Le
“regioni” e le “ragioni” della geografia.

C’è stato un tempo in cui l’Italia era almeno
“un’espressione geografica”, come sostenne Metternich nel 1847.
Ora non lo è più. Lo dimostrano i fatti. Partiamo da
questi. Intervistati in una nota trasmissione radiofonica RAI, due candidati
alla presidenza delle Regioni italiane hanno dimostrato di non conoscere
nemmeno i confini del territorio che si propongono di governare. Tralasciamo
i nomi, per evitare accuse di schieramento politico: a noi interessa la
conoscenza della geografia, la cui ignoranza sospettiamo sia fortemente
bipartisan.
Sul Piemonte, uno dei due candidati ha prima sostenuto che
la Lombardia si trova ad Ovest (è invece a Est), poi si è dimenticato che il
Piemonte confina con l’Emilia-Romagna, infine ha sostenuto che il monte più
alto della regione è il Cervino (che invece si trova fra Valle d’Aosta e
Svizzera). Sulla Calabria, uno dei candidati ha sostenuto che confina con la
Puglia, per poi affermare che le cime più alte sono sull’Aspromonte (sono
invece sul Pollino).
Il mancato raggiungimento delle conoscenze di base per
l’ammissione in quinta elementare, però, preoccupa soprattutto per i dubbi
che lascia trasparire: se non conoscono i confini, cosa sapranno delle loro
regioni su argomenti come i sistemi produttivi, le vie di comunicazione, le
dinamiche demografiche, le risorse culturali, il paesaggio? Saranno in grado
di discutere di euroregioni coi loro vicini stranieri? Sapranno valorizzare
le risorse del territorio per lo sviluppo turistico? O dovranno sempre
ricorrere a “esperti”, il cui operato non saranno però in grado di valutare
e discernere?
Se quest’ignoranza della geografia è generalizzata, si
possono capire molte cose: come mai i politici e i tecnici autorizzano la
costruzione di edifici in aree soggette a frane o alluvioni, ma anche come
mai tanti cittadini vogliono edificare e abitare in queste situazioni di
rischio; come mai l’Italia sia il Paese con più beni culturali e ambientali
del mondo, ma la cura dei suoi paesaggi sia trascurata da quasi tutte le sue
amministrazioni e il turismo internazionale sia in calo da molto tempo; come
mai lo sviluppo del territorio sia spesso basato su progetti che ignorano
anche le caratteristiche più elementari della sua identità e delle sue
risorse ambientali e umane.
C’è
una considerazione amara: nell’Italia corporativa degli infiniti interessi
personali, di casta, di corporazione, di genere, non c’è più spazio per
l’interesse generale, che nasce dalla conoscenza del territorio regione per
regione, differenza per differenza, unicità per unicità, ed è la base per
un’autentica cittadinanza costruita non sulla demagogia ma sulla conoscenza
dei luoghi e sul riconoscimento del loro valore come patrimonio che abbiamo
in comune. In un’Italia senza geografia, invece, il Piemonte può benissimo
confinare con la Calabria, non perchè le diversità geografiche siano finite,
ma perchè nessuno le conosce più.