Associazione Italiana Insegnanti Geografia

Società di cultura del territorio

“Associazione di protezione ambientale riconosciuta ai sensi dell'art. 13 legge n. 349/86”

Membro European Standing Conference of Geography Teachers

Associazione accreditata alla formazione del personale docente dal Ministero dell'Istruzione

Presidente: Gino De Vecchis

 

 
 

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UFFICIO STAMPA: ANDREA CURTI
            Seminario di studi  “Storia e Cittadinanza” - Torino Venaria Reale 12-14 Marzo 2008

 Le Indicazioni Nazionali del settembre 2007 hanno collocato la geografia e la storia nella comune area storico geografica. La relazione tra le due discipline è quindi destinata a diventare più stretta e per questo è necessario un periodo di ricerche e sperimentazioni didattiche.
Il contributo  della Prof.ssa Di Palma, che ha moderato il forum sull'area geo storico sociale nel recente convegno "Storia e Cittadinanza", delinea i principali temi su cui confrontarsi e produrre nuova conoscenza.

 

 

“L’AREA GEO – STORICO – SOCIALE”

 

Relatori: Prof.ssa Caterina Simonetta – Università degli Studi di Torino ; M.o Arturo Ghinelli – 3° Circolo di Modena; Prof. Fulvio Salimbeni – Università degli Studi di Udine; Prof. Angelo Torre, Università degli Studi del Piemonte Orientale.

di  Maria Teresa di Palma (SILSIS Pavia)

                    

Il nostro Forum doveva occuparsi dell’integrazione tra storia, geografia e studi sociali nel curriculum del primo ciclo d’istruzione. Com’è cominciato? Significativamente è iniziato in due aule diverse: “Monviso” e “Monginevro”, così abbiamo dovuto affrontare il problema dell’unificazione, che è riuscita grazie alla disponibilità di coloro che stavano sul Monviso – dove stavano bene, tutti seduti attorno a un bel tavolo ovale: decisamente un’ottima collocazione per un dialogo – a spostarsi e confluire sul Monginevro dove ci sarebbe stato posto per tutti. Vi dico subito com’è finita, quali sono state le conclusioni, che espongo così come abbiamo concordato tutti insieme:

Interdisciplinarietà non come somma delle diverse materie, ma come condivisione e come presa di coscienza di interconnessioni problematiche: è questo l’unico modo per evitare rapporti non paritari, come d’altronde accade nella ricerca in cui non è più possibile che uno studioso da solo o facendo appello solo ai saperi della propria disciplina possa giungere a risultati esaurienti. Non è più il tempo in cui una disciplina si può dire “ancella” dell’altra: se c’è – come scriveva nel 1973 Lucio Gambi - una geografia per la storia, molti storici nel frattempo hanno scritto tante storie per la geografia.

Lavorare per problemi: posto un problema significativo ciò che conta è il lavoro di squadra. La connessione tra storia e geografia può avvenire anche se a insegnarle sono persone diverse. Quello che conta è la progettazione, che così può essere allargata anche agli altri componenti del consiglio di classe, superando la scellerata separazione gentiliana tra  “sapere umanistico” e “sapere scientifico”;

“Il territorio come aula”: sia inteso nel senso di portare le esigenze del territorio a scuola sia di fare uscire i ragazzi sul territorio. Lavorare sulla realtà locale non significa fare del localismo, ma far emergere dallo studio e dall’analisi dei fenomeni e dei processi locali le connessioni con fenomeni e processi più generali, utilizzando la transcalarità come strumento di comprensione, di analisi, di pluralità di approccio per attivare l’abitudine a porsi anche da un punto di vista “altro”;

La geografia anche come strumento di riflessione sulla percezione del paesaggio – così come definito dalla Convezione Europea sul paesaggio;

La storia anche come chiave di comprensione del territorio, delle sue partizioni e della loro genesi, delle partizioni tra coloro che lo vivono;

