UN GRIDO D'ALLARME PER LA GEOGRAFIA
Un grido d’allarme per la Geografia viene
oggi dal Regno Unito, dove è appena uscito un Rapporto ufficiale dell’Ofsted
(Office for Standards in Education), cui fa capo un corpo di
ispettori (Her Majesty’s Inspectors), che impietosamente rileva come
l’interesse per la disciplina nel Paese sia diminuito sensibilmente
nell’ultimo decennio, e in particolare nello scorso anno.
Al contrario è in costante aumento l’ignoranza
della geografia, considerata “noiosa e irrilevante”.
La notizia con i risultati del Rapporto è
comparsa il 17 gennaio 2008 sul Finacial Times con un articolo a
firma di David Turner; da qui è stata ripresa anche in Italia, tra gli altri
con un ampio servizio curato da Enrico Franceschini e
Salvo Intravaia (vedi Repubblica del 18 gennaio e rassegna stampa del nostro
sito).
Il
Rapporto sottolinea, tra l’altro, come “in un’era in cui inondazioni,
aumento dei livelli dei mari, risoluzione dei conflitti, dispute
commerciali, carestie ed effetto serra sono continuamente sulla prima pagina
dei giornali, ci sono le prove che lo studio della geografia, anziché
espandersi e aggiornarsi come sarebbe necessario, declina e rimane
indietro”.
In
sintesi la carenza di ricaduta nell’istituzione scolastica (solo nel Regno
Unito?) delle grandi questioni globali penalizza particolarmente la
geografia, giacché questa studia il mondo alle varie scale (dalla locale
alla globale).
Le
considerazioni presenti nel Rapporto accostano Regno Unito e Italia in un
mal comune, che purtroppo non è un mezzo gaudio. Molto ci sarebbe da
riflettere; e il sito e la Rivista dell’Associazione Italiana Insegnanti di
Geografia possono costituire un’opportunità per un dibattito non solo
approfondito (nel passato molto l’AIIG si è prodigata in questa azione), ma
anche aperto e soprattutto diffuso.
La
prima desolante riflessione relativa agli esiti negativi manifestati dal
Rapporto riguarda la mancanza di passi avanti rispetto a situazioni lontane
nel tempo, che contrasta con gli indubbi progressi scientifici e
metodologici della Geografia, anche nel campo didattico. Sembra che nulla
sia mutato da quando, addirittura nel 1896, Arcangelo Ghisleri (positivista
seguace di Carlo Cattaneo) affermava quello che continuiamo a ribadire
instancabilmente: “È necessario ripetere che la Geografia come oggi è
intesa, non è più quella filastrocca di nomi che si insegnava nelle scuole
di un mezzo secolo addietro; ma è una delle scienze più complesse e più
utili… In realtà essi [gli studenti] vengono traditi, perocché, in luogo
della geografia, maestri e libri di testo non danno che nomi aridi… La noia
e la ripugnanza negli allievi sono dunque più che legittime… Altri
continenti esistono, altri popoli si agitano, altre forme di civiltà si
evolvono, con le quali anche l’Italia ha rapporti vitali, e di cui non è più
lecito senza vergogna rimanere ignoranti”.
Se alla
fine dell’Ottocento Ghisleri evidenziava l’importanza pratica della
Geografia per comprendere il mondo, cosa si dovrebbe dire oggi di fronte
alle sfide della globalizzazione che ci coinvolgono tutti direttamente?
Lo
stesso Ghisleri segnalava la “deplorevole ignoranza di giornalisti, di
uomini di Stato e di persone di ogni ceto in fatto di geografia in generale
e di quella di casa nostra in particolare”. Oggi ci sono affermati
giornalisti, come Paolo Garimberti, che riconoscono di aver dovuto fare i
conti, anche se in ritardo, con la nostra disciplina per completare e
arricchire la propria indubbia professionalità: “Confesso di aver mal
studiato la geografia a scuola. Forse per colpa degli insegnanti, che non
hanno saputo appassionarmi. Certamente per colpa mia, perché la consideravo
materia secondaria, che poco o nulla mi sarebbe servita in futuro. Confesso
egualmente di essermi più volte pentito per la mia negligenza giovanile.
Specie quando ho cominciato a occuparmi di politica internazionale e ho
dovuto fare spesso corsi di autoaggiornamento rapido” (vedi
l'articolo su republica.it).
Dunque,
dobbiamo aspettare che i nostri allievi si rendano conto “da grandi” di aver
“bisogno” della Geografia?
Ai
vertici dell’AIIG (e non solo) ci stiamo impegnando al massimo perché la
Riforma degli ordinamenti scolastici in Italia giunga a compimento,
includendo la scuola secondaria superiore e prevedendo al suo interno un
serio curricolo di Geografia.
Altro
nostro fronte avanzato è proprio questo sito, che si arricchisce giorno per
giorno di proposte didattiche e di strumenti e sussidi utili a insegnanti e
alunni: diamoci tutti da fare per diffonderne l’esistenza nelle scuole e
nelle università.
Il
cambiamento nella concezione della Geografia scolastica, da materia noiosa e
mnemonica a materia indispensabile per comprendere il mondo e saper
partecipare consapevolmente ai processi gestionali, sembra richiedere i
tempi lunghi dei cambiamenti di mentalità. È urgente accorciare tali tempi.
È necessario agire subito, tutti, per arginare, anche attraverso un corretto
e coinvolgente studio della Geografia, le previsioni poco rosee per il
futuro del Pianeta.
Gino De Vecchis
(Presidente Nazionale AIIG - Università La Sapienza di Roma)