Associazione Italiana Insegnanti Geografia

Società di cultura del territorio

“Associazione di protezione ambientale riconosciuta ai sensi dell'art. 13 legge n. 349/86”

Membro European Standing Conference of Geography Teachers

Associazione accreditata alla formazione del personale docente dal Ministero dell'Istruzione

Presidente: Gino De Vecchis

 

 
 

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 La riforma Gelmini della Scuola secondaria di secondo grado (Licei)

 

Tra geostoria, geografia e storia.

Un commento agli interventi sul forum indire per i Licei.

 

Saranno ascoltate dalla Commissione ministeriale le voci dei docenti che sono intervenuti, con competenza, serietà e anche molta passione per l'insegnamento, sul forum Indire dedicato alla bozza ministeriale con le nuove Indicazioni per i Licei?

C'è da augurarselo, almeno come geografi. Tutti gli interventi hanno dimostrato che gli insegnanti che lavorano sul campo hanno compreso il valore formativo della geografia, ne conoscono come pochi altri la trasformazione epistemologica degli ultimi decenni, hanno voglia di rinnovarne l'insegnamento.

Ecco, in sintesi, le principali indicazioni emerse dagli interventi:

- La "prospettiva geostorica" affascina, ma lascia anche incerti. Qualcuno è esplicitamente contrario "all'accorpamento". Ma accorpamento non è, al limite è un abbinamento, com'è logico trattandosi di un'esperienza nuova fra due discipline dalla lunga e solida tradizione epistemologica.

- Le bozze delle Indicazioni riconoscono a geografia e storia autonomia di contenuti, metodi e competenze. L'intersezione va dunque ricercata trasversalmente, nella pratica didattica, nella capacità incrociata di utilizzare strumenti e modelli analitici "spaziali" e "temporali" per decodificare la realtà contemporanea e per arricchire vicendevolmente le reciproche prospettive (ad esempio in storia riflettendo sulla diversificazione nello spazio delle culture e dei paesaggi, in geografia sull'evoluzione nel tempo delle aree geopolitiche e degli Stati più rilevanti).

- Si teme il "ritorno" a un insegnamento elencativo, nozionistico, didatticamente e scientificamente datato. Ma il fatto che lo si tema conferma che molti insegnanti sono oggi aggiornati e preparati e in grado di impostare l'insegnamento in forma critica, interdisciplinare, interpretativa. Più che le Indicazioni è il metodo, la pratica dell'insegnamento, a poter (dover) continuare a sviluppare questo approccio.

- Si vorrebbero forse più "argomenti di geografia umana e politica" e meno di geografia fisica. Ma in realtà la geografia fisica è già esclusa, se non come conoscenza del "Sistema Terra" indispensabile base per comprendere le relazioni tra uomini e ambienti terrestri, vale a dire per parlare in modo scientificamente fondato di sostenibilità, di paesaggio, di rischi ambientali, di attività economiche legate all'uso delle risorse naturali (minerali, suolo, foreste, ecc). Un insegnamento della geografia fisica fine a sé stesso, fosse anche un capitolo ha senso solo se è collegato a un discorso ecologico, e serve a comprendere la presenza della specie umana sulla Terra attraverso i suoi legami (culturali, di sfruttamento, di trasformazione) con la natura.

- Si teme una posizione "ancillare" della geografia. I documenti non lo dicono da nessuna parte, né dicono che le ore vanno suddivise con un maggiore spazio per una delle due discipline. E' quindi un timore legato al passato, alla situazione preesistente. Sta allora agli insegnanti il compito di costruire un nuovo equilibro che non stia tanto nella suddivisione rigida (un'ora e mezza e un'ora e mezza) quanto nella costruzione di percorsi didattici (unità di apprendimento, moduli) per cui le ore, tutte e tre, siano di "storia e geografia".

- I temi di cittadinanza e costituzione, nella pratica didattica, sono abbinabili trasversalmente a molti argomenti del programma di geografia, soprattutto se vista come approfondimento di problemi e non come compendio enciclopedico di aree regionali.

- La riduzione oraria, abbinata al problema del contenimento dei costi, ha generato un altro problema, quello dei libri di testo. Due libri per un voto, che possono diventare anche tre o quattro se si adottano i manuali in due volumi. Per contenere i costi, i docenti potrebbero essere "costretti" a scegliere i libri più piccoli (imbarazzanti per superficialità, li definisce un intervento) ma di minore qualità e approfondimento. Oltre alle ore per insegnare, verrebbero a perdersi così anche i sussidi didattici di maggiore qualità e approfondimento.

 

Leggi: Interventi sulla geografia nel forum sui licei


Interventi sulla geografia nel forum sui licei

(Da: http://nuovilicei.indire.it/)

 
 

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