Premio Valussi 2003

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 Assegnato al Prof. Giorgio Nebbia

"Quando, in questo quarto di secolo, la popolazione mondiale sarà arrivata a circa 7.500 milioni di persone, da dove prenderemo i cereali, le proteine, l’acqua potabile, l’energia, i metalli, lo spazio abitabile, il cemento? Quali conoscenze vanno approfondite per dipendere sempre di più dalle fonti rinnovabili di energia e di materiali, che sono poi quelle legate ai grandi cicli biologici?

"Gli ingegneri possono suggerire soluzioni tecniche, gli economisti possono indicare dove trovare i capitali finanziari necessari, i sociologi possono aiutare a distinguere i bisogni essenziali dai puri sprechi imposti dalle raffinate arti della pubblicità: ma solo nuove figure di professionisti, dotati di una cultura in grado di ‘leggere’ insieme le realtà economiche, sociali e naturalistiche del mondo, potranno sottoporre a valutazione finanziaria, ma anche di impatto biologico, le proposte degli ingegneri, dei tecnici, dei governi.

"La preparazione di nuovi professionisti attenti al futuro e alla natura, rappresenta una grande sfida per gli educatori e per le Università di tutto il mondo. Il premio per chi volesse assumersi questo impegno è rappresentato da una migliore comprensione di quanto avviene nel mondo reale, una impresa che farebbe migliorare la cultura industriale e darebbe agli ecologi una maggiore conoscenza dei processi produttivi. Insomma ci guadagnerebbero gli economisti interessati alla produzione e i biologi interessati alla sopravvivenza dei sistemi naturali. E, soprattutto, ci guadagnerebbe lo sviluppo – che deve essere per forza economico e ecologico insieme – della comunità umana.

"Fortunatamente ci sono dei segni che sembrano indicare già aperta e percorribile la strada che porta alla Mecca preconizzata da Marshall, la città in cui cadranno le barriere fra contabili della natura e contabili dei soldi e in cui sarà possibile uno sviluppo sciale capace di soddisfare i bisogni umani nel rispetto di valori – la salute, la bellezza della natura, la vita – che sono altrettanto, se non più, importanti delle merci e del denaro".

Queste sono parole di Giorgio Nebbia ed è facile, per chi lo abbia conosciuto o ne abbia letto anche soltanto qualche pagina, riconoscerne lo stile, la capacità di sintetizzare le esigenze tecnologiche ed economiche con le sensibilità etiche, ambientali e sociali, sempre proiettandosi verso il futuro.

E a Giorgio Nebbia il Consiglio Centrale dell’Associazione ha deliberato con unanime compiacimento di attribuire, in questo convegno nazionale che si tiene a Lecce, il Premio intestato a Giorgio Valussi.

È un Premio che la nostra associazione con piacere consegna qui, in terra di Puglia, a Giorgio Nebbia, che in Puglia si è laureato in Chimica "pura" nel 1949, che nell’Università di Bari ha illustrato la cattedra di Merceologia dal 1959 al 1995 (dopo un concorso vinto giovanissimo, nel 1958, a soli 32 anni), che all’Università di Bari, di cui è professore emerito, ha avuto nel 1999 la laurea honoris causa in Economia e Commercio (la seconda, poiché la prima, in Discipline economiche e sociali, gli era stata assegnata l’anno precedente dall’Università del Molise).

Ma anche se Giorgio Nebbia è un pugliese di adozione, non è certo per questo che gli viene attribuito quest’anno il premio Valussi. È vero infatti che Nebbia ha lavorato soprattutto in Puglia, ma certo non solo per la Puglia, non solo per questa regione. Ha lavorato, molto semplicemente, per un mondo migliore, più pulito, in tutti i sensi che questo termine ha.

Lo ha fatto come merceologo bizzarro e inquieto, curioso di quella curiosità che è alla base della ricerca scientifica e che la sostanzia e la motiva, attento al passato e al presente dei rapporti tra merci e esseri umani, ma sempre proiettato verso il futuro;

lo ha fatto nel 1966 quando si precipitò a Firenze, devastata dall’alluvione, e ne tornò con un camion di libri coperti di fango. E, con lui a capo, tutto il personale dell’allora Istituto di Merceologia di Bari e molti studenti della Facoltà lavorarono, un foglio alla volta, e asciugarono quei libri, per poterli restituire, di nuovo utilizzabili, alla Biblioteca Nazionale di Firenze e ai lettori di tutto il mondo.

Lo ha fatto nel 1970 a Milano, con la sua relazione inaugurale alla prima "Giornata della Terra";

lo ha fatto nel 1972 a Stoccolma, partecipando come componente della delegazione della Santa Sede alla Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente umano;

lo ha fatto dal 1973 al 1976 come membro della commissione pontificia Iustitia et Pax;

lo ha fatto a Bari dal 1972 al 1992 come docente di Ecologia, primo insegnamento del genere in una facoltà di studi economici;

lo ha fatto alla Camera dei Deputati (dal 1983 al 1988) e al Senato (dal 1988 al 1993), dove fu eletto come indipendente, su candidatura dell’allora Partito Comunista Italiano;

lo ha fatto sempre, nelle aule universitarie e scolastiche, nei convegni e nelle strade, "predicando" educazione ambientale e territoriale;

lo ha fatto con la sua imponente produzione scientifica;

lo ha fatto e lo fa con centinaia e centinaia di articoli e interviste comparsi su periodici e quotidiani , nei quali Giorgio Nebbia riesce sempre a coniugare il rigore dello scienziato e la passione del divulgatore, spinto dal bisogno interno di educare alla sensibilità territoriale e allo sviluppo sostenibile, all’etica e alla tolleranza.

Ecco, sono questi i motivi principali per cui la nostra Associazione, noi tutti consegniamo a Giorgio Nebbia il nostro più alto riconoscimento, il Premio che vuole ricordare sempre Giorgio Valussi; un Premio che vuole stimolare l’impegno quotidiano teso alla costruzione di un mondo migliore e alla formazione di cittadini del mondo consapevoli, autonomi, responsabili e critici, che sappiano convincere con il loro ambiente, umano e fisico, e sappiano modificarlo in modo creativo guardando al futuro, come Giorgio Nebbia ha sempre fatto e come, ne siamo certi, continuerà a fare insieme con tutti noi, nelle aule e nelle strade.

Vai alla relazione presentata dal prof. Nebbia


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