Dove va la
scuola? Una situazione preoccupante
La riforma scolastica in corso,
con molte parti ancora da decidere o da chiarire, preoccupa i docenti e le
associazioni, sia per gli effetti occupazionali, sia per i possibili
cambiamenti nell’organizzazione didattica e negli spazi delle discipline.
Per informare i nostri soci sulla situazione, presentiamo un breve resoconto
commentato da Emilia Degennaro (Consigliere Nazionale AIIG e supervisore
SIS) che fa il punto sulla situazione dopo la giornata sulla scuola promossa
a metà settembre 2008 dal quotidiano Il Sole 24 Ore.
1. Il
ministro ha detto della necessità di rivedere le modalità della formazione
iniziale dei docenti ed ha affermato che questo è compito del Parlamento.
E' sempre
compito del Parlamento fare una riforma, promulgare una legge. Io penso che
le riforme per decreto non siano una buona cosa! vedi "gli esami di
riparazione"
2.
L'orientamento post SSIS è di ridurre il percorso da 2 anni a 1 anno con una
forte incentivazione dell'attività condotta a scuola in forma di
"praticantato". Dopo di che, il concorso.
I
supervisori SSIS Lazio hanno fatto un convegno Roma con gli interventi dei
colleghi inglesi, francesi e olandesi e i loro modelli di costruire e
gestire il tirocinio sono di questo tipo: un anno di formazione-lavoro con
la supervisione dell'università' e della scuola.
Il
modello inglese, soprattutto, mi pare interessante. Ne ho sentito parlare a
Roma (Manchester) a Venezia (Bristol) e a Udine (Oxford). Ogni università fa
il suo tirocinio: gli specializzandi hanno dei compiti da svolgere e
contemporaneamente fanno lezione a scuola. La valutazione è congiunta,
scuola e università. Il problema del ministro però sono i costi. Per lei e
per il governo è piu' economico scaricare sull'autonomia delle scuole questa
parte di formazione. Ancora, l'Europa dovrebbe venirci incontro:
l'equipollenza dei titoli potrebbe essere un'ancora di salvezza per evitare
che il tirocinio praticantato non diventi un anno di prova come succede
adesso. Il problema e' di fare in modo che il tirocinio della nuova
formazione degli insegnanti non si confonda per ragioni di bilancio con
l'anno di prova e la valutazione che si fa adesso. Alcuni
azzeccagarbugli politici o ministeriali sono bravi a far passare l'anno di
prova per praticantato.
3 . Maggiore flessibilità di accesso alle cattedre con l'accorpamento
delle classi di concorso.
Qui,
sinceramente, bisognerà capire bene cosa desiderano fare. Mi pare però che
la riformulazione della percorso per la formazione iniziale abbia dirette
implicazioni anche con questo.
Da tempo,
dai primi anni della SSIS, sento parlare di riordino delle classi di
concorso in due contesti: la riforma universitaria collegata alla formazione
iniziale degli insegnanti, la creazione di maxiambiti disciplinari per avere
piu' flessibilità di personale. Il primo e' un problema dell'università' e
dei crediti disciplinari e di posti di lavoro all'università' per chi farà i
corsi per gli insegnanti, il secondo e' un problema di organizzazione e
gestione del personale. Ci sono esuberi in certe graduatorie e mancanza di
insegnanti in altre. Allargare le possibilità d'insegnamento di una
graduatoria consente maggior mobilità del personale. Un biologo in esubero
alla scuola media può andare ad insegnare matematica al liceo scientifico o
elettronica all'ITIS, previo mini corso di riconversione. Sono cose note e
praticate piu' volte in passato: corsi di riconversione prima nel 93 e corsi
speciali l'anno scorso e due anni fa
4. Si riprenderanno le direttive della legge 53 a proposito della
creazione dei licei.
In
mezzo alla riforma Moratti, questo pareva uno dei pochi punti buoni. Io
penso che i percorsi di formazione iniziale guarderanno anche alla
creazione/rivisitazione di nuove cattedre/classi di concorso (penso, ad
esempio, al liceo musicale e coreutico, prospettiva ancora inedita per il
nostro paese).
5. Si
andrà verso un superamento degli equilibri tra organici di diritto e
organici di fatto con la definizione, invece, di organici "standard"
o "funzionali".
Non è
troppo chiaro: L'idea di avere organici "standard" un poco mi mette in
apprensione, poiché ci leggo una sorta di rigidità preordinata. Se invece il
significato di organico "funzionale" è quello al quale si faceva riferimento
con la legge sull'autonomia, allora potrebbe essere prospettiva per certi
versi migliorativa.