IL VERO GEOGRAFO E' L'INSEGNANTE
Pubblichiamo il discorso pronunciato dal Prof.
Giuseppe Dematteis durante la premiazione a
Socio d'Onore dell'AIIG durante il Convegno Nazionale di Potenza.
Dopo
più di quarant’anni di iscrizione all’AIIG, il riconoscimento tributatomi mi
è particolarmente gradito. Anzitutto perché mi conferma di esser stato
fedele all’eredità culturale di due valorosi geografi che sono stati tra i
fondatori della nostra Associazione e che considero miei Maestri: Dino
Gribaudi e Aldo Sestini. Da entrambi
ho
imparato che chi fa ricerca ha molto da guadagnare dalle molteplici attività
dell’AIIG, perché esse abbracciano l’intero orizzonte della geografia:
quello
che il ricercatore rischia di perdere di vista quando si dedica ad
approfondire singoli problemi tematici o regionali. Chi insegna geografia
nei vari ordini di scuola – dalle elementari alle medie superiori – ne ha
invece, per necessità di mestiere, una visione completa: dalla geografia
astronomica a quella politica, dalle regioni italiane al mondo intero. E’
questo certamente un tour de force di cui gli insegnanti avvertono
forse il peso. La “materia” è tanta e non sempre è leggera e piacevole come
si vorrebbe insegnarla, perché per renderla tale occorrerebbe scendere nei
particolari, sviluppare esempi concreti, leggere i racconti dei viaggiatori,
andare sul terreno e così via: tutte cose che si possono fare solo ogni
tanto, nei limiti del programma e dell’orario scolastico.
Come
insegnante universitario, libero dall’obbligo di fare ogni anno il giro del
mondo sui manuali scolastici, non ho tutte le carte in regola per dirlo, ma
penso che questo possa anche essere un esercizio appassionante. Non per
niente vi ci sono cimentati molti di quelli che consideriamo i padri
fondatori della geografia fin dall’antichità (ad esempio Strabone) e poi
nell’età moderna (Varenio, Botero), fin al Cosmos di Humboldt, alla
Erdkunde di Ritter, alla Géographie Universelle di Vidal de La
Blache. Io stesso sono stato affascinato da un’impresa del genere, anche se
in formato molto ridotto, quando ho accettato di coordinare un gruppo di
autori di libri di testo per le scuole medie. E questo esercizio lo trovo
piacevole, oltre che utile per mantenere, come ho detto prima, una visione
ampia della nostra disciplina.
Vorrei
tornare brevemente su questo punto.
Più
il geografo si specializza e più rischia fare quello che i veri specialisti
– geologi, demografi, economisti, sociologi ecc – possono e sanno fare
meglio di lui. Chiudendosi in un singolo settore o in un singolo ambito
regionale il geografo abdica al suo compito che è quello di connettere
tutto ciò che gli altri studiano separatamente, si allontana cioè dal motivo
d’essere, dall’essenza della nostra disciplina.
A noi,
come geografi, è chiesto di connettere sia “orizzontalmente” gli svariati
fenomeni che concorrono a caratterizzare gli spazi terrestri, sia
“verticalmente” questi stessi spazi alle diverse scale.
Il
bravo geografo è quello che sa farci vedere al tempo stesso il tessuto delle
relazioni di prossimità che formano i luoghi e la rete dei flussi di
materia, energia, idee, persone, merci, denaro ecc. che li modella
continuamente, mettendoli in relazione con le scale geografiche superiori,
fin a quella globale.
Le
escursioni previste per i prossimi giorni offriranno un bell’esempio di
questo duplice esercizio connettivo. Il petrolio della Val d’Agri è
certamente un fatto locale, come lo sono i vigneti del Vùlture, la Fiat di
Melfi, le colture specializzate di Metaponto, i Sassi di Matera e il
paesaggio del Pollino. La valorizzazione di queste ed altre risorse locali è
ciò che ha cambiato il volto fisico e umano della Basilicata, rispetto a
quello che esso offriva ai tempi di Franceso Saverio Nitti, di Carlo Levi e
di Rocco Scotellaro, o anche solo negli anni in cui di Bernard Kayser
svolse quegli studi che tra poco verranno ricordati. Opere idrauliche e
forestali, case, campi, strade, fabbriche, negozi ecc. ci mostrano un
contesto che deriva da queste relazioni locali. Ma la Val d’Agri non sarebbe
la risorsa che è senza la Total, una multinazionale che opera a scala
globale e lo stesso discorso vale per la Fiat di Melfi. A tutte le scale ha
operato poi la rete delle istituzioni pubbliche: da quella globale che con
l’Unesco ha contribuito al recupero dei Sassi di Matera, a quella dell’
Unione europea che ha messo a disposizione i miliardi di euro dei fondi
strutturali, a quella nazionale con la Cassa per il Mezzogiorno e poi con i
Progetti integrati territoriali, a quella Regionale con i Programmi
operativi.
Come si
vede da questi esempi, fare la geografia di singoli luoghi e regioni
significa vederli nelle relazioni che, a varie scale, li connettono con i
più diversi luoghi, regioni e paesi della Terra.
E’
vero geografo solo chi ha una visione complessiva del pianeta nelle sue
diverse articolazioni ambientali e territoriali. Per questo insegnare
geografia – tutta la geografia – è un compito importante.
E per
questo rinnovo la mia gratitudine all’Associazione Italiana degli Insegnati
di Geografia.