Associazione Italiana Insegnanti Geografia

Società di cultura del territorio

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                                                                       EDITORIALE                                25  - 03 - 2020

 

 

 
 

Le “regioni” e le “ragioni” della geografia.

 

C’è stato un tempo in cui l’Italia era almeno “un’espressione geografica”, come sostenne Metternich nel 1847.

Ora non lo è più. Lo dimostrano i fatti. Partiamo da questi. Intervistati in una nota trasmissione radiofonica RAI, due candidati alla presidenza delle Regioni italiane hanno dimostrato di non conoscere nemmeno i confini del territorio che si propongono di governare. Tralasciamo i nomi, per evitare accuse di schieramento politico: a noi interessa la conoscenza della geografia, la cui ignoranza sospettiamo sia fortemente bipartisan.

 

Sul Piemonte, uno dei due candidati ha prima sostenuto che la Lombardia si trova ad Ovest (è invece a Est), poi si è dimenticato che il Piemonte confina con l’Emilia-Romagna, infine ha sostenuto che il monte più alto della regione è il Cervino (che invece si trova fra Valle d’Aosta e Svizzera). Sulla Calabria, uno dei candidati ha sostenuto che confina con la Puglia, per poi affermare che le cime più alte sono sull’Aspromonte (sono invece sul Pollino).

Il mancato raggiungimento delle conoscenze di base per l’ammissione in quinta elementare, però, preoccupa soprattutto per i dubbi che lascia trasparire: se non conoscono i confini, cosa sapranno delle loro regioni su argomenti come i sistemi produttivi, le vie di comunicazione, le dinamiche demografiche, le risorse culturali, il paesaggio? Saranno in grado di discutere di euroregioni coi loro vicini stranieri? Sapranno valorizzare le risorse del territorio per lo sviluppo turistico? O dovranno sempre ricorrere a “esperti”, il cui operato non saranno però in grado di valutare e discernere?

Se quest’ignoranza della geografia è generalizzata, si possono capire molte cose: come mai i politici e i tecnici autorizzano la costruzione di edifici in aree soggette a frane o alluvioni, ma anche come mai tanti cittadini vogliono edificare e abitare in queste situazioni di rischio; come mai l’Italia sia il Paese con più beni culturali e ambientali del mondo, ma la cura dei suoi paesaggi sia trascurata da quasi tutte le sue amministrazioni e il turismo internazionale sia in calo da molto tempo; come mai lo sviluppo del territorio sia spesso basato su progetti che ignorano anche le caratteristiche più elementari della sua identità e delle sue risorse ambientali e umane.

C’è una considerazione amara: nell’Italia corporativa degli infiniti interessi personali, di casta, di corporazione, di genere, non c’è più spazio per l’interesse generale, che nasce dalla conoscenza del territorio regione per regione, differenza per differenza, unicità per unicità, ed è la base per un’autentica cittadinanza costruita non sulla demagogia ma sulla conoscenza dei luoghi e sul riconoscimento del loro valore come patrimonio che abbiamo in comune. In un’Italia senza geografia, invece, il Piemonte può benissimo confinare con la Calabria, non perchè le diversità geografiche siano finite, ma perchè nessuno le conosce più.

 
 

 

 

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