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Risalendo la Dora Baltea:
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La chiusa di
Bard, all’ingresso del bacino montano della Dora Baltea, ha da
sempre costituito un punto obbligato del traffico e quindi un
punto di servizi e di controlli
Il sito presenta testimonianze
di presenza umana fin dal neolitico ( incisioni rupestri ).
Numerose e interessanti sono le
tracce dell’ antica strada romana delle Gallie che passava
nella sella occidente della Rocca ove sorge l’antico borgo
di Bard.
L’epoca feudale ha lasciato le
tracce più significative. Nel 575 Bard divenne il confine fra
le zone di influenza Longobarda – a valle della chiusa- e
Burgundica , a monte di essa. Da allora , per più di un
millennio la chiusa segnò i limiti territoriali del Ducato di
Aosta.
Un documento del 1034 attesta che
allora sulla Rocca si ergeva “un inespugnabile castello”
di cui era titolare la potente famiglia dei Signori di Bard .
L’importanza strategica del sito
non sfuggì ai Conti di Savoia che nel 1242 lo posero sotto il
proprio diretto controllo. Il castello fu poi trasformato in
fortezza. Nel 1800 essa fu distrutta da Napoleone e venne
ricostruita fra il 1830 e il 1838 secondo le più avanzate
regole della architettura militare dell’ epoca.
Cessata ormai da tanto tempo la
sua funzione militare la fortezza è stata recentemente
trasformata in una struttura a prevalente carattere museale.
Nelle sue storiche aule, nel prossimo agosto si svolgeranno
parte dei lavori del 52° Convegno Nazionale dell’ A.I.I.G.
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A monte della
chiusa di Bard la valle della Dora si apre nell’ ampia conca
che accoglie gli antichi centri di Arnad, di Issogne e di
Verres su cui vegliano i turriti castelli fatti innalzare nei
secoli XIII e XIV dal Signori di Challant. In essa sbocca la
valle del Torrente Evançon , in passato percorsa da una
frequentata via commerciale che, attraverso l’altissimo passo
di San Teodulo ( m 3300) univa la pianura Padana alla valle
dell’ alto Rodano |
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Al di là della lunga ed aspra
forra di Monjovet che chiude la conca di Verres, la valle della
Dora Baltea assume direzione occidentale aprendosi in una serie
di luminosi bacini fittamente popolati . La fotografia
inquadra sul fondovalle largo e piatto le cittadine di
Saint-Vincent e di Chatillon. La prima , praticamente sorta nel
XIX secolo attorno alla sorgente termale, ha il tipico
aspetto del centro turistico a carattere balneare e
congressuale: nel prossimo agosto sarà sede di parte dei lavori
del 52° Congresso Nazionale dell’ A.I.I.G.
La seconda , assai o più
antica, controlla lo sbocco della Valtournenche, la valle del
Monte Cervino.
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Poco più di una
ventina di chilometri a monte di St.Vincent , nell’ ampia conca
formata dalla confluenza della valle del Buthier in quella
della Dora, sorge la bimillenaria città di Aosta , ove le vie
che salgono dalla pianura Padana si rannodano a quelle che
attraverso gli alti valichi portano alla valle del Rodano e a
quella dell’ Isère. |
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La foto mostra
l’impianto urbanistico della città di Aosta, l’antica
Augusta Praetoria che anche attualmente è impostato sul
crocevia romano del Cardo e del Decumano. I monumentali resti
della cinta muraria, delle porte Pretorie e del Teatro hanno
duemila anni di storia e testimoniano l’importanza e lo
splendore che la città ebbe per circa 500 anni durante l’età
romana |
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Aosta visse un
altro periodo di splendore durante il basso medioevo. Molto
numerose sono le testimonianze medioevali ma la più pregevole è
certamente l’insieme romanico della Chiesa, del Chiostro e del
Priorato di Sant’Orso su cui domina l’imponente Campanile
costruito nel XII secolo |
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Attorno alla città e in tutta la
media valle della Dora Baltea prospera la frutticoltura; in
primavera , mentre ancora la neve copre le alte montagne
circostanti, mandorli, peschi ciliegi e meli offrono lo
splendido spettacolo delle delicate fioriture bianche e
rosate.
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Sull’alto fianco
vallivo che domina da Nord la città di Aosta, all’altitudine
compresa fra 1600 e i 2000 metri si apre l’ampia conca di Pilaz,
oggi divenuta comprensorio sciistico di larga fama. Da Pila
l’orizzonte abbraccia panorami amplissimi : ecco come da lassù
appaiono il Cervino e il Monte Rosa che , in linea d’aria
distano più di 50 Km. |
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I grandi
versanti che inquadrano la valle della Dora ad una altitudine
compresa fra i 1000 e i 1500 metri danno luogo a terrazzi
orografici sedi di villaggi agricoli un tempo assai popolosi
Ecco l’agile campanile di Saint –Nicolas che si affaccia ai
margini del dirupato fianco vallivo |
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Da
Saint-Nicolas si domina il profondo e largo solco della Dora
Baltea nel tratto in cui ad esso confluiscono le valli delle
Alpi Graie. La foto mostra la profonda gola di raccordo della
Valsavarenche su cui si erge, fino a sfiorare i 4000 metri, il
monte che il Carducci cantò come “
L’ardua Grivola bella “ |
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