Centralità del rapporto territorio – risorse, anche se resta da definire il significato di “risorsa” (non solo quelle materiali);

Una didattica del patrimonio culturale connessa al sentimento del paesaggio e una didattica della ‘visualità’ attiva, nella quale cioè non solo si utilizzino i film per un discorso sulla storia, ma si facciano film insieme ai ragazzi per documentare o per ricostruire situazioni storiche;

Uno sforzo di ri-concettualizzazione  non solo temporale, ma anche spaziale, tenendo conto cioè dei mutamenti che oggi investono entrambe le categorie.

Restano aperti moltissimi problemi, tra i quali il più urgente è capire “chi” debba prendere queste  decisioni: se le nuove indicazioni nazionali si delineano come un framework che lascia autonomia alle scuole, come fare per evitare che l’autonomia si trasformi in separazione? In questo ci è venuta in aiuto una buona pratica, quella che ha raccontato il Maestro Ghinelli di Modena, dove gruppi di insegnati di tutte le scuole, elementari e medie, della città hanno superato i confini, si sono venuti incontro, o meglio si sono messi al lavoro insieme, e hanno formulato un curricolo verticale proprio a partire dalle occasioni che il territorio - urbano e non solo - forniva: tale curricolo, per chi volesse andarlo a vedere è sul sito dell’IRRE Emilia Romagna (www.storiairreer.it ).

Soprattutto è stato importante ciò che nel nostro forum è successo in mezzo, tra l’inizio e la fine: il come si è svolto. Intanto si è potuto svolgere in questo modo anche perché non era molto numeroso, circa 25 persone vi hanno preso parte: prendere parte vuole dire che tutti hanno preso la parola, vuole dire che quelle tre persone che sono uscite prima, avevano detto prima ancora di cominciare che non avrebbero potuto rimanere fino alla fine, che tutti insieme abbiamo steso questa relazione, punto per punto. Tra gli argomenti e i problemi solo sfiorati (perché il tempo è quello che è): i modi in cui si sono costruite e tutt’oggi si costruiscono cittadinanze, la produzione dei luoghi, la conoscenza interattiva dell’ambiente attraverso le uscite sul territorio, la crescente difficoltà di spazializzazione rilevata nei ragazzi, il problema della motivazione dei discenti (siano essi ragazzi o insegnanti), le modalità dell’aggiornamento dei docenti per evitarne la distanza dalla pratica quotidiana, come affrontare temi di geopolitica, quale “rete concettuale a maglie larghe” costruire e sulla quale tessere le singole conoscenze, come valutare delle competenze, in che modo superare il rischio che ognuno faccia ciò che vuole, ma anche le diverse “impostazioni epistemiche” degli storici (il dibattito tra il Prof. Pombeni e il Prof. Cardini). In estrema sintesi.

E’ stato un momento di costruzione di cittadinanza. Perché la cittadinanza non è data, ma nasce, si costruisce e conquista, ma può anche morire. Perché così come l’interdisciplinarità è qualcosa di più della semplice somma delle singole discipline, così nel nostro lavoro c’è qualcosa che va oltre ciò che viene detto: che è la voglia di dirlo, la voglia di ascoltare, la voglia di lavorare insieme, la voglia di essere soggetti, la voglia di costruire insieme. In poche parole la voglia di cittadinanza senza la quale non si può costruire educazione alla cittadinanza. Allora, quando pensiamo alla formazione degli insegnanti, vanno bene le piattaforme interattive, ma teniamo conto che non bastano, se il nostro fine è arrivare a costruire qualcosa insieme: per quello ci va il rapporto diretto, da persona a persona.

Un ultimo problema resta aperto: come andare avanti nelle scuole e nel lavoro quotidiano con i docenti? Che fine – se fine deve avere - farà quanto abbiamo costruito in questi giorni? Grazie.

 

 
 
 
 

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