Associazione Italiana Insegnanti Geografia

Società di cultura del territorio

“Associazione di protezione ambientale riconosciuta ai sensi dell'art. 13 legge n. 349/86”

Membro European Standing Conference of Geography Teachers

Associazione accreditata alla formazione del personale docente dal Ministero dell'Istruzione

Presidente: Gino De Vecchis

 

 
 

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                                                                         EDITORIALE                                  di Gino De Vecchis
 
 
 

UN GRIDO D'ALLARME PER LA GEOGRAFIA

 

Un grido d’allarme per la Geografia viene oggi dal Regno Unito, dove è appena uscito un Rapporto ufficiale dell’Ofsted (Office for Standards in Education), cui fa capo un corpo di ispettori (Her Majesty’s Inspectors), che impietosamente rileva come l’interesse per la disciplina nel Paese sia diminuito sensibilmente nell’ultimo decennio, e in particolare nello scorso anno.

Al contrario è in costante aumento l’ignoranza della geografia, considerata “noiosa e irrilevante”.

La notizia con i risultati del Rapporto è comparsa il 17 gennaio 2008 sul Finacial Times con un articolo a firma di David Turner; da qui è stata ripresa anche in Italia, tra gli altri con un ampio servizio curato da Enrico Franceschini e Salvo Intravaia (vedi Repubblica del 18 gennaio e rassegna stampa del nostro sito).

Il Rapporto sottolinea, tra l’altro, come “in un’era in cui inondazioni, aumento dei livelli dei mari, risoluzione dei conflitti, dispute commerciali, carestie ed effetto serra sono continuamente sulla prima pagina dei giornali, ci sono le prove che lo studio della geografia, anziché espandersi e aggiornarsi come sarebbe necessario, declina e rimane indietro”.

In sintesi la carenza di ricaduta nell’istituzione scolastica (solo nel Regno Unito?) delle grandi questioni globali penalizza particolarmente la geografia, giacché questa studia il mondo alle varie scale (dalla locale alla globale).

Le considerazioni presenti nel Rapporto accostano Regno Unito e Italia in un mal comune, che purtroppo non è un mezzo gaudio. Molto ci sarebbe da riflettere; e il sito e la Rivista dell’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia possono costituire un’opportunità per un dibattito non solo approfondito (nel passato molto l’AIIG si è prodigata in questa azione), ma anche aperto e soprattutto diffuso.

La prima desolante riflessione relativa agli esiti negativi manifestati dal Rapporto riguarda la mancanza di passi avanti rispetto a situazioni lontane nel tempo, che contrasta con gli indubbi progressi scientifici e metodologici della Geografia, anche nel campo didattico. Sembra che nulla sia mutato da quando, addirittura nel 1896, Arcangelo Ghisleri (positivista seguace di Carlo Cattaneo) affermava quello che continuiamo a ribadire instancabilmente: “È necessario ripetere che la Geografia come oggi è intesa, non è più quella filastrocca di nomi che si insegnava nelle scuole di un mezzo secolo addietro; ma è una delle scienze più complesse e più utili… In realtà essi [gli studenti] vengono traditi, perocché, in luogo della geografia, maestri e libri di testo non danno che nomi aridi… La noia e la ripugnanza negli allievi sono dunque più che legittime… Altri continenti esistono, altri popoli si agitano, altre forme di civiltà si evolvono, con le quali anche l’Italia ha rapporti vitali, e di cui non è più lecito senza vergogna rimanere ignoranti”.

Se alla fine dell’Ottocento Ghisleri evidenziava l’importanza pratica della Geografia per comprendere il mondo, cosa si dovrebbe dire oggi di fronte alle sfide della globalizzazione che ci coinvolgono tutti direttamente?

Lo stesso Ghisleri segnalava la “deplore­vole ignoranza di giornalisti, di uomini di Stato e di persone di ogni ceto in fatto di geografia in generale e di quella di casa nostra in particolare”. Oggi ci sono affermati giornalisti, come Paolo Garimberti, che riconoscono di aver dovuto fare i conti, anche se in ritardo, con la nostra disciplina per completare e arricchire la propria indubbia professionalità: “Confesso di aver mal studiato la geografia a scuola. Forse per colpa degli insegnanti, che non hanno saputo appassionarmi. Certamente per colpa mia, perché la consideravo materia secondaria, che poco o nulla mi sarebbe servita in futuro. Confesso egualmente di essermi più volte pentito per la mia negligenza giovanile. Specie quando ho cominciato a occuparmi di politica internazionale e ho dovuto fare spesso corsi di autoaggiornamento rapido” (vedi l'articolo su republica.it).

Dunque, dobbiamo aspettare che i nostri allievi si rendano conto “da grandi” di aver “bisogno” della Geografia?

Ai vertici dell’AIIG (e non solo) ci stiamo impegnando al massimo perché la Riforma degli ordinamenti scolastici in Italia giunga a compimento, includendo la scuola secondaria superiore e prevedendo al suo interno un serio curricolo di Geografia.

Altro nostro fronte avanzato è proprio questo sito, che si arricchisce giorno per giorno di proposte didattiche e di strumenti e sussidi utili a insegnanti e alunni: diamoci tutti da fare per diffonderne l’esistenza nelle scuole e nelle università.

Il cambiamento nella concezione della Geografia scolastica, da materia noiosa e mnemonica a materia indispensabile per comprendere il mondo e saper partecipare consapevolmente ai processi gestionali, sembra richiedere i tempi lunghi dei cambiamenti di mentalità. È urgente accorciare tali tempi. È necessario agire subito, tutti, per arginare, anche attraverso un corretto e coinvolgente studio della Geografia, le previsioni poco rosee per il futuro del Pianeta.

Gino De Vecchis

(Presidente Nazionale AIIG - Università La Sapienza di Roma)

 
 
 
 

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