica scienza che da sempre se ne occupa? (Maria Teresa Di Palma)

commento del 14 Apr 2010, alle ore 22 20
 
 
Ridurre le ore di geografia, in un liceo, come in qualsiasi altro indirizzo, in un mondo di globalizzazione è pura utopia! Non credo che accorpare la storia e la geografia sia stata la scelta più giusta. Ci sarà, sicuramente, il docente che darà più spazio alla storia e la disciplina "GEOGRAFIA" sarà la cenerentola del quadro orario. Chiedo a chi di competenza, di riflettere su questa epocale riforma e dia il giusto peso a una disciplina tanto snobbata, ma indispensabile per capire lo spazio che ci circonda, per conoscere le etnie, gli usi e costumi, le migrazioni, i climi, ecc.. E' una disciplina che bisognerebbe inserire in tutte le classi dal biennio al triennio, perchè è essenziale nella formazione dell'alunno, dandogli le conoscenze basilari di tempo e spazio geografico, ecc. Eliminarla o ridurla è stata una pessima scelta. La classe di concorso esiste già, i docenti sono preparati e idonei, non è necessario reperire insegnanti abilitati con altre abilitazioni, ecc. Spero in un ripensamento
commento del 15 Apr 2010, alle ore 19 31
 
 
Resto basita per il trattamento riservato alla Geografia, sempre più Cenerentola tra le discipline... Allo stato attuale con due ore settimanali risulta arduo riuscire a recuperare le lacune con cui gli studenti ci giungono dalla sec.di I grado (grazie, Letizia!!), adesso sarà impossibile!
commento del 18 Apr 2010, alle ore 19 02
 
 
Merenda 81 e Carminetti 82. Condivido il vostro giudizio negativo sulla scelta di accorpare Storia e Geografia. Sappiate , però, che questa scelta è addirittura osannata dal prof. Belardinelli, membro della Commissione e coordinatore della sezione di Storia. Queste sono le sue parole a riguardo: "Riguardo a storia e geografia, oltre al fatto che le due discipline vengono finalmente unite, consentendo una loro maggiore integrazione e quindi una migliore comprensione..." Tralascio di considerare che il prof. Belardinelli non è nè uno storico nè un geografo... Ma tant'è... Del resto questa perla va con l'altra di aver eliminato Diritto e Economia o di aver riesumato l'Educazione civica chiamandola impropriamente Cittadinanza e Costituzione ma non attribuendole nemmeno dignità di disciplina autonoma Stasera ho seguito Report sul possibile default della Grecia e mi son sorpreso a pensare che dall'anno prossimo i nostri studenti delle superiori, non studiando Economia, non saranno nemmeno in grado di seguire e capire una trasmissione di informazione non specializzata. Se siete interessati, l'articolo da cui è tratto il giudizio entusiastico di Belardinelli di cui sopra si trova: http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2010/4/15/SCUOLA-1-Belardinelli-la-filosofia-delle-Indicazioni-Meno-tabelle-e-piu-liberta/2/79684/ Franco Labella
commento del 19 Apr 2010, alle ore 00 50
 
 

Salve. Insegno al ginnasio, parlo per il mio ambito. Mi va benissimo limitare la storia del primo biennio al feudalesimo: era già l'articolazione che avevamo stabilito nel mio liceo, ed obiettivamente il feeudalesimo è il massimo che arrivo a fare seriamente (con qualche lettura, qualche approfondimento...), salvo casi miracolosi di classi super, e in quel caso arrivo al massimo alla lotta per le investiture. Mi lascia più perplessa geografia: il voto è unico con storia, ma i due programmi sono completamente sganciati; concordo con chi proponeva un programma coordinato alla storia antica, magari legando i grandi temi di attualità all'italiano (le antologie o i testi di narrativa consentono buoni collegamenti). Inoltre con i colleghi abbiamo un problema (lo so che non riguarda i nuovi obiettivi, però c'è): le case editrici non hanno pronti libri di geografia decenti, hanno fatto una sintesi alla buona dei libri vecchi, però, trattandosi di nuove edizioni, se li adottiamo non possiamo cambiarli per 6 anni: come fare? Grazie.

commento del 20 Apr 2010, alle ore 18 53

 

Nel saggio "Di fronte ai classici", pubblicato nel 2002, Luciano Canfora critica apertamente l'abbinamento, voluto da Gentile, della storia con la filosofia: fu un colpo mortale per la storia, per il suo studio a livello scolastico, svincolato dalla geografia...Ora questo abbinamento ritorna in vigore, almeno nel primo biennio: nelle scuole medie la storia viene concepita prevalentemente come insieme di nozioni (le temute date da imparare a memoria), con qualche apertura allo studio dei rapporti causa - effetto alla base dei fenomeni storici...Nel sistema liceale la didattica della disciplina, oltre a confermare l'inevitabile base nozionistica, evidenzia ulteriormente l'importanza dei rapporti causali e logici all'interno dei fenomeni storici, studiati in chiave locale e globale anche mediante l'ausilio di altre discipline complementari (epigrafia, paleografia e archeologia)... Ora, con la costituzione di una materia unica, si spera che anche la prospettiva geografica, più "pratica" e meno teorica, venga colta dagli studenti e sia funzionale alla didattica della storia...Ritengo giusto anche l'approfondimento dei temi legati alla cittadinanza e alle Costituzione: il confronto con l'ambito giuridico (mi riferisco alla lettura di documenti fondamentali, come quelli citati nel profilo generale) permetterà di offrire un'interpretazione onnicomprensiva dei fatti storici, colti in tutti i loro aspetti. Grazie e buon lavoro. Cordiali Saluti
commento del 21 Apr 2010, alle ore 23 53



Concordo con la prof Mazzarino (post 86), la sua proposta per geografia "integrata" è ottima e ragionevole; è bene non andare oltre il feudalesimo in seconda, il biennio deve garantire uno studio decoroso della storia antica; purtroppo è vero che nel triennio il programma sembra molto concentrato, ma non vedo altra soluzione. 3 ore sono comunque troppo poche nei bienni, ma ormai non si può più discutere di quadri orari; arrivare al 1300 in tre ore settimanali condivise con geografia sarebbe improponibile (e già oggi non ci si riesce, nella maggior parte dei casi); sono assolutamente contrario all'ipotesi proposta nel forum di storia del triennio di spostare la storia antica alle medie, creando un ciclo unico di storia di otto anni.
commento del 22 Apr 2010, alle ore 02 32
 

Insegno al ginnasio, e sono come molti ben consapevole delle difficoltà messe in rilievo negli interventi precedenti. Tuttavia, ho ancora fiducia nella didattica, e ho provato a immaginare una programmazione didattica sulla base delle Indicazioni in bozza. L’accostamento di Storia e Geografia nel primo biennio, già prefigurato negli “Assi culturali” del 2007 (competenze di fine obbligo), non è una completa novità, anche se probabilmente studenti e famiglie non sono pronti a prenderne pienamente coscienza, e non sono stati adeguatamente preparati a farlo. Lo statuto della Geografia non viene necessariamente messo in discussione, né mi sembra che la bozza privilegi la geografia descrittiva: in ogni caso, lo statuto delle discipline è difeso a mio parere soprattutto nella pratica didattica. A me è sembrato didatticamente stimolante pensare un percorso che proceda sul doppio binario spaziale e temporale, sottolineando analogie e differenze nei due approcci attraverso tappe di studio significative, e individuando inoltre momenti specifici di riflessione su tematiche legate alla Cittadinanza e alla Costituzione. La possibilità di integrare ulteriormente l’indagine con l’apporto della metodologia scientifica proposta attraverso l’insegnamento di Scienze della Terra (mi sembra che nessuno ne abbia fatto menzione sinora) consentirebbe inoltre ai ragazzi di fare esperienza concreta della complementarità delle diverse discipline, pur nella loro diversità di linguaggio e prospettiva. Potrebbe essere una sfida interessante, anche se non facile: la collaborazione tra discipline può aiutare a ridurre i tempi di insegnamento/apprendimento, ma l’acquisizione di una prospettiva diversa su discipline tradizionalmente considerate distinte richiede tempo a sua volta. Sarà inoltre necessario, credo, uno sforzo supplementare per evitare che studenti e famiglie (oltre che alcuni docenti) interpretino l’accostamento di Storia e Geografia come un “declassamento” dell’una o dell’altra (o di entrambe). Personalmente, è una sfida che accolgo volentieri, e che potrebbe dare buoni frutti in un clima collaborativo. In una tale ottica, tuttavia, può disorientare un po’ il fatto che competenze e OSA vengano enunciati distintamente per Storia e Geografia: ma forse ciò è dovuto solo a motivi di praticità e chiarezza (e può lasciare maggiore libertà nella programmazione disciplinare e di Consiglio di Classe). Tutto questo se, naturalmente (ho bisogno di una conferma chiara e definitiva!), la valutazione di Storia/Geografia sarà unica. Non modificherei la scansione proposta per la Storia nel biennio (dopo quanto detto sopra, non c'è spazio per altro - né il 1300 fornisce uno snodo significativo). Non concordo infine con la proposta di diversificare la scansione per il solo Liceo Classico.

commento del 21 Apr 2010, alle ore 23 11
 
 
 
Non sono assolutamente d'accordo con l'accorpamento della storia e la geografia
commento del 22 Apr 2010, alle ore 14 32


Anche a nome della rivista che dirigo (e del liceo Alexis Carrel di cui sono coordinatrice didattica), dichiaro la soddisfazione per la riduzione del programma di storia del biennio, che permette di dare spazio al mondo antico. Ci lascia invece perplessi la posizione ancillare dii geografia, che rischia di far scomparire di fatto in breve tempo una disciplina essenziale per l'accostamento dei ragazzi all'attualità
commento del 22 Apr 2010, alle ore 14 58
 
 

Il dipartimento di Lettere del Liceo Scientifico "A. Avogadro" di Roma nella riunione del 20 aprile 2010 si è così espresso: - Storia e Geografia Si sottolinea la difficoltà di gestire le due discipline come un’unica materia, senza avere le indicazioni precise del numero di ore settimanali da dedicare a ciascuna di esse. La loro gestione unificata è a svantaggio dello studio della storia greco-romana, indispensabile supporto per l’apprendimento della letteratura e cultura latina (richiesta soprattutto nel Secondo Biennio e nel Quinto Anno). Si ritiene inoltre inadeguato ripetere i contenuti della geografia prettamente fisica che andrebbe invece potenziata alle scuole medie, mentre le pochissime ore a disposizione potrebbero essere dedicate agli argomenti di geografia umana e politica che riscontrano maggior interesse negli alunni. L’intero Dipartimento di Lettere, nel condividere le Indicazioni Nazionali circa l’importanza della frequente verifica dell’esposizione orale, fa presente che un'adeguata e reiterata verifica orale, non solo per la storia e la geografia ma per tutte le discipline letterarie, non è consentita dal numero eccessivo di alunni per classe e dalla riduzione del monte ore che ha colpito particolarmente le suddette materie.
commento del 22 Apr 2010, alle ore 15 00
 

 

 

